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Sei pronto per il trekking? Scoprilo facendo questi quattro esercizi

Si tratta di un test semplice con il quale valutare il proprio livello di preparazione fisica. Non richiede attrezzi e può essere ripetuto in sicurezza nel corso del tempo

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Una donna intenta a fare gli squat

Una donna intenta a fare gli squat | Pixabay @Gesina - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Organizzare un trekking richiede ben più che scegliere una meta affascinante o preparare lo zaino. Il vero fattore che determina la qualità dell’esperienza è spesso la condizione fisica, soprattutto quando il percorso include dislivelli impegnativi, carichi importanti o più giorni consecutivi di cammino. Prima di affrontare il sentiero, è possibile valutare in modo concreto il proprio livello di preparazione attraverso una serie di esercizi che funzionano come veri test di autovalutazione: semplici, ripetibili e sicuri, permettono di “mettere alla prova” il corpo in modo controllato, evitando sorprese una volta partiti.

Come capire se si è pronti per il trekking

Questi esercizi consentono di osservare lo stato della forza generale e di individuare eventuali punti deboli. L’ideale è ripetere la valutazione ogni quattro o sei settimane durante un percorso di allenamento, così da capire se si stanno facendo progressi, se la preparazione è ferma o se esistono squilibri tra un lato del corpo e l’altro. I test non sostituiscono le uscite con lo zaino o le escursioni di allenamento, che restano fondamentali, ma si integrano con esse e con il lavoro di forza strutturato, contribuendo a ridurre il rischio di infortuni e a rendere il trekking meno faticoso.

I numeri contano, ma le sensazioni raccontano di più

Accanto ai risultati oggettivi – come il numero di ripetizioni o il tempo mantenuto – è essenziale ascoltare le sensazioni. Portare a termine un test può sembrare un buon segnale, ma se la fatica è eccessiva o il recupero richiede molti giorni, significa che la preparazione va migliorata.

Una donna in posizione di plank
Una donna in posizione di plank | Unsplash @Olivia Bauso – Alanews.it

Nelle valutazioni successive è utile notare se i movimenti diventano più fluidi, se il recupero è più rapido o se la sensazione di bruciore muscolare diminuisce. Spesso questi segnali soggettivi descrivono i progressi in modo più chiaro dei numeri.

Trekking, le regole fondamentali dell’autovalutazione

Ogni esercizio deve essere eseguito con tecnica corretta e movimento completo. Il test va interrotto non appena non si riesce più a mantenere una buona esecuzione: forzare per raggiungere un valore di riferimento non serve, perché l’obiettivo è una valutazione onesta e utile. Negli esercizi a una gamba è importante confrontare destra e sinistra: piccole differenze sono normali, ma se lo scarto supera cinque ripetizioni conviene dedicare più lavoro al lato più debole.

I quattro esercizi chiave per misurare la preparazione

Lo squat a corpo libero è un indicatore efficace della forza e della resistenza delle gambe. Il riferimento è di 50 ripetizioni eseguite con anche che scendono sotto la linea delle ginocchia e ritorno completo in posizione eretta. Se il risultato è più basso, si può intervenire con varianti di squat, affondi e step-up nella routine settimanale.

Il ponte a una gamba mette alla prova glutei, muscoli posteriori della coscia e core. Il parametro è di 25 ripetizioni per lato, mantenendo il bacino stabile. In caso di difficoltà, è utile lavorare con varianti del ponte, stacchi a una gamba ed esercizi per i posteriori con fitball.

Nel plank, un tempo compreso tra 90 secondi e tre minuti rappresenta un buon livello. L’esecuzione deve mantenere addome e glutei attivi, scegliendo la versione più impegnativa che si riesce a controllare. Per trekking di più giorni, soprattutto con zaini pesanti, avvicinarsi ai tre minuti diventa un obiettivo particolarmente indicato.

Il calf raise a una gamba misura la forza e la resistenza dei polpacci. Il riferimento è di 25 ripetizioni per lato, eseguibili anche con un leggero appoggio. Per migliorare il risultato, è utile lavorare sulle varianti del movimento e curare in modo particolare la fase di discesa lenta, che coinvolge anche il tendine d’Achille.

Come valutare i risultati

Raggiungere o meno i valori di riferimento non deve trasformarsi in una sentenza su partire o rinunciare al trekking. Questi esercizi servono come bussola per leggere il proprio stato di forma, da affiancare sempre a una valutazione realistica della difficoltà del percorso e alla costanza dell’allenamento. Se i test rientrano nei parametri e le sensazioni migliorano nel tempo, il programma di preparazione sta andando nella direzione giusta. E quando il sentiero chiama, partire con maggiore consapevolezza fisica rende l’esperienza più sicura, fluida e piacevole, passo dopo passo.

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