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Accordo nella maggioranza sulla legge elettorale: il punto

Il nuovo sistema proporzionale con premio di maggioranza supera i collegi uninominali e punta a rafforzare la stabilità politica, tra critiche sulle priorità del governo

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Una scheda elettorale

alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 26 febbraio 2026 – Nella notte è stata raggiunta un’intesa all’interno della maggioranza sulla riforma della legge elettorale, con l’obiettivo dichiarato di garantire maggiore stabilità politica per il futuro. Il testo, che viene già soprannominato “stabilicum”, è ora in fase di finalizzazione tecnica e si appresta a essere depositato nelle prossime ore.

Intesa sulla nuova legge elettorale: addio ai collegi uninominali

Il nuovo sistema elettorale prevede il superamento dei collegi uninominali introdotti con il Rosatellum, a favore di un modello proporzionale con premio di maggioranza. Nello specifico, saranno assegnati 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla coalizione che riuscirà a superare il 40% dei voti validi. Nel caso in cui nessuna coalizione raggiunga questa soglia, si procederà a un ballottaggio tra le due forze più votate che si attestino almeno tra il 35% e il 40%. Una novità importante riguarda anche la modalità con cui sarà espresso il nome del candidato premier: non comparirà più sulla scheda elettorale, ma sarà indicato nel programma elettorale della coalizione vincente.

Resta invece confermata l’abolizione delle preferenze: gli elettori non potranno esprimere voti per singoli candidati all’interno delle liste, che saranno presentate con nomi bloccati. Questo aspetto mantiene un forte controllo da parte dei vertici dei partiti nella selezione dei parlamentari.

Le critiche di Arturo Scotto: la politica e il lavoro

Parallelamente alla discussione sulla legge elettorale, il deputato Arturo Scotto, capogruppo del Partito Democratico in commissione Lavoro alla Camera, ha denunciato come il governo stia concentrando le proprie energie sulla riforma elettorale anziché affrontare temi cruciali come lo sfruttamento dei lavoratori nelle piattaforme digitali. Scotto ha citato nomi come Glovo, Deliveroo e McDonald’s, evidenziando un sistema che “trasforma il lavoro in merce vile” con paghe da quattro euro l’ora o 2,5 euro a consegna. Ha sottolineato che “ci sono vite sequestrate dall’algoritmo” e che il dibattito pubblico è proibito per chi governa, che preferisce evitare di affrontare la questione del salario minimo legale. Secondo Scotto, mentre la destra appare in difficoltà politica, è la parte più debole del Paese a pagare le conseguenze di queste scelte.

Il dibattito politico si accende dunque su due fronti: da una parte la riforma elettorale, che mira a stabilizzare la governance nazionale, dall’altra le questioni sociali e del lavoro che restano sullo sfondo, ma rivendicate con forza da esponenti della maggioranza stessa.

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