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Stretta su Cuba, Trump minaccia dazi a chi l’aiuta

Washington impone dazi sui Paesi che riforniscono Cuba di petrolio, inasprendo la pressione economica. Reazioni dure da Cina, Venezuela e Messico; L’Avana rafforza le alleanze

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La bandiera di Cuba

La bandiera di Cuba | Pixabay @gabrielmbulla - alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 30 gennaio 2026 – Nuova stretta degli Stati Uniti su Cuba, con il presidente Donald Trump che ha firmato un ordine esecutivo volto a colpire duramente il regime cubano, in particolare i suoi rifornimenti energetici. La strategia americana punta ad isolare l’Avana imponendo dazi punitivi ai Paesi che forniscono petrolio all’isola caraibica, segno di un inasprimento delle pressioni economiche e diplomatiche.

Un primo piano del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump
Donald Trump | Shutterstock.com

La strategia di Washington

Il provvedimento firmato da Trump autorizza l’imposizione di dazi a tutti quei Paesi che continuano a vendere o fornire petrolio a Cuba, con l’obiettivo di soffocare ulteriormente l’economia dell’isola. Il tycoon ha dichiarato: «Non sto cercando di strangolare Cuba, ma penso che non riuscirà a sopravvivere». Questa mossa si inserisce in un contesto di forte tensione geopolitica e segue un’analoga iniziativa americana contro il Venezuela, altro alleato storico di Cuba nella regione.

La reazione internazionale non si è fatta attendere. La Cina, tramite il portavoce del ministero degli Esteri, ha espresso un netto sostegno a Cuba, opponendosi fermamente a qualunque interferenza esterna nella sovranità nazionale dell’isola. Anche il Venezuela ha condannato il provvedimento denunciandolo come una violazione del diritto internazionale, mentre il Messico, preoccupato per eventuali ripercussioni economiche, ha sottolineato il rischio di una «crisi umanitaria di grande portata» che potrebbe colpire servizi vitali come ospedali e alimentazione.

Cuba rafforza le alleanze globali in risposta alla pressione americana

Dal canto suo, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha duramente criticato la misura, definendola su X «una manifestazione della natura fascista, criminale e genocida di una cricca che ha dirottato gli interessi del popolo americano per un tornaconto personale». Per contrastare l’isolamento, Díaz-Canel ha recentemente rafforzato i legami internazionali dell’isola: ha avuto un incontro «fraterno» con l’ambasciatore cinese a Cuba per rinsaldare il «vincolo di amicizia speciale» con Pechino e ha ricevuto il ministro dell’Interno russo, ribadendo l’importanza della cooperazione con Mosca, definita «Paese fratello».

Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione americana punta al rovesciamento del regime cubano entro la fine del 2026, cercando all’interno del governo isolano personalità disposte a collaborare per un accordo di transizione. La presenza della portaerei USS George H.W. Bush a pochi chilometri da Varadero testimonia l’attenzione e il monitoraggio costante da parte degli Stati Uniti sull’area caraibica.

In questo scenario, il Messico ha confermato l’intenzione di trovare alternative per continuare a sostenere il popolo cubano senza compromettere la propria sicurezza, mentre il Venezuela ha aperto il proprio mercato petrolifero alle compagnie statunitensi, un segnale della complessità delle dinamiche regionali nell’America Latina.

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