Non si può lasciare tutto nelle mani della Corte dei conti, avrebbe detto qualcuno, spingendo per accelerare il via libera al ponte sullo Stretto di Messina. Quel progetto da 13,5 miliardi, da sempre al centro di discussioni e polemiche, ora finisce sotto la lente della procura di Roma. L’indagine cerca di capire se ci siano state pressioni indebite per influenzare i giudizi della Corte, un passaggio cruciale per far partire i lavori. Tra intercettazioni e nomi di spicco, sta emergendo una rete complessa di interessi e poteri, che la giustizia cerca ancora di districare.
L’indagine riguardo il Ponte sullo Stretto
L’indagine, in corso da mesi, parte da una verifica della procura di Catanzaro sulle possibili infiltrazioni mafiose negli appalti legati al ponte. Da lì è saltato fuori un tentativo di condizionare la Corte dei conti per ottenere il via libera alla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile .
Al centro dell’inchiesta ci sono tre indagati: Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei conti andato in pensione nel febbraio 2026 e appena dimessosi dall’incarico di presidente del Collegio dei Revisori dei Conti del Csm; Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato e dirigente della Lega, ex membro del cda della società pubblica Stretto di Messina; e Vincenzo Virgiglio, imprenditore edile calabrese e presidente di Accademia Calabria. Le accuse principali parlano di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Secondo gli investigatori, Saccomanno e Virgiglio avrebbero cercato di ottenere da Miele informazioni riservate e, con pressioni, un parere favorevole al progetto.
Il nodo della questione è la registrazione della delibera CIPESS da parte della Corte dei conti. Senza quel passaggio, la delibera non può essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale e il cantiere resta fermo. Nel 2025, la Corte ha bocciato proprio quella delibera, bloccando così i lavori. Le intercettazioni mostrano contatti tra gli indagati sia prima che dopo quel no secco. Ora gli inquirenti vogliono capire se ci sono altri nomi coinvolti.
Ponte da 13 miliardi, intrecci tra politica, affari e magistratura
L’indagine ha fatto emergere un tentativo degli indagati di costruire una rete di relazioni per superare gli ostacoli burocratici e legali. Virgiglio avrebbe convinto alcuni magistrati a partecipare a eventi pubblici – convegni, presentazioni, riunioni – dove erano presenti big dell’economia nazionale, come i vertici di Ferrovie e Autostrade. Questi incontri, definiti dagli stessi protagonisti come momenti di “convenevoli” e “chiacchiere con questo e con quello”, servivano a tessere rapporti e creare consenso.
Un dettaglio curioso riguarda la residenza di Virgiglio e Miele, entrambi nello stesso palazzo a Roma, nel quartiere Trieste. Questo avrebbe facilitato frequenti incontri informali. In cambio delle informazioni e del sostegno politico, Miele avrebbe potuto ottenere appoggi per incarichi pubblici importanti, come la presidenza di enti come Antitrust o società statali come Poste Italiane o Postepay.
Per Saccomanno, la spinta sembra legata al sostegno che la Lega ha sempre dato al progetto del ponte sullo Stretto. Resta però da capire se l’imprenditore e l’avvocato agissero per conto proprio o fossero intermediari per altri interessi. Nel quadro si inseriscono anche i rapporti con la società Stretto di Messina e il consorzio Eurolink, guidato da Webuild, chiamata a costruire l’opera.
Un passaggio chiave è il 2 ottobre 2025, quando secondo la procura Saccomanno avrebbe raccolto informazioni riservate da riferire all’amministratore delegato di Stretto di Messina, Pietro Ciucci, per poi cercare di contattare esponenti ministeriali. Ciucci ha smentito con forza ogni coinvolgimento e ha detto di non aver mai ricevuto dati dall’avvocato. Nonostante tutto, la società punta a rispettare i tempi per ripresentare la delibera al CIPESS entro giugno e tornare alla Corte dei conti entro luglio, con l’obiettivo di far partire i lavori entro fine 2026.
