Un documentario uscito quasi dieci anni fa è tornato improvvisamente al centro del dibattito politico a Hong Kong. Si chiama: “Joshua: Teenager vs. Superpower” ed è dedicato all’attivista pro-democrazia Joshua Wong; ad oggi risalito fino al primo posto tra i film più visti su Netflix nella città. Un successo arrivato proprio mentre le autorità stanno valutando possibili “azioni di follow-up” sul contenuto, dopo le accuse lanciate dalla stampa vicina a Pechino.
Il documentario, diretto da Joe Piscatella e distribuito da Netflix nel 2017, segue Wong dagli anni di Scholarism fino al Movimento degli ombrelli del 2014, passando per le proteste contro l’introduzione dell’educazione nazionale nelle scuole di Hong Kong. Il film vinse il World Cinema Audience Award nella categoria documentari al Sundance Film Festival.
Joshua Wong, perché Hong Kong valuta azioni contro il documentario
A riaccendere il caso è stato il Wen Wei Po, quotidiano filogovernativo di Hong Kong, che il 14 settembre ha pubblicato un lungo articolo contro la permanenza del documentario nel catalogo locale di Netflix. Secondo il giornale, il film “abbellirebbe” le azioni di Wong e conterrebbe una narrazione potenzialmente incompatibile con le norme sulla sicurezza nazionale. Alcuni esponenti politici citati dal quotidiano hanno chiesto che il contenuto venga rimosso dalla piattaforma.
Interpellato sulla vicenda, il Security Bureau di Hong Kong ha ricordato che tutti i video trasmessi nella città devono rispettare la normativa locale, compresa la National Security Law introdotta nel 2020 e la successiva Safeguarding National Security Ordinance. “Se viene individuato un qualsiasi atto sospettato di essere illegale, le forze dell’ordine agiranno in conformità con la legge”, ha fatto sapere il dipartimento, precisando che il governo sta intraprendendo “azioni di follow-up” sul video segnalato.
Non è stato però chiarito quali possano essere concretamente queste azioni, né se il governo intenda chiedere a Netflix di rimuovere il documentario. Resta inoltre aperta la questione dell’applicazione delle norme sulla sicurezza nazionale a un’opera realizzata e distribuita tre anni prima dell’entrata in vigore della legge del 2020.
Il caso ha fatto risalire il film nelle classifiche Netflix
Le critiche sembrano aver prodotto, almeno sul piano della visibilità, l’effetto opposto. Dopo l’articolo del Wen Wei Po, il documentario è entrato rapidamente nella Top 10 di Netflix a Hong Kong e il 17 settembre ha raggiunto il primo posto tra i film più visti, posizione mantenuta anche nei giorni successivi. Il 22 settembre risultava ancora secondo nella classifica giornaliera, dietro A Minecraft Movie.
Il caso arriva inoltre poche settimane dopo una nuova svolta giudiziaria per Wong. Il 2 settembre il 29enne si è dichiarato colpevole di cospirazione per collusione con entità straniere, un reato previsto dalla legge sulla sicurezza nazionale che può comportare, nei casi più gravi, l’ergastolo. Wong si trova già in carcere per una precedente condanna a quattro anni e otto mesi legata alle primarie non ufficiali dell’opposizione del 2020. La sentenza sul nuovo procedimento non è ancora stata fissata.
Quasi dieci anni dopo la sua uscita, quindi, il documentario su Joshua Wong è tornato a occupare uno spazio che sembrava ormai appartenere al passato. Questa volta, però, al centro della vicenda non c’è soltanto ciò che racconta il film, ma anche fino a che punto le nuove norme sulla sicurezza nazionale possano incidere sui contenuti disponibili sulle piattaforme internazionali a Hong Kong.
