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Chiara Ferragni in tribunale per la sentenza: “Sono tranquilla e fiduciosa”

L’influencer è accusata di truffa aggravata per le campagne su pandoro e uova pasquali; la Procura chiede 1 anno e 8 mesi, la difesa punta all’assoluzione

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L'arrivo di Chiara Ferragni in tribunale

L'arrivo di Chiara Ferragni in tribunale | ANSA/MATTEO CORNER - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Milano, 14 gennaio 2026 – Nel corso di un’udienza molto attesa presso la terza sezione penale del Tribunale di Milano, Chiara Ferragni si è presentata in aula nel giorno della sentenza che la vede imputata per truffa aggravata relativa alle campagne pubblicitarie del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. L’influencer, circondata da un nutrito gruppo di cronisti e telecamere, ha mostrato un atteggiamento tranquillo e fiducioso, rispondendo con un sorriso a chi le chiedeva un commento sul verdetto imminente.

Il processo e le richieste della Procura

Il procedimento, che si svolge con rito abbreviato e a porte chiuse, è incentrato sulle accuse mosse dalla Procura di Milano, rappresentata dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco e dal pm Cristian Barilli. Secondo le indagini del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, tra il 2021 e il 2022 Ferragni, insieme al suo ex collaboratore Fabio Damato e al presidente di Cerealitalia Francesco Cannillo, avrebbe ingannato i consumatori attraverso una campagna pubblicitaria che non avrebbe incluso nel prezzo dei prodotti la beneficenza pubblicizzata. La Procura ha chiesto per l’influencer una condanna a un anno e otto mesi senza attenuanti, sostenendo che la sua posizione fosse centrale nella realizzazione di una truffa dai contorni di “grande diffusività”, favorita dalla fiducia di circa 30 milioni di follower.

La difesa di Ferragni chiede l’assoluzione

Gli avvocati di Ferragni, Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, hanno presentato una robusta difesa sottolineando che non vi è stato alcun dolo né volontà di raggirare i consumatori. Hanno definito il caso come un episodio di pubblicità ingannevole, frutto di errori di comunicazione per i quali l’influencer ha già provveduto a risarcimenti e donazioni pari a circa 3,4 milioni di euro. I legali hanno inoltre fatto leva sul principio giuridico del ne bis in idem, che impedisce di punire due volte per lo stesso fatto, considerando chiuso il fronte amministrativo. A sostegno della linea difensiva, sono state citate corrispondenze e contratti che attesterebbero la regolarità degli accordi con Balocco e Cerealitalia e la corretta indicazione della beneficenza.

Al termine dell’udienza, Ferragni ha ribadito con serenità: “Ho ascoltato i miei avvocati, sono tranquilla e fiduciosa”. La sentenza è attesa nelle prossime ore, con il giudice Ilio Mannucci Pacini che entrerà in camera di consiglio per deliberare.

Le precedenti dichiarazioni di Ferragni

“Tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato”, aveva dichiarato l’imprenditrice il 25 novembre, nel corso di dichiarazioni spontanee nel processo con rito abbreviato. A supporto di questa posizione, i suoi legali hanno prodotto una serie di mail scambiate con la Balocco, sottolineando che eventuali episodi di pubblicità ingannevole sono stati già risarciti nelle sedi competenti. Sulla base del principio giuridico del ne bis in idem, dunque, non sarebbe possibile essere puniti due volte per la stessa condotta.

La difesa, oltre a contestare il raggiro nel merito, ha anche evidenziato la regolarità dei contratti, che riportavano indicazioni chiare sulla beneficenza e sui cachet. Un punto rilevante del processo riguarda poi l’aggravante della “minorata difesa” degli utenti online, contestata dai pm e che rende la presunta truffa procedibile d’ufficio. Qualora questa aggravante venisse esclusa, i reati di truffa semplice potrebbero estinguersi grazie alla remissione della querela.

In effetti, nel dicembre 2024, Ferragni aveva raggiunto un accordo transattivo con Codacons e Associazione Utenti Servizi Radiotelevisivi, ritirando la querela relativa a un progetto dedicato alle donne vittime di violenza.

Secondo i pm milanesi, il “profitto” della presunta truffa sarebbe consistito anche nel rafforzamento mediatico dell’immagine dell’influencer, che avrebbe beneficiato del consenso ottenuto attraverso la rappresentazione del suo impegno nella beneficenza. Tale ipotesi è stata sostenuta dall’accusa anche in relazione al provvedimento del gennaio 2024 con cui il Pg della Cassazione aveva confermato la competenza territoriale di Milano per il procedimento.

Per approfondire: Processo Ferragni, la difesa: “Nessun dolo né raggiro, pubblicità ingannevole già risarcita”

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