Tra le tracce della prima prova della Maturità 2026 è comparso un nome forse meno familiare agli studenti rispetto a Cesare Pavese o Mario Calabresi, ma molto influente nel dibattito culturale contemporaneo: Frank Furedi. Il Ministero dell’Istruzione ha scelto un brano tratto da I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere, saggio pubblicato in Italia nel 2021 e dedicato a uno dei temi più delicati del nostro tempo: il significato dei confini.
Dietro quella traccia, però, c’è molto più di una riflessione sulle frontiere nazionali. C’è la storia di un intellettuale che ha attraversato alcune delle grandi trasformazioni politiche e culturali dell’ultimo mezzo secolo.
Dall’Ungheria del 1956 alle università britanniche
Frank Furedi nasce a Budapest nel 1947. Quando ha nove anni, la rivoluzione ungherese contro il regime filo-sovietico viene repressa dall’intervento dell’Armata Rossa. Dopo quei drammatici eventi, la sua famiglia lascia il Paese e si trasferisce in Canada.
Negli anni successivi Furedi si stabilisce nel Regno Unito, dove intraprende la carriera accademica che lo porterà a diventare professore di Sociologia all’Università del Kent e successivamente professore emerito.
L’esperienza della fuga da un Paese sottoposto al controllo sovietico viene spesso indicata come una delle chiavi per comprendere il suo pensiero. Nei suoi libri ricorrono infatti temi come la libertà individuale, il rapporto tra autorità e cittadini, la responsabilità personale e la necessità di preservare spazi di autonomia all’interno delle società democratiche.
Frank Furedi, un percorso politico fuori dagli schemi
Uno degli aspetti più interessanti della sua biografia è che Furedi non nasce come intellettuale conservatore.
Negli anni Settanta partecipa alla fondazione della Revolutionary Communist Party britannica, formazione della sinistra radicale. Con il passare del tempo, però, il suo pensiero si allontana dalle tradizionali categorie ideologiche e si concentra sempre più sulle trasformazioni culturali delle società occidentali.
Per questo oggi viene spesso considerato una figura difficile da classificare. Alcune sue posizioni vengono apprezzate da ambienti conservatori, mentre altre continuano a suscitare interesse anche in settori del mondo progressista.
Il sociologo che ha sfidato la cancel culture
Negli ultimi vent’anni Furedi è diventato uno dei protagonisti delle cosiddette culture wars, le guerre culturali che attraversano Europa e Stati Uniti.
Nei suoi libri ha criticato la cancel culture, la crescente tendenza a censurare opinioni considerate controverse e quella che definisce una “cultura della vulnerabilità”, in cui individui e istituzioni tendono a percepirsi sempre più come fragili e bisognosi di protezione.
Secondo Furedi, il rischio è che la paura del conflitto e del dissenso finisca per impoverire il dibattito pubblico e limitare la libertà di espressione. Una posizione che gli ha procurato tanto consenso quanto critiche.
Perché I confini contano è finito alla Maturità
Il libro scelto per la Maturità affronta un tema molto più ampio dell’immigrazione o della geopolitica.
Per Furedi i confini non sono soltanto linee tracciate sulle mappe. Esistono confini tra pubblico e privato, tra generazioni, tra scuola e famiglia, tra individuo e comunità. Sono elementi che permettono alle persone di orientarsi nella realtà e di costruire identità, responsabilità e senso di appartenenza.
La scelta del Ministero appare significativa proprio per questo motivo. In un’epoca segnata dalla globalizzazione, dalle migrazioni, dalle trasformazioni digitali e dai conflitti identitari, Furedi propone una riflessione che attraversa sociologia, filosofia, educazione civica e attualità.
Più che offrire risposte definitive, il sociologo invita a interrogarsi su una domanda centrale del nostro tempo: è possibile costruire una società aperta senza perdere i riferimenti che tengono unite le comunità?
È probabilmente questa la ragione che ha portato il suo pensiero tra le tracce della Maturità 2026. Non tanto per il tema dei confini in sé, quanto perché quel concetto diventa una chiave per leggere alcune delle tensioni che caratterizzano il mondo contemporaneo.
