Ogni anno, milioni di automobilisti si trovano inchiodati in autostrada, bloccati da cantieri o da ingorghi interminabili. Da oggi, però, quella frustrazione potrebbe tradursi in un risarcimento concreto. L’Autorità di regolazione dei trasporti ha infatti introdotto una nuova norma: chi subisce ritardi causati da lavori o traffico pesante potrà chiedere un rimborso sul pedaggio pagato. Un meccanismo pensato proprio in vista dell’estate, quando le strade si trasformano in veri e propri colli di bottiglia verso le mete di vacanza. Cashback automatico o su richiesta, insomma, per mettere un freno al disagio di chi viaggia.
Il rimborso dipende da quanto si resta fermi e da quanto è lungo il tratto autostradale percorso. Per i viaggi brevi, sotto i 30 chilometri – quelli più comuni per i pendolari – il rimborso è garantito sempre, a prescindere dalla durata del blocco. Tra i 30 e i 50 chilometri si ha diritto solo se il ritardo supera i 10 minuti. Sui tragitti più lunghi, oltre i 50 chilometri, il limite sale a 15 minuti di attesa.
Questo sistema differenziato punta a proteggere chi usa l’autostrada regolarmente, sia per brevi spostamenti che per viaggi più lunghi, spesso legati al lavoro.
Per quanto riguarda i blocchi causati da incidenti, maltempo o altri imprevisti esterni, il rimborso si calcola in base al tempo di fermo totale. Se si resta bloccati da un’ora a quasi due, spetta il 50% del pedaggio. Tra due e tre ore, il rimborso sale al 75%. Se la sosta supera le tre ore, l’automobilista può chiedere il rimborso completo.
Cosa non dà diritto al rimborso
Non tutti i rallentamenti valgono un rimborso. L’ART ha fissato alcune esclusioni. Per esempio, non si rimborsa se si tratta di una riduzione generale del pedaggio, una misura tariffaria che riguarda tutti, non un singolo disservizio. Non sono coperti nemmeno i cantieri emergenziali, quelli messi in piedi dopo incidenti o eventi meteorologici gravi, o per operazioni di soccorso: lavori necessari per la sicurezza.
Inoltre, nella prima fase non saranno rimborsati i cantieri mobili, quelli che si spostano e cambiano posizione nel corso della giornata. Il rimborso riguarderà soprattutto i cantieri fissi o programmati, dove il disagio è più prevedibile.
Come si chiede il rimborso
La procedura sarà semplice e digitale. Chi è registrato sul sito di Autostrade per l’Italia o sull’app Muovy e usa il telepedaggio riceverà il rimborso automaticamente quando scattano le condizioni per il cashback.
Chi invece paga con carta o contanti dovrà registrare la targa e caricare la ricevuta del casello, anche scansionandola, poi fornire un IBAN per l’accredito sul conto.
Anche chi non è registrato potrà chiedere il rimborso, inviando la ricevuta via email e indicando un indirizzo di posta valido. Riceverà così un codice per seguire lo stato della richiesta sul sito. La domanda si potrà fare a partire da quattro ore dopo il passaggio all’uscita.
Nicola Zaccheo: «Un modello europeo innovativo»
Il presidente dell’Autorità di regolazione dei trasporti, Nicola Zaccheo, ha definito al Corriere della Sera questa misura una novità a livello europeo. «Il principio è semplice – ha detto –: si paga per il servizio ricevuto. Se il servizio è carente, come quando si resta bloccati a lungo o i cantieri rallentano molto, il pedaggio deve essere rimborsato, in parte o totalmente».
Questa innovazione arriva dopo anni di lavoro e riforme, nate anche in seguito al crollo del ponte Morandi. L’ART ha voluto mettere al centro la tutela degli utenti, dando finalmente agli automobilisti italiani un diritto concreto e un risarcimento per i disagi che troppo spesso hanno segnato i loro viaggi in autostrada.
