21 giugno 2026 – Dal balcone del municio di Sabadell, il portiere Diego Fuoli ha lanciato un coro contro il presidente del governo Pedro Sánchez. Il 28enne ha preso il microfono e ha invitato la folla a rispondere: “Lancio un’espressione e voi rispondete con quello che vi viene: Pedro Sánchez…”. Gran parte dei presenti ha completato la frase con l’insulto “hijo de puta”.
Me declaro FAN INCONDICIONAL del portero del Sabadell pic.twitter.com/RcdPcqSI4B
— 🇪🇸 ☆ 𝐏𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐭𝐨𝐧(A) ☆ 🇪🇸 (@progrestonnnA) June 21, 2026
L’evento si è verificato nell’ambito dei festeggiamenti per la promozione del CE Sabadell in Segunda División dopo il 4-0 contro lo Zamora giocato alla Nova Creu Alta; la squadra ha sfilato su un bus scoperto fino al Municipio, dove è stata accolta dalla sindaca Marta Farrés e da assessori comunali. Dal balcone del Municipio, Fuoli ha pronunciato la battuta che ha innescato il coro, avvenuto alla presenza della sindaca, esponente del PSC, il partito di Pedro Sánchez.
“Questo è quello che succede quando dai soldi a uno stupido”
A scaldare ulteriormente il clima è intervenuto Óscar Puente, ministro dei Trasporti e tra gli uomini più vicini a Sánchez. Sul suo profilo X, Puente ha attaccato direttamente il portiere, definendolo “tonto” e “facha” (fascista). Per colpire Fuoli, il ministro ha recuperato una celebre frase dell’attore e attivista Pepe Rubianes, scomparso nel 2009: “Questo è quello che succede quando dai soldi a uno stupido. Che subito gli esce il fascista”. Un attacco che ha alimentato la polemica, anche perché in molti hanno fatto notare che Fuoli, in senso stretto, non ha mai pronunciato lui stesso l’insulto: si è limitato a innescare il coro, lasciando ai tifosi il compito di completarlo.
Vista la portata della polemica, il Sabadell ha preso le distanze con un comunicato ufficiale. Il club ha definito “espressioni improprie” quelle rivolte contro il presidente del governo, sottolineando che “non rappresentano i valori né lo spirito” della società. La nota descrive il Sabadell come un club “plurale e aperto”, parte di “una città diversa e integratrice”, e ricorda che l’euforia del momento non può far perdere di vista “i principi di rispetto e convivenza” che devono caratterizzare ogni atto pubblico, soprattutto di carattere istituzionale.
Interviene Fuoli: “Mi sono lasciato andare un po’ troppo”
Il giorno successivo Fuoli ha chiesto scusa attraverso i social. “Mi rivolgo a chiunque si sia potuto sentire offeso da quanto accaduto ieri nella celebrazione della promozione, per offrire le mie scuse”, ha scritto il portiere in un post attribuito ai suoi profili.
Nel messaggio Fuoli ha ammesso di essersi lasciato trasportare e ha definito l’accaduto “frutto dell’euforia del momento”. “Mi sono lasciato andare troppo, e quella che sul momento mi è sembrata una battuta senza cattiveria si è trasformata in una palla gigante”, ha aggiunto, estendendo le scuse al club e ai compagni “per aver offuscato con questa sciocchezza la celebrazione di una stagione storica”. Il comunicato del Sabadell e il post di Fuoli hanno cercato di contenere la polemica; le reazioni istituzionali e politiche si sono susseguite nelle ore successive e l’episodio è finito sui media nazionali.
I cori contro Sànchez, i casi precedenti
Quanto accaduto a Sabadell non è un caso isolato. Lo slogan contro il presidente del governo è diventato negli ultimi mesi una presenza ricorrente in eventi pubblici di ogni tipo in tutta la Spagna. Nel settembre 2025, alle feste patronali di Cintruénigo, in Navarra, un nutrito gruppo di giovani aveva intonato lo stesso coro; e poche settimane prima era successo lo stesso a Tudela, dove migliaia di persone avevano gridato gli identici slogan nella piazza principale. Il fenomeno ha toccato anche l’intrattenimento: nel gennaio 2026, durante gli Army Awards al Madrid Arena buona parte del pubblico aveva intonato in massa il coro contro Sánchez. Dietro la diffusione di questi cori – oltre alle posizioni politiche – c’è anche il clima di tensione legato agli scandali di corruzione che da oltre un anno scuotono il governo Sánchez.
Il caso Koldo/Cerdán ruota attorno a presunti appalti pubblici truccati e contratti irregolari, e ha colpito alcuni degli uomini più vicini al presidente, con inchieste che lambiscono anche il suo entourage familiare. Lo stesso Sánchez ha ammesso davanti al Congresso di aver pensato a dimettersi dopo lo scoppio dello scandalo, lanciando poi un piano statale di misure contro la corruzione.
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