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Omicidio Bricca, lo zio in aula: “Vogliamo giustizia e la massima pena per i colpevoli”

In aula a Roma si confrontano la richiesta di condanna esemplare della famiglia Bricca e i dubbi sollevati dalla difesa Toson sulle prove dell’accusa. Sentenza attesa a gennaio

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Marco Vesperini di Marco Vesperini

Mi chiamo Marco Vesperini, classe 1989, sono di Porto Sant’Elpidio, un paesino sulla costa marchigiana. Giornalista pubblicista, collaboro con Alanews dal 2023 e con ilfattoquotidiano.it dal 2016. Mi occupo principalmente di cronaca, politica e cultura

Alatri, 9 febbraio 2026 – Si è svolta ieri l’udienza in Corte d’Appello a Roma nel processo per l’omicidio di Thomas Bricca, il giovane di 19 anni ucciso ad Alatri nel gennaio 2023. A prendere la parola è stato Lorenzo Sabellico, zio della vittima, che ha espresso con fermezza la richiesta di giustizia da parte della famiglia, sottolineando la certezza della ricostruzione accusatoria e l’importanza di una pena esemplare per i responsabili. Nel frattempo, la difesa dei Toson, padre e figlio imputati per l’omicidio, ha ribadito dubbi e perplessità sulle prove, in particolare riguardo alla dinamica degli spari e all’identificazione dei colpevoli.

L’appello e la posizione della famiglia Bricca

immagine

“Si è riaperto il decursus processuale di appello, ce lo aspettavamo e non siamo particolarmente preoccupati: la verità è una sola, non esistono duecentomila verità”, ha dichiarato Lorenzo Sabellico a margine dell’udienza. Lo zio di Thomas ha ribadito con forza la richiesta della massima pena, affermando: “Non vogliamo neanche un giorno di sconto. Thomas non c’è più e sappiamo benissimo chi lo ha assassinato”. La famiglia si è detta convinta della solidità della ricostruzione cronologica, che secondo loro non lascia spazio a dubbi, e ha minimizzato l’importanza delle nuove perizie sulle celle telefoniche disposte dal giudice d’appello: “È un fattore già affrontato, non siamo preoccupati neanche per questo”.

Sabellico ha inoltre ricordato le difficoltà vissute nei mesi successivi all’omicidio, segnati dalla libertà degli imputati e dalla paura che due persone armate potessero circolare indisturbate per la città: “Per noi, per la comunità e per i ragazzi della città è stato devastante sapere che due fuorilegge armati giravano senza che nessuno intervenisse”. Proprio per questo, la famiglia e la comunità sono state costrette a organizzare manifestazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica e accelerare i tempi della giustizia. Parallelamente, l’impegno sociale continua attraverso l’Associazione dell’Albero di Thomas, che offre supporto ai giovani del territorio.

La difesa dei Toson e le contestazioni sulle prove

Nel corso del processo d’appello, la difesa di Roberto e Mattia Toson ha cercato di mettere in discussione la versione accusatoria. Gli avvocati hanno sottolineato alcune incongruenze, in particolare riguardo all’altezza di Mattia e alla mano usata per sparare: “Mattia è molto più alto di chi ha sparato” e soprattutto, secondo le immagini di videosorveglianza, “chi ha premuto il grilletto ha utilizzato la mano sinistra, mentre Mattia è destrorso”. Per tali ragioni la difesa ha chiesto una perizia antropometrica, mai accolta, che avrebbe potuto confrontare le dimensioni del presunto colpevole con quelle dell’imputato.

Gli avvocati hanno quindi chiesto l’assoluzione o, in subordine, la riqualificazione del reato in omicidio preterintenzionale, sostenendo che lo sparo sarebbe stato fatto per intimorire più che per uccidere, anche a causa della distanza di oltre 25 metri dal bersaglio. La sentenza d’appello è attesa per il prossimo 9 gennaio, mentre nel primo grado di giudizio la Corte d’Assise di Frosinone aveva condannato Roberto Toson all’ergastolo e suo figlio Mattia a 24 anni di reclusione, ritenendoli responsabili dell’omicidio premeditato di Thomas Bricca.

L’omicidio, avvenuto nel centro storico di Alatri, era scaturito da una vendetta scaturita da precedenti risse tra i Toson e alcuni ragazzi migranti amici della vittima, e Thomas era stato colpito per errore, indossando un giubbotto simile a quello del vero obiettivo della rappresaglia. La famiglia Bricca continua a chiedere giustizia e a lavorare sul fronte sociale, nella speranza che la vicenda possa contribuire a sensibilizzare e proteggere i giovani della comunità.

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