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Il Comitato olimpico e paralimpico degli Stati Uniti condanna le minacce agli atleti: la situazione

Durante i Giochi di Milano-Cortina 2026, il dibattito sui diritti civili e l’inclusione LGBTQ scuote la squadra USA tra polemiche politiche, minacce online e richieste di solidarietà

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La bandiera degli Stati Uniti

La bandiera degli Stati Uniti

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Milano, 10 febbraio 2026 – Nel contesto dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina, alcuni atleti statunitensi hanno acceso un acceso dibattito politico e sociale a livello internazionale, affrontando apertamente le tensioni che attraversano gli Stati Uniti, tra questioni di diritti civili, immigrazione e le divisioni interne al Paese. Protagonista di questa vicenda è soprattutto Hunter Hess, sciatore freestyle di punta della nazionale USA, recentemente al centro di una polemica con il presidente Donald Trump.

Le dichiarazioni di Hunter Hess e la reazione di Donald Trump

Durante una conferenza stampa a Milano, Hunter Hess, nato a Bend, Oregon, classe 1998, noto per le sue prestazioni nel freestyle halfpipe con un bronzo ai Winter X Games 2025 e diversi podi in Coppa del Mondo, ha espresso “emozioni contrastanti” nel rappresentare gli Stati Uniti in un momento storico segnato da proteste e controversie legate all’azione dell’ICE contro gli immigrati. Hess ha sottolineato che indossare la bandiera americana non significa necessariamente rappresentare tutte le politiche e gli eventi che si verificano nel Paese.

Un primo piano del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump
Donald Trump | Shutterstock.com

Queste parole non sono passate inosservate e hanno suscitato una dura risposta da parte di Donald Trump, rieletto 47º Presidente degli Stati Uniti nel 2025, che tramite il suo social Truth Social ha definito Hess “un vero perdente” e ha criticato la sua scelta di far parte della squadra olimpica nonostante le sue riserve sul Paese che rappresenta. Anche un deputato repubblicano della Florida ha attaccato l’atleta con toni severi, invitandolo a “tornare a casa” se non sente di poter rappresentare gli Stati Uniti.

Hunter Hess ha prontamente replicato sui social, ribadendo il suo amore per il Paese e il diritto di esprimere critiche costruttive come parte della democrazia americana. La sua posizione è stata sostenuta da altri atleti, come la campionessa di snowboard Chloe Kim, figlia di immigrati sudcoreani, che ha invitato alla solidarietà e all’unità in momenti di divisione.

Atleti olimpici tra diritti civili e tensioni politiche

Non solo Hess: altri sportivi statunitensi hanno utilizzato la vetrina olimpica per parlare di diritti e tolleranza. Amber Glenn, pattinatrice artistica apertamente sostenitrice dei diritti LGBTQ+, ha denunciato l’aumento di odio e minacce ricevute online dopo aver parlato delle difficoltà vissute dalla sua comunità negli Stati Uniti, specialmente sotto l’amministrazione Trump. L’U.S. Olympic and Paralympic Committee ha condannato pubblicamente ogni forma di minaccia e ha assicurato che vengono segnalate alle autorità competenti.

Altri atleti, invece, hanno scelto un approccio più tradizionale e patriottico, concentrandosi esclusivamente sulle competizioni sportive. Nick Goepper, sciatore di freestyle del Indiana, ha ricordato che il Paese ha attraversato crisi per oltre due secoli e che lui si impegna a rappresentare valori americani classici come rispetto, uguaglianza e libertà.

Il comunicato del Comitato olimpico e paralimpico degli Stati Uniti

In una dichiarazione, il Comitato olimpico e paralimpico degli Stati Uniti (USOPC) ha condannato le minacce contro gli atleti e ha affermato che segnalerà alle forze dell’ordine qualsiasi minaccia “credibile”. “È una triste realtà che nel corso delle ultime partite abbiamo assistito a un aumento di messaggi offensivi e dannosi rivolti agli atleti durante le competizioni”, si legge nella dichiarazione dell’USOPC.

Non tutti gli atleti olimpici statunitensi hanno espresso opinioni progressiste o criticato l’amministrazione Trump. Molti si concentrano esclusivamente sullo sport o, quando interrogati sui disordini e le divisioni in patria, hanno espresso orgoglio nel competere per gli Stati Uniti.

“Il nostro Paese ha problemi da 250 anni”, ha affermato Nick Goepper, uno sciatore trentunenne di Lawrenceburg, Indiana. “Sono qui per sostenere i classici valori americani di rispetto, opportunità, libertà e uguaglianza e per trasmetterli al mondo”. Anche Mark Adams, portavoce del Comitato Olimpico Internazionale, ha espresso entusiasmo per la presenza di Vance a Milano.

“Con i prossimi Giochi in programma a Los Angeles, siamo felicissimi, molto felici, che l’amministrazione statunitense sia così coinvolta nei Giochi qui e ovviamente in quelli futuri”, ha detto Adams in una conferenza stampa a Milano. “È una cosa grandiosa per il movimento olimpico”.

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