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Ma il prosciutto cotto è davvero cancerogeno? Cosa significa la classificazione IARC

Sta tornando virale una “scoperta” che in realtà ha più di dieci anni: per l’IARC (agenzia OMS) le carni trasformate sono nel Gruppo 1. Ma “Gruppo 1” non vuol dire “ti ammali di sicuro”: indica la solidità delle prove e va letto insieme a quantità, frequenza e stile di vita.

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prosciutto cotto cancerogeno

Shutterstock

Vittorio De Bellaro di Vittorio De Bellaro

Giornalista e autore per Alanews.it, si occupa di attualità, politica, economia e società con particolare attenzione all’analisi dei fatti e alla verifica delle fonti. Il suo lavoro si concentra sulla cronaca e sull’approfondimento dei temi che influenzano il dibattito pubblico, con uno stile chiaro, rigoroso e orientato alla comprensione dei fenomeni contemporanei. Attraverso articoli, analisi e contenuti multimediali contribuisce alla produzione editoriale di Alanews, seguendo i principali eventi nazionali e internazionali e raccontandoli con un approccio informativo indipendente e basato sui principi del giornalismo professionale.

Sì: il prosciutto cotto rientra tra le “carni trasformate” e, come categoria, è classificato dallo IARC nel Gruppo 1: “cancerogeno per l’uomo”. Ma non è una novità dell’ultima ora: la valutazione risale a ottobre 2015. “Gruppo 1” significa che esistono prove solide del legame (soprattutto con il tumore del colon-retto), non che una fetta “fa venire il cancro”. Il rischio aumenta in modo dose-dipendente: più spesso e più se ne mangia, più cresce la probabilità.

In sintesi

  • Non è una “nuova classificazione”: per l’IARC le carni trasformate sono nel Gruppo 1 dal 2015.

  • “Gruppo 1” indica forza delle prove, non “pericolosità assoluta”: è diverso dal dire che è “come fumare”.

  • L’associazione più solida riguarda il tumore del colon-retto.

  • Stima spesso citata: 50 g al giorno di carne trasformata sono associati a circa +18% di rischio relativo di tumore colorettale.

  • Le raccomandazioni di prevenzione sono chiare: limitare il più possibile le carni trasformate.

È davvero una novità? No: la valutazione IARC è del 2015

La prima cosa da chiarire è il “timing”. Quando sui social compare la frase “l’OMS ha appena classificato il prosciutto cotto come cancerogeno di tipo 1”, la parte ingannevole è “appena”. La classificazione delle carni trasformate come cancerogene per l’uomo (Gruppo 1) è stata comunicata dall’IARC nell’ottobre 2015, dopo una revisione della letteratura scientifica disponibile.

Quindi: non c’è un nuovo studio che “scopre” qualcosa oggi. C’è un dato consolidato che periodicamente rimbalza online, spesso senza contesto. E quando manca il contesto, scatta l’allarme.

Cosa significa “cancerogeno Gruppo 1” e perché non vuol dire “come il fumo”

Qui nasce la confusione principale. Molti leggono “Gruppo 1” come una classifica della pericolosità. In realtà, l’IARC usa i gruppi per indicare quanto è forte l’evidenza scientifica che un agente possa causare cancro, non per misurare “quanto” sia potente o “quanto” aumenti il rischio in assoluto.

prosciutto cotto
Shutterstock

Questo punto è cruciale: la classificazione riguarda la certezza del legame, mentre l’aumento di rischio dipende da dose e abitudini, e può essere molto diverso tra agenti diversi. Il punto, però, non è “minimizzare” le carni trasformate: è evitare equivalenze fuorvianti che generano panico o, al contrario, rifiuto della prevenzione.

Quali alimenti sono “carni trasformate”: il prosciutto cotto ci rientra

“Carni trasformate” significa carne conservata o lavorata per migliorarne durata e sapore: salatura, stagionatura, fermentazione, affumicatura, aggiunta di conservanti. Il prosciutto cotto è dentro questa categoria, insieme a molti prodotti comuni: prosciutto crudo, salame, pancetta, speck, mortadella, wurstel e altri salumi.

Dal punto di vista dei meccanismi, il tema riguarda anche la formazione di sostanze che possono aumentare il rischio (ad esempio composti N-nitroso e sostanze legate a processi di affumicatura). Questo non significa che “il prosciutto cotto è veleno”. Significa che, nella valutazione complessiva delle prove, la categoria “carni trasformate” è associata a un aumento di rischio, soprattutto per il colon-retto.

Quanto aumenta il rischio: la stima del +18% (e come leggerla senza panico)

La cifra che circola più spesso è questa: ogni porzione di 50 grammi al giorno di carne trasformata è stata associata a circa +18% di rischio relativo di tumore colorettale.

Due chiarimenti fondamentali:

  1. Rischio relativo diverso da certezza individuale. Un aumento relativo non significa che “ti ammali”, ma che la probabilità cresce rispetto a chi non consuma quelle quantità.

  2. Conta la dose e conta la frequenza. Per il singolo, il rischio può restare contenuto, ma aumenta con la quantità consumata e diventa rilevante a livello di popolazione perché questi alimenti sono molto diffusi.

Come comportarsi: “meno è meglio” (senza demonizzare)

Qui la domanda pratica è: cosa facciamo domani a tavola?

Le indicazioni di prevenzione più citate sono: mangiare poco, se non nulla, di carne trasformata. Non è un invito al terrore, è una gerarchia di priorità: se puoi scegliere, meglio spostare la quotidianità su proteine meno problematiche e su un’alimentazione ricca di fibre (legumi, cereali integrali, verdure), mantenendo i salumi come eccezione e non come abitudine.

Un modo semplice per tradurlo:

  • Se i salumi sono tutti i giorni → è la zona su cui intervenire davvero.

  • Se sono ogni tanto → l’impatto cambia, e ha senso concentrarsi sul quadro generale (peso, attività fisica, alcol, fumo, fibre).

Domande e risposte

Il prosciutto cotto è “cancerogeno di tipo 1”?
Sì, come categoria: il prosciutto cotto è una carne trasformata e le carni trasformate sono nel Gruppo 1 IARC dal 2015.

Vuol dire che se lo mangio mi ammalerò?
No. Significa che esistono prove solide del legame con il rischio di cancro (soprattutto colon-retto) e che il rischio aumenta con quantità e frequenza.

Perché allora è nello stesso gruppo del fumo?
Perché il Gruppo 1 misura la solidità dell’evidenza, non “quanto è pericoloso” in assoluto.

Quanto aumenta il rischio in concreto?
Stima spesso citata: circa +18% di rischio relativo di tumore colorettale per 50 g al giorno di carne trasformata.

Cosa conviene fare?
Limitare il più possibile le carni trasformate: “poco, se non nulla”.

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