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Biennale di Venezia, Bruxelles torna a chiedere spiegazioni sul ritorno della Russia

La Commissione europea ha infatti inviato una terza lettera alla Fondazione Biennale, chiedendo ulteriori chiarimenti sul coinvolgimento di Mosca nell'edizione del 2026

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Biennale di Venezia

Shutterstock

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

La partecipazione della Russia alla prossima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia continua a sollevare interrogativi a Bruxelles. La Commissione europea ha infatti inviato una terza lettera alla Fondazione Biennale, chiedendo ulteriori chiarimenti sul coinvolgimento di Mosca nell’edizione del 2026. Una nuova iniziativa che arriva dopo due precedenti richieste e che dimostra come, per le istituzioni europee, diversi aspetti della vicenda restino ancora da chiarire.

La terza richiesta di chiarimenti dell’Ue alla Biennale

Secondo quanto riferito da fonti comunitarie, nella nuova comunicazione la Commissione torna a porre l’attenzione sulle stesse questioni già evidenziate in passato, ritenendo insufficienti le spiegazioni finora ricevute. Bruxelles chiede quindi informazioni più approfondite sui punti ancora aperti e ha concesso alla Fondazione Biennale un termine di 30 giorni per fornire una risposta dettagliata.

La questione ruota attorno alle modalità con cui sarebbe stato organizzato il ritorno della Russia alla manifestazione artistica veneziana, in un contesto ancora segnato dalle sanzioni europee adottate dopo l’invasione dell’Ucraina.

Le email che raccontano la preparazione del Padiglione russo

A riaccendere il dibattito negli scorsi mesi sono stati alcuni documenti e scambi di posta elettronica visionati e pubblicati da Open. Dalle comunicazioni emerge un lavoro organizzativo avviato con largo anticipo tra la Fondazione Biennale e Anastasia Karneeva, commissaria del Padiglione russo.

Secondo la ricostruzione, già nel gennaio 2026 la presenza della Federazione Russa veniva considerata acquisita. In una mail indirizzata al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, Karneeva comunicava infatti che la Russia avrebbe preso parte alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, allegando anche il progetto espositivo previsto per il proprio padiglione.

Il concept, intitolato “The Tree Is Rooted in the Sky”, prevedeva installazioni artistiche, performance e un allestimento complesso, caratterizzato da elementi naturali, come fiori freschi, e da sistemi tecnologici per la fruizione delle opere. Nei mesi successivi sarebbero stati inviati anche i materiali destinati al catalogo ufficiale della manifestazione, segnale che il progetto era già entrato in una fase operativa.

Il nodo dei visti per artisti e collaboratori

Uno degli aspetti più delicati riguarda la presenza fisica degli artisti e dello staff legato al Padiglione russo. Stando alla documentazione citata da Open, il problema dei visti sarebbe stato affrontato già nel novembre 2025.

Karneeva avrebbe chiesto al direttore generale della Biennale, Andrea Del Mercato, lettere d’invito utili a facilitare l’ingresso in Italia dei partecipanti al progetto. Nelle comunicazioni figurava in copia anche il presidente Buttafuoco.

Proprio questo tema è uno dei punti che attirano l’attenzione delle istituzioni europee, chiamate a verificare la compatibilità delle procedure con il quadro sanzionatorio attualmente in vigore nei confronti di Mosca.

La soluzione della partecipazione “ridotta” alla Biennale

Per evitare possibili criticità legate alle restrizioni europee, sarebbe stata individuata una formula definita come partecipazione ridotta. L’idea prevederebbe che artisti e musicisti russi realizzino le proprie performance esclusivamente durante le giornate di anteprima dedicate alla stampa e agli addetti ai lavori, prima dell’apertura ufficiale della mostra prevista il 9 maggio.

Le esibizioni verrebbero registrate e successivamente riproposte sotto forma di contenuti video all’interno del Padiglione russo per tutta la durata dell’esposizione, fino al 22 novembre.

In questo scenario non sarebbero previsti spettacoli dal vivo aperti al pubblico né una presenza continuativa di artisti, tecnici o rappresentanti russi. Il materiale già prodotto verrebbe semplicemente proiettato attraverso grandi schermi installati nello spazio espositivo.

Un caso ancora aperto

La soluzione ipotizzata non sembra però aver dissipato tutti i dubbi di Bruxelles. La decisione della Commissione di inviare una terza richiesta formale dimostra che l’esecutivo europeo intende approfondire ulteriormente le modalità con cui è stato organizzato il ritorno della Russia alla Biennale Arte 2026.

Nei prossimi trenta giorni la Fondazione Biennale dovrà quindi fornire nuovi chiarimenti. Solo dopo aver esaminato le risposte, la Commissione europea potrà valutare se la partecipazione del Padiglione di Mosca rispetti pienamente il quadro normativo e politico stabilito dall’Unione europea dopo l’inizio della guerra in Ucraina.

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