Lyhanna aveva solo 11 anni quando è stata uccisa da un pedofilo noto alle autorità, ma mai bloccato in tempo. La tragedia ha scosso la Francia, facendo emergere le crepe di un sistema giudiziario sotto accusa. Gérald Darmanin, ministro della Giustizia, ha rifiutato di farsi da parte, sostenendo che le responsabilità non ricadono sulle sue decisioni. Dopo un incontro con i procuratori generali, ha accettato un’ispezione per fare chiarezza, promettendo però di andare avanti con le riforme del suo ministero.
Morte di Lyhanna, Darmanin esclude le dimissioni
Dopo il clamore suscitato dall’omicidio di Lyhanna Bernard, Gérald Darmanin ha escluso di dimettersi. In una conferenza stampa a Parigi, l’8 giugno 2026, il ministro della Giustizia ha detto chiaramente che resterà al suo posto, perché crede nella responsabilità che comporta il suo ruolo. Le pressioni politiche nate dal caso non lo hanno scalfito.
Secondo Darmanin, i problemi emersi nel sistema giudiziario non derivano dalle sue direttive come Guardasigilli. “Ho fatto il mio lavoro? Lo dirà l’ispezione“, ha detto senza mezzi termini. Ha sottolineato quanto sia importante la trasparenza nelle indagini e il controllo del Parlamento per individuare eventuali errori. Ha aggiunto che il dibattito sui media può servire a sensibilizzare l’opinione pubblica, ma la sua attenzione resta sulla riforma del ministero.
Questo intervento è arrivato dopo una riunione con i procuratori generali, in un clima teso e sotto gli occhi di tutta la nazione, dove si è cercato di capire responsabilità e criticità. Darmanin ha accettato di farsi valutare da una commissione ispettiva, chiedendo un esame imparziale dei fatti e ribadendo la sua volontà di migliorare la giustizia, soprattutto nella protezione dei minori.
Il piano di Darmanin: revisione di 70.000 fascicoli e controlli serrati
Il giorno prima, il 7 giugno, Darmanin ha annunciato un giro di vite per colmare le lacune emerse dal caso Lyhanna. Ha chiesto ai procuratori generali di rivedere circa 70.000 fascicoli legati a denunce di violenza su minori, con scadenza al 14 luglio 2026. Un segnale forte sulla portata del problema e sulla necessità di un controllo rigoroso.
A Fleurance, piccolo comune nel sud-ovest della Francia, dove è avvenuta la tragedia, circa 6.000 persone si sono radunate in una “marcia bianca” per ricordare Lyhanna. Il caso ha scatenato molte polemiche, soprattutto sull’operato dei magistrati e sul modo in cui sono state gestite le denunce contro il principale sospettato, Jérôme Barella, 41 anni, già segnalato più volte per abusi su minori.
Le possibili conseguenze per i magistrati
Durante l’annuncio, Darmanin ha detto che non andrà in vacanza finché non avrà incontrato tutti i procuratori generali per fare il punto sulla situazione. Ha ammesso che nel caso Lyhanna ci sono state “gravi mancanze”, e ha promesso un rapporto pubblico entro 15 giorni, dove verranno messe nero su bianco eventuali responsabilità e sanzioni.
Non ha escluso la possibilità di destituire magistrati, spiegando di voler usare tutti i poteri a sua disposizione per garantire rigore e correttezza nelle indagini. Ha ricordato che in situazioni di stupro su minori serve un intervento immediato, e ha denunciato una sottovalutazione del caso Barella, che avrebbe dovuto essere interrogato subito. Alcune denunce contro di lui erano state archiviate, e in un caso non era mai stato ascoltato, alimentando i dubbi sull’efficacia dell’azione giudiziaria.
Per approfondire: Francia, uccisa l’undicenne Lyhanna: arrestato il padre di un’amica, già denunciato in passato
