Sarebbe maturato all’interno di una relazione definita “profondamente conflittuale” il dramma avvenuto in via Domodossola, nel quartiere Parella di Torino, dove una donna di 39 anni, Maria Mihaela Belecciu, ha ucciso la figlia di 13 anni, Isabella Cojorariu, per poi togliersi la vita. A tracciare il contesto emotivo e familiare è l’avvocato Maurizio Punturieri, che assiste i parenti della donna e che parla di una situazione segnata da forti tensioni e fragilità.
Le tensioni familiari e la fine della relazione
Secondo quanto ricostruito dal legale, alla base del gesto ci sarebbero state frizioni rilevanti legate alla separazione dal marito. La coppia, che viveva a Torino da oltre vent’anni, si sarebbe separata alcuni mesi fa, con l’uomo trasferitosi successivamente in Svizzera. Alla rottura si sarebbero aggiunte anche difficoltà economiche legate alla cessazione di un’attività condivisa, elementi che avrebbero contribuito ad aggravare il quadro personale della donna.
L’avvocato sottolinea come la situazione fosse già nota ai familiari, che in più occasioni avrebbero segnalato la necessità di un intervento esterno per aiutare la donna a gestire un clima ormai diventato insostenibile.
Il percorso di aiuto mancato
Dopo la separazione, la 39enne avrebbe attraversato una fase di forte depressione. Sempre secondo il racconto del legale, si sarebbe rivolta prima a un consultorio e successivamente avrebbe chiesto un supporto all’Asl, senza però ottenere tempi rapidi di presa in carico. L’appuntamento le sarebbe stato fissato per il mese di settembre, una distanza temporale che ora, nell’ottica della famiglia, diventa un elemento su cui chiedere ulteriori approfondimenti.
Il legale ha già sollevato la questione con la procura che coordina l’inchiesta, sottolineando la necessità di verificare il percorso di assistenza sanitaria seguito dalla donna nei mesi precedenti alla tragedia.
Le verifiche sul telefono
Nel corso delle indagini, particolare attenzione viene riservata anche al cellulare della donna, sequestrato dalla polizia per l’analisi forense. Gli inquirenti stanno infatti esaminando i contenuti del dispositivo per ricostruire eventuali segnali di disagio o elementi utili a chiarire le dinamiche che hanno preceduto l’omicidio-suicidio.
Secondo l’avvocato, nei giorni antecedenti al gesto la situazione tra la donna e l’ex marito sarebbe stata caratterizzata da frequenti litigi, motivo per cui i messaggi presenti sul telefono potrebbero risultare decisivi per comprendere meglio il contesto.
Un passato segnato da fragilità
Nelle dichiarazioni del legale emerge anche un ulteriore elemento: secondo quanto riferito dai familiari, Maria Mihaela Belecciu avrebbe già tentato il suicidio in passato. Un dettaglio che, se confermato, contribuirebbe a delineare un quadro di fragilità psicologica preesistente.
L’avvocato Punturieri sottolinea che l’obiettivo non è quello di individuare responsabilità a tutti i costi, ma piuttosto comprendere quanto accaduto per evitare che situazioni simili possano ripetersi. In questa prospettiva, richiama anche il ruolo delle istituzioni sanitarie e dei percorsi di supporto psicologico, ritenuti fondamentali per intercettare situazioni di forte disagio prima che possano degenerare.
