19 giugno 2026 – Per il 2026, il Ministero dell’Istruzione ha deciso di puntare su Marco Fabio Quintiliano. La versione di latino aveva come traccia un passo dall’“Institutio oratoria”, un’opera che parla di formazione e pedagogia. Alle 8.30, gli studenti si sono seduti con quattro ore davanti per tradurre e commentare un brano che celebra la musica come strumento fondamentale nell’arte dell’oratore.
Chi era Quintiliano, la traccia della versione di latino
Marco Fabio Quintiliano nacque intorno al 35 d.C. in Spagna e si trasferì presto a Roma, dove studiò retorica con grandi maestri come Remmio Palemone e Domizio Afro. Fece carriera come avvocato e soprattutto come insegnante: tanto che l’imperatore Vespasiano gli affidò la prima cattedra pubblica di eloquenza, con un compenso generoso. Tra i suoi allievi ci furono nomi importanti come Plinio il Giovane e forse anche Tacito. Quintiliano non fu solo un esperto di tecnica oratoria: la sua opera più famosa, l’“Institutio oratoria”, è un vero e proprio manuale di formazione che combina retorica, pedagogia e cultura generale, mettendo la musica tra le materie fondamentali.
Il suo progetto educativo, strutturato in dodici libri, abbraccia tutto il percorso formativo, dall’infanzia fino alla maturità culturale. Quintiliano si oppose alle punizioni fisiche, sottolineò il rispetto per le inclinazioni personali e riconobbe un ruolo decisivo alla madre nell’insegnamento della parola corretta fin dai primi anni. Al centro della sua filosofia c’è l’idea che l’oratore ideale non debba essere solo abile nel parlare, ma anche un uomo di valori e integrità: il “vir bonus dicendi peritus”, capace di esprimere una verità che nasce dalla rettitudine, non solo dalla tecnica.
La musica, strumento chiave nella formazione dell’oratore
Il brano scelto per la maturità proviene dal primo libro dell’“Institutio oratoria” e affronta un aspetto spesso trascurato nella formazione retorica: il ruolo della musica. Quintiliano richiama Platone, che nel “Timeo” e altrove sottolineava il legame tra musica e civiltà politica. La musica, con strumenti come la lira e il flauto, accompagnava la formazione di filosofi e guerrieri, e animava interi eserciti, come quello spartano. Anche gli strumenti militari romani – corni e trombe – devono molto agli elementi armonici della musica, che accendevano lo spirito combattivo e la gloria.
Secondo Quintiliano, la musica ha una funzione educativa profonda: sviluppa il senso dell’armonia, la disciplina e la forza d’animo, aiutando a sopportare le difficoltà. Il legame tra canto e lavoro di squadra, come nel caso del remo, dimostra come la musica possa coordinare sforzi fisici e psicologici, rendendo più sopportabile la fatica, sia individuale che collettiva. Non è un semplice accessorio, ma una componente essenziale per formare l’oratore “politikon”, l’uomo pubblico completo, capace di parlare con efficacia e equilibrio interiore.
Il fatto che Licurgo, il rigido legislatore spartano, approvasse l’uso della musica nella formazione dimostra quanto fosse riconosciuto il suo valore educativo anche nelle culture più severe. Per Quintiliano questa non è una teoria astratta, ma un pilastro di una pedagogia che vuole creare figure pronte a guidare con saggezza e metodo.
La maturità 2026: traduzione, analisi e riflessioni sul testo di Quintiliano
Gli studenti del liceo classico si sono misurati con un passo in latino tratto dal primo libro dell’“Institutio oratoria”. Non solo traduzione, ma anche analisi linguistica e stilistica, per capire la complessità del testo e lo stile dell’autore. Hanno poi dovuto riflettere sul valore educativo della musica secondo Quintiliano e collegare queste idee al contesto formativo di oggi. Per Quintiliano si tratta della terza apparizione alle maturità, dopo il 2013 e altre sessioni passate. La scelta del Ministero ha suscitato interesse perché valorizza un autore che vede l’educazione come un processo globale, dove parola, etica e arti si intrecciano per costruire il cittadino e l’oratore.
