Washington, 5 giugno 2026 – Il Dipartimento del Tesoro americano ha imposto per la prima volta sanzioni economiche dirette contro Miguel Díaz-Canel, presidente in carica a Cuba. Colpiti insieme a lui la moglie Lis Cuesta e altri tre individui. È una misura che va oltre le restrizioni già in vigore: stavolta si congelano i beni personali e si taglia ogni rapporto con banche e istituti finanziari americani. La posta in gioco è personale, politica, e la tensione tra Washington e L’Avana si fa sempre più concreta.
Le sanzioni di Trump su Cuba: chi è nel mirino
Tra i colpiti figura anche Alejandro Castro Espín, unico figlio maschio dell’ex presidente Raúl Castro e di Vilma Espín, che aveva ricoperto il ruolo di consigliere della Commissione per la Difesa e la Sicurezza Nazionale ed era presente quando Raúl Castro incontrò l’ex presidente Barack Obama a L’Avana nel marzo 2016. Le sanzioni hanno raggiunto anche il Ministro della Difesa Álvaro López Miera e il Ministro degli Interni Lázaro Álvarez Casas.
Il provvedimento congela i patrimoni degli interessati negli Stati Uniti e vieta qualsiasi rapporto finanziario e commerciale con banche e istituti americani. L’impatto diretto potrebbe tuttavia essere limitato, visto che le verifiche indicano come Díaz-Canel possegga pochi o quasi nessun bene negli USA. Il vero obiettivo è politico: segnare un solco netto tra i due Paesi, che restano privi di rapporti diplomatici fluidi.
Il contesto: dalla caduta di Maduro al blocco energetico
Le sanzioni su Trump e Cuba non arrivano dal nulla. Le nuove misure seguono la firma da parte di Trump di un ordine esecutivo che espandeva le sanzioni contro l’isola, e si inseriscono in un quadro in cui Washington minaccia azioni militari fin da quando ha rovesciato il leader venezuelano Nicolás Maduro a gennaio, imponendo poi un blocco energetico che ha tagliato le forniture di petrolio a Cuba. Quel blocco ha generato blackout critici, carenze alimentari e un collasso economico sull’isola nel corso di quest’anno.
Blocchi sulle carte Visa e Mastercard e gli effetti a catena su Cuba
Le conseguenze si sono fatte sentire subito nel sistema bancario di Cuba. La Banca Centrale ha annunciato che dal 6 giugno 2026 non si potranno più usare né ricevere pagamenti con carte Visa e Mastercard, i due circuiti più usati al mondo, entrambi controllati da società americane e quindi soggetti alle sanzioni. Milioni di cubani perderanno così un mezzo fondamentale per le loro transazioni, sia dentro l’isola che all’estero.
Il sistema dei pagamenti elettronici a Cuba è da tempo un nodo complicato; ancor di più dalle restrizioni degli Stati Uniti che hanno tagliato i ponti con la finanza globale. Questo nuovo stop allarga ancora di più il gap, rischiando di bloccare non solo i cittadini, ma anche le imprese locali e il commercio, in un’economia già fragile. Il divieto di operare con i servizi di pagamento americani è un ulteriore strumento per mettere sotto pressione l’economia cubana, con effetti che si faranno sentire su tanti fronti, dalla vita quotidiana delle famiglie alla capacità di importare ed esportare.
Trump, Cuba e Gaesa: il triangolo del potere
Questa nuova ondata di sanzioni si inserisce in un clima di crescente ostilità tra Stati Uniti e Cuba. Al centro c’è Gaesa, il colosso economico militare che gestisce tra il 40% e il 70% delle attività sull’isola. Nato negli anni Ottanta su iniziativa di Raúl Castro, Gaesa è oggi la spina dorsale economica del regime e un pilastro fondamentale per la famiglia Castro. Gli Usa puntano proprio a tagliare le risorse finanziarie di questo gruppo per indebolire il regime. La recente incriminazione di Raúl Castro ha suscitato manifestazioni di sostegno nel Paese, mentre Washington ha intensificato la sua campagna repressiva. L’arresto negli Stati Uniti di Adys Lastres Morera, sorella del numero uno di Gaesa, e la sua prossima espulsione fanno parte di questa strategia a più livelli, che mira sia ai vertici politici sia a quelli economici.
A complicare il quadro c’è anche l’aumento dell’attività di intelligence di Russia e Cina sull’isola, con investimenti in infrastrutture per spionaggio e raccolta dati. Per Washington, Cuba rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale, vista la sua vicinanza alla Florida e agli interessi strategici americani, sempre più preoccupati dalle mosse delle potenze rivali.
Gli Stati Uniti di Trump sembrano pronti a usare tutte le leve possibili – economiche, politiche e strategiche – per stringere il cerchio attorno a Cuba. Miguel Díaz-Canel è nel mezzo di questa tempesta, mentre l’isola affronta una crisi interna e uno scenario internazionale in rapida evoluzione.
