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Maduro oggi di nuovo in tribunale a New York

Nicolás Maduro, ex presidente del Venezuela, torna oggi a comparire davanti a un tribunale federale di New York per la seconda volta dopo la sua clamorosa cattura nel gennaio scorso da parte delle forze statunitensi

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Nicolas Maduro

Nicolas Maduro | EPA/MIGUEL GUTIERREZ - Alanews.it

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

26 marzo 2026 – Nicolás Maduro, ex presidente del Venezuela, torna oggi a comparire davanti a un tribunale federale di New York per la seconda volta dopo la sua clamorosa cattura nel gennaio scorso da parte delle forze statunitensi. L’udienza, seguita con grande attenzione internazionale, rappresenta un momento cruciale nel caso che vede Maduro accusato di narcotraffico e terrorismo negli Stati Uniti. Secondo la difesa, l’ex leader venezuelano sosterrà che il governo americano sta interferendo con la sua capacità di difendersi e chiederà l’archiviazione del procedimento.

La prima apparizione in tribunale e le accuse contro Maduro

A gennaio, durante la prima udienza, Maduro si è presentato in aula al tribunale federale di Manhattan, dove ha confermato la propria identità e il ruolo di presidente del Venezuela, pronunciando le sue parole in spagnolo. Ha dichiarato di essere stato “rapito” nella sua casa a Caracas e di essere “innocente” rispetto alle gravi accuse che gli vengono contestate. Durante l’udienza, come riportato dai media americani, indossava cuffiette per la traduzione, essendo incapace di parlare in inglese. Accanto a lui il suo avvocato Barry Pollack, mentre la moglie, Cilia Flores, anch’essa incriminata e catturata nello stesso blitz, ha confermato la sua identità e si è dichiarata “completamente innocente”.

Il giudice Alvin Hellerstein ha aperto l’udienza illustrando brevemente i capi di accusa contro Maduro, che includono associazione a delinquere finalizzata al narcoterrorismo, traffico di cocaina e possesso di armi da guerra da utilizzare contro gli Stati Uniti. Maduro si è definito in aula “prigioniero di guerra”, con i piedi incatenati e indossando una tuta da detenuto, caratterizzando così la sua detenzione come ingiusta e illegittima.

L’avvocato Pollack ha inoltre denunciato ostacoli pratici alla difesa: ha minacciato di ritirarsi dal caso se gli Stati Uniti non consentiranno al governo venezuelano di pagare le spese legali, una questione resa complessa dalle sanzioni imposte a Maduro e al suo entourage dal Dipartimento del Tesoro americano. In particolare, è stata revocata un’autorizzazione che permetteva il pagamento delle spese legali da parte del governo venezuelano, costringendo la difesa a una battaglia legale parallela per mantenere la rappresentanza.

Il contesto geopolitico e le reazioni internazionali

La cattura di Maduro, avvenuta il 3 gennaio 2026 nell’ambito dell’operazione denominata “Absolute Resolve”, ha provocato un terremoto diplomatico e politico a livello globale. Gli Stati Uniti, guidati all’epoca dall’amministrazione Trump, hanno giustificato l’azione militare come un intervento necessario per contrastare il narcotraffico e per promuovere un cambio di regime in Venezuela. Il presidente americano ha definito la cattura come una delle maggiori dimostrazioni di forza degli Stati Uniti, paragonabile a operazioni contro figure terroristiche di rilievo internazionale, e ha annunciato l’intenzione di coinvolgere aziende petrolifere statunitensi nella gestione delle risorse venezuelane.

Tuttavia, la comunità internazionale ha accolto con forte preoccupazione questa azione. Il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha espresso inquietudine per il mancato rispetto delle norme del diritto internazionale durante il raid, sottolineando che la Carta delle Nazioni Unite vieta l’uso della forza contro l’integrità territoriale di uno Stato sovrano senza un mandato specifico. Russia e Cina, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, hanno condannato l’intervento statunitense, definendolo un atto di “aggressione armata”. L’ambasciatore russo all’ONU ha chiesto la liberazione immediata di Maduro e di sua moglie, auspicando il dialogo come via per risolvere il conflitto.

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