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Beatrice Venezi: “Bullizzata dalle maestranze, alla Fenice risponderò in modo opportuno”

La direttrice d’orchestra replica alla risoluzione del contratto da parte della Fenice, denunciando clima ostile e polemiche interne. Governo e politica si dividono sul caso

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Beatrice Venezi

Beatrice Venezi | ANSA / CIRO FUSCO - Alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 27 aprile 2026 – La direttrice d’orchestra Beatrice Venezi ha espresso una prima reazione ufficiale in merito alla decisione della Fondazione Teatro La Fenice di interrompere ogni collaborazione futura con lei. La notizia, appresa inizialmente tramite agenzia ANSA, è stata formalizzata successivamente con una lettera di risoluzione della nomina, sulla quale la maestra si è riservata di commentare “l’eleganza della forma”.

La posizione di Beatrice Venezi e le controversie interne alla Fenice

In una nota, Venezi ha fatto sapere di “prendere atto della dichiarazione del sovrintendente Nicola Colabianchi e della decisione della Fondazione Teatro La Fenice”, ma ha sottolineato che si tratta di una “posizione che andrà comunque chiarita nelle motivazioni e a cui si dovrà rispondere in modo opportuno”. L’attrito era sorto a seguito di un’intervista rilasciata al quotidiano argentino La Nación il 23 aprile, nella quale la direttrice aveva criticato la composizione dell’orchestra, definendola un ambiente in cui “le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio”. Queste parole hanno scatenato una dura reazione da parte della RSU del Teatro e del sovrintendente, che le hanno giudicate “incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e il rispetto dovuto ai professori d’orchestra”.

Venezi ha anche risposto alle proteste delle maestranze, che si erano fatte sentire con manifestazioni e uno sciopero che ha portato alla cancellazione di spettacoli. La direttrice ha dichiarato: “Mai sono mancata e mai mancherò di rispetto ai lavoratori di nessun teatro, a differenza di quanto invece ho ricevuto dai lavoratori de La Fenice negli ultimi otto mesi, che mi hanno costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata”. Ha inoltre aggiunto che “in Italia essere giovane è un handicap, e poi donna un aggravante”, definendo il proprio percorso come “il successo di una ragazza di provincia che si è fatta da sola”.

Reazioni politiche e istituzionali

Sulla questione non si è fatta attendere la precisazione di Palazzo Chigi, che ha smentito ogni coinvolgimento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella vicenda. Una nota ufficiale ha chiarito che “la presidente del Consiglio non è stata coinvolta in alcun modo sul tema” e ha definito “privo di fondamento quanto riportato dal Corriere della Sera”. Anche il ministro della cultura, Alessandro Giuli, ha confermato che la decisione è un “atto insindacabile, pur condiviso appieno dal Ministro”, sottolineando che il Governo non avrebbe potuto né intende avere alcuna facoltà di condizionamento sulla scelta.

La scelta del sovrintendente Nicola Colabianchi, che ha definito “libera e autonoma”, ha suscitato reazioni contrastanti. Colabianchi ha ammesso che la decisione “mi è costata, ovviamente, perché non era prevista”, ma ha motivato la decisione con “dichiarazioni lesive della dignità dell’istituzione” da parte di Venezi che “non erano più tollerabili”. A difesa della direttrice si è schierata l’eurodeputata della Lega Susanna Ceccardi, che l’ha definita “artista libera, vittima di un clima di intolleranza e arroganza” e ha annunciato che “continuerò a sostenerla”.

Dal fronte politico, Irene Manzi del Partito Democratico ha criticato la posizione del Governo, definendo il continuo rimarcare l’autonomia del sovrintendente “un’excusatio non petita”, mentre la senatrice M5S Vincenza Aloisio ha sottolineato come “con il caso Venezi è l’intera politica delle nomine del governo Meloni che sta crollando”.

Il contesto

La vicenda si inserisce in un contesto di tensioni interne al prestigioso Teatro La Fenice di Venezia, dove l’arrivo di Beatrice Venezi come direttrice musicale nel settembre 2025 era stato accolto con riserve da parte delle maestranze, culminate in proteste pubbliche e scioperi. Le critiche avevano riguardato sia la modalità della nomina, ritenuta poco trasparente, sia il curriculum artistico della direttrice, messo in discussione da alcuni colleghi e critici. Tuttavia, Venezi ha ottenuto anche importanti riconoscimenti e incarichi internazionali, confermando la sua rilevanza nel panorama musicale contemporaneo.

La vicenda resta quindi aperta, con la direttrice che promette di rispondere “in modo opportuno” alle motivazioni ufficiali della revoca del suo incarico, mentre il Teatro La Fenice si trova a gestire un momento di forte crisi interna e di attenzione mediatica.

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