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Allarme Ue: rischio carenza di materie prime critiche entro il 2030 senza nuove strategie

La Corte dei conti UE segnala ritardi su estrazione, trasformazione e riciclo delle materie prime strategiche. Cresce il rischio di dipendenza da fornitori esterni

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La bandiera dell'Ue

La bandiera dell'Ue (Unione europea) | Pixabay @PeskyMonkey - alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Bruxelles, 4 febbraio 2026 – L’Unione europea si trova a un bivio critico nella sua strategia di approvvigionamento delle materie prime critiche, fondamentali per sostenere la doppia transizione energetica e digitale. L’ultima relazione della Corte dei conti europea, guidata dal presidente Tony Murphy, evidenzia che l’UE rischia di non raggiungere entro il 2030 un approvvigionamento sicuro e indipendente di questi materiali strategici.

Dipendenza esterna e concentrazione geografica delle materie prime

Tra le 26 materie prime considerate critiche dall’UE, almeno 10 sono completamente importate da Paesi terzi, con una dipendenza significativa da Stati come Cina, Turchia e Cile. Materiali essenziali quali litio, nichel, cobalto, rame e terre rare sono concentrati in pochi fornitori esterni all’Unione. La Cina, in particolare, domina l’importazione di diverse risorse: ad esempio, fornisce il 39% dell’arsenico, il 71% del gallio, il 97% del magnesio e il 40% della grafite naturale necessari all’Europa. La Turchia detiene quasi il monopolio del boro, coprendo il 99% del fabbisogno UE.

Questa forte dipendenza espone l’Unione europea a vulnerabilità geopolitiche e rischi di interruzioni nelle catene di approvvigionamento, elementi che complicano il raggiungimento degli obiettivi di autonomia strategica.

Unione europea, obiettivi e ritardi nella produzione interna e nel riciclo

Nel 2024 Bruxelles ha adottato un nuovo regolamento dedicato alle materie prime critiche per fronteggiare queste fragilità, fissando obiettivi ambiziosi: entro il 2030 l’UE punta a coprire il 10% del fabbisogno attraverso l’estrazione interna, raggiungere una capacità di trasformazione pari al 40% e aumentare il riciclaggio fino al 25%. Tuttavia, la Corte dei conti europea segnala che i progressi sono insufficienti: tra il 2016 e il 2020 l’estrazione interna ha coperto solo l’8% del fabbisogno, mentre la capacità di trasformazione si attesta al 24% e il riciclaggio al 12%.

Le cause di questi ritardi sono molteplici e includono strozzature strutturali del settore, lunghi tempi per l’avvio di nuovi progetti estrattivi e costi energetici elevati, che limitano lo sviluppo di una filiera interna robusta e sostenibile.

La sfida della diversificazione e dell’urban mining

La diversificazione delle fonti di importazione rimane un obiettivo critico ma ancora non concretizzato, con il rischio di dipendere troppo da pochi paesi fornitori. Nel contempo, cresce l’attenzione verso l’urban mining, ovvero l’estrazione di materie prime dalle risorse presenti nelle città e nei rifiuti elettronici, un’opportunità ancora poco sfruttata che potrebbe contribuire a ridurre la vulnerabilità esterna e a favorire un’economia più circolare.

La Corte dei conti europea, istituzione di controllo finanziario con sede a Lussemburgo e attiva dal 1977, continua a monitorare la gestione delle risorse e a fornire raccomandazioni per migliorare la resilienza dell’UE in questo settore strategico. Il rapporto sottolinea la necessità di accelerare le azioni e di rafforzare le politiche industriali e ambientali per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti in vista della sfida climatica e tecnologica.

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