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Padiglione russo chiuso alla Biennale di Venezia, polemiche e proteste

Mentre la Biennale apre al pubblico, il Padiglione Russo resta inaccessibile e sorvegliato: solo video di performance artistiche visibili dall’esterno tra polemiche e proteste

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Biennale di Venezia

Shutterstock

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Venezia, 9 maggio 2026 – Nel giorno dell’apertura al pubblico della 61ª Esposizione della Biennale Arte di Venezia, il Padiglione Russo resta chiuso, mantenendo un silenzio che contrasta con le polemiche che lo hanno accompagnato fin dall’inaugurazione. Situata nella Palazzina Liberty, la sede del governo di Mosca non accoglie visitatori ma propone tre monitor sulle vetrate esterne che trasmettono le performance artistiche registrate durante i giorni riservati a giornalisti e addetti ai lavori, focalizzate su esibizioni musicali con suoni ancestrali e danza.

Il Padiglione Russo: chiusura e sorveglianza alla Biennale

Il padiglione, visitato ieri dal vicepremier Matteo Salvini, rimarrà chiuso per tutta la durata della Biennale, fino al 22 novembre. All’esterno, la struttura è presidiata dalle forze dell’ordine, ma la situazione è al momento tranquilla. Non si registrano proteste o assembramenti, anche se molti visitatori si mostrano disorientati davanti ai monitor, che riportano la descrizione del progetto in tre lingue: russo, inglese e italiano. Un cartello apposto sulle vetrate spiega la natura dell’opera: «Abbiamo voluto riempire lo spazio di situazioni come la danza, l’apprendimento, l’ascolto, il timido scambio di sguardi. Ci rivolgiamo a un visitatore ideale, impossibile. Restate per ore, cogliete i dettagli, decifrate i nostri enigmi».

Le polemiche e le reazioni politiche

Il cosiddetto “Padiglione della Discordia” ha suscitato critiche da parte della premier Giorgia Meloni e del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha inviato ispettori e ha disertato l’inaugurazione. Il padiglione è rimasto aperto solo per quattro giorni durante il pre-opening, con una protesta ufficiale dell’Unione Europea che ha minacciato di sospendere i finanziamenti di 2 milioni di euro alla Biennale. La Commissione Ue attende una risposta dalla Fondazione Biennale entro l’11 maggio. Alla cerimonia di pre-apertura erano presenti l’ambasciatore russo in Italia Alexey Paramanov e la commissaria russa Anastasia Karneeva, durante la quale è stato lanciato simbolicamente del latte e una fetta di parmigiano.

Oggi, mentre il padiglione è silenzioso, davanti ai cancelli ai Giardini si svolge una nuova manifestazione indetta da sigle radicali che contestano il presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco e il vicepremier Salvini, favorevole alla partecipazione russa alla Biennale. Gli slogan scandiscono: «Nessuna libertà con Putin» e «L’Ucraina vincerà, questa mostra è una pagina vergognosa del XXI secolo».

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