Frank Bisignano oggi gestisce due delle agenzie federali statunitensi che custodiscono la maggiore quantità di informazioni personali e finanziarie sui cittadini: l’Internal Revenue Service e la Social Security Administration. La prima si occupa di raccoglie le imposte federali, controllare le dichiarazioni fiscali, erogare i rimborsi e constrare l’evasione, la seconda amministra invece il sistema previdenziale americano, occupandosi di pensioni e sussidi destinati alle persone con disabilità, ai superstiti e alle famiglie. Più di dieci anni fa, quando Bisignano lavorava a JPMorgan Chase, avrebbe sfruttato la propria posizione per accedere alle comunicazioni riservate dei colleghi e controllarne le attività. A ricostruire la vicenda è un’inchiesta del Wall Street Journal, basata sulle testimonianze di diverse persone informate sui fatti. Accuse che Bisignano, attraverso il proprio avvocato, ha respinto integralmente.
Frank Bisignano avrebbe controllato le email dei rivali a JPMorgan
Bisignano entrò in JPMorgan nel 2005, chiamato dall’amministratore delegato Jamie Dimon, con il quale aveva già lavorato a Citigroup. Considerato un dirigente particolarmente abile nella gestione delle crisi, nel 2012 fu promosso co-chief operating officer della banca.
Il ruolo gli garantiva un’ampia autorità sulle divisioni che si occupavano di sicurezza, conformità normativa e infrastrutture tecnologiche. Secondo le fonti citate dal Wall Street Journal, Bisignano avrebbe utilizzato proprio questa posizione per ordinare al personale addetto alla sicurezza di controllare le email di alcuni dirigenti considerati suoi rivali.
L’obiettivo, secondo le fonti del quotidiano, sarebbe stato quello di mantenere un controllo molto stretto sui dipendenti e raccogliere informazioni da utilizzare contro i rivali interni
Il software sviluppato da Palantir per sorvegliare i dipendenti
Il sistema di controllo sarebbe passato dalla struttura guidata da Peter Cavicchia, ex agente del Secret Service e responsabile delle indagini informatiche interne di JPMorgan. Il suo gruppo utilizzava Metropolis, un software sviluppato da Palantir, per individuare comportamenti potenzialmente irregolari all’interno della banca.
Il programma permetteva di incrociare una grande quantità di informazioni: email, cronologia delle ricerche, file scaricati, telefonate registrate, posizione dei cellulari aziendali e attività delle stampanti. Secondo il Journal, in alcuni casi sarebbe stato richiesto persino di monitorare i tasti premuti sulla tastiera, rendendo possibile la ricostruzione delle versioni preliminari di documenti che non erano ancora stati inviati.
La raccolta di queste informazioni aveva una finalità legittima: prevenire frodi, fughe di notizie e violazioni delle regole interne. Bisignano, però, avrebbe usato gli stessi strumenti senza un’apparente giustificazione lavorativa per controllare dirigenti e dipendenti.
Le tracce digitali trovate dopo l’addio alla banca
Tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, dopo anni di lamentele sul comportamento di Bisignano e sulle modalità utilizzate per raccogliere i dati, Jamie Dimon avrebbe perso fiducia nel dirigente. Secondo le fonti del Wall Street Journal, l’amministratore delegato gli avrebbe quindi fatto capire che avrebbe sostenuto la ricerca di un incarico in un’altra società.
Bisignano lasciò JPMorgan nell’aprile del 2013 per diventare amministratore delegato di First Data. Il suo avvocato, Courtney Forrest, sostiene però che Dimon non gli abbia mai chiesto né suggerito di andarsene e che la scelta sia stata completamente volontaria.
Nei mesi successivi alla sua partenza, alcune analisi forensi condotte dal dipartimento legale di JPMorgan avrebbero individuato tracce digitali degli accessi. I registri avrebbero mostrato che collaboratori riconducibili a Bisignano avevano consultato comunicazioni dei dipendenti e documenti aziendali sensibili senza una chiara motivazione professionale.
La difesa di Frank Bisignano: “Non ha mai spiato i colleghi”
Courtney Forrest ha negato ogni punto della ricostruzione. Bisignano, ha affermato, “non ha mai ordinato a nessuno di esaminare le comunicazioni di dipendenti o dirigenti e non ha mai partecipato ad alcuna forma di sorveglianza”
La legale ha smentito anche l’accesso alla bozza della commissione federale, l’episodio della frase in codice e l’esistenza di una strategia destinata a danneggiare i rivali. Ha inoltre sottolineato che Bisignano e Scharf avrebbero mantenuto negli anni “un solido rapporto personale e professionale”.
Dopo JPMorgan, Bisignano guidò First Data e successivamente Fiserv, una delle maggiori società mondiali nel settore dei pagamenti digitali. Nel maggio del 2025 fu confermato dal Senato alla guida della Social Security Administration. Nell’ottobre dello stesso anno l’amministrazione Trump lo nominò anche primo chief executive officer dell’Irs, affidandogli la gestione quotidiana dell’agenzia. Formalmente, il commissario ad interim resta il segretario al Tesoro Scott Bessent.
Proprio l’incarico attuale rende particolarmente delicata l’inchiesta. Sul proprio sito, l’Irs indica tra le priorità di Bisignano la tutela della privacy.
