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La guerra in Iran diventa meme: i video della Casa Bianca fanno discutere

La Macarena come colonna sonora della guerra in Iran: scoppia lo scandalo sul video della Casa Bianca

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Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Jet che decollano, missili che fendono il cielo, immagini notturne di bombardamenti, mentre in sottofondo si può ascoltare un refrain che ricorda moltissimo la Macarena. È questa la scelta comunicativa con cui l’account Instagram della Casa Bianca ha presentato al mondo “Epic Fury”, nome attribuito all’operazione militare che ha portato all’attacco contro l’Iran.

Il video della Casa Bianca sulla guerra in Iran

Il video, costruito come un trailer cinematografico, alterna sequenze ad alto impatto visivo a una colonna sonora dal ritmo sorprendentemente leggero. Un contrasto che ha immediatamente acceso il dibattito online. Se da un lato migliaia di commenti celebrano l’operazione, l’esercito statunitense e il presidente Donald Trump, dall’altro non manca chi esprime disagio per quella che appare come una spettacolarizzazione della guerra.

 

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Le reazioni sui social

Per molti utenti, l’accostamento tra immagini di bombardamenti e un motivo pop dal sapore anni Novanta rappresenta uno scivolone comunicativo. “Sembra la colonna sonora di un videogioco”, scrive qualcuno. Altri ironizzano definendola “la colonna sonora ufficiale della guerra”, mentre c’è chi, pur approvando l’intervento militare, critica apertamente la scelta musicale, ritenendola fuori luogo e irrispettosa.

La sensazione, per una parte dell’opinione pubblica, è che la comunicazione istituzionale abbia adottato i codici tipici dei social media più che quelli della diplomazia o dell’informazione ufficiale. Il linguaggio visivo richiama trailer cinematografici e contenuti pensati per massimizzare engagement e condivisioni. Una strategia che può funzionare in termini di visibilità, ma che rischia di banalizzare la portata drammatica di un’azione militare.

Un limite che non andrebbe superato

In un contesto internazionale già segnato da tensioni e instabilità, la scelta di raccontare un’operazione di guerra con toni epici e musica ballabile solleva interrogativi più ampi sul confine tra comunicazione politica e intrattenimento. È legittimo chiedersi se la ricerca di consenso e viralità debba spingersi fino a trasformare un conflitto armato in un prodotto da social network.

La guerra, anche nell’era digitale, resta un evento tragico, con conseguenze umane e geopolitiche profonde. Ridurla a un contenuto da feed, accompagnato da un sottofondo che richiama una hit estiva, rischia di alterarne la percezione, soprattutto tra le generazioni più giovani.

Il punto non è soltanto la musica scelta, ma il messaggio implicito: quando la comunicazione istituzionale adotta i codici dell’intrattenimento, il rischio è che la realtà venga filtrata attraverso una lente spettacolare. E in quel passaggio, tra un missile e un ritornello orecchiabile, si perde inevitabilmente il senso della misura.

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