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Caso Garlasco, giudice: “Insinuare coinvolgimento di Stefania Cappa è diffamazione aggravata”

La sentenza del tribunale di Milano condanna le insinuazioni mediatiche prive di fondamento su Stefania Cappa, mai indagata nel caso Poggi, e tutela la sua reputazione

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Foto d'archivio delle gemelle Cappa

Foto d'archivio delle gemelle Cappa | EMMEVI /ARCHIVIO - ANSA/ KUM - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Milano, 12 gennaio 2026 – La vicenda giudiziaria legata al delitto di Garlasco, uno dei casi di cronaca nera più complessi e discussi degli ultimi anni, torna nuovamente al centro dell’attenzione per una sentenza significativa della terza sezione penale del tribunale di Milano. La giudice Sara Faldini ha stabilito che insinuare un coinvolgimento di Stefania Cappa, cugina gemella della vittima Chiara Poggi, nell’omicidio avvenuto nel 2007, costituisce un atto di diffamazione aggravata.

Diffamazione per insinuazioni sul coinvolgimento delle sorelle Cappa

Le motivazioni della sentenza, depositate a fine ottobre 2025 e rese note solo oggi, chiariscono che il servizio televisivo andato in onda nel maggio 2022 all’interno del programma “Le Iene” ha offeso la reputazione di Stefania Cappa insinuando ingiustamente un suo coinvolgimento nel delitto di Chiara Poggi. Nel servizio, condotto da Riccardo Festinese e Alessandro De Giuseppe, venivano riportate dichiarazioni rilasciate all’epoca dei fatti da Marco Muschitta, tecnico del gas, il quale aveva inizialmente affermato di aver visto una ragazza bionda allontanarsi in bicicletta dalla villetta di via Pascoli, portando in mano un attrezzo da camino, salvo poi ritrattare le sue affermazioni.

La giudice ha sottolineato che tali dichiarazioni erano state già ritenute inutilizzabili nelle indagini, e che la trasmissione televisiva non ha riportato questa informazione essenziale, dando così una rappresentazione parziale e distorta dei fatti. Inoltre, è stato evidenziato come la ritrattazione di Muschitta fosse stata oggetto di critiche ma non poteva in alcun modo essere utilizzata per insinuare un coinvolgimento di Cappa, che non è mai stata indagata nell’ambito del procedimento penale.

Il contesto giudiziario del delitto di Garlasco

Il delitto di Garlasco risale al 13 agosto 2007, quando Chiara Poggi, 26 anni, fu trovata uccisa nella villetta di famiglia in via Giovanni Pascoli, in provincia di Pavia. Il fidanzato, Alberto Stasi, fu l’unico indagato e successivamente condannato in via definitiva per l’omicidio. Tuttavia, la vicenda ha visto una lunga serie di fasi giudiziarie, con un iter processuale complesso che ha suscitato numerosi dibattiti e controversie, anche a causa delle numerose criticità emerse nelle indagini e nella raccolta delle prove.

Le indagini erano state caratterizzate da elementi controversi, tra cui l’ora esatta del delitto, le tracce di sangue e il ruolo delle biciclette trovate vicino alla scena del crimine. Nel corso degli anni, le perizie hanno evidenziato anomalie e incongruenze, alimentando un acceso dibattito mediatico e giudiziario. Nonostante la condanna definitiva di Stasi, nuove indagini sono state avviate per approfondire aspetti ancora poco chiari.

Nel contesto di questa intricata vicenda, il programma televisivo “Le Iene” aveva proposto uno speciale nel 2022 intitolato “Delitto di Garlasco, la verità di Alberto Stasi”, nel quale si facevano riferimenti alle dichiarazioni di Muschitta e si insinuava un possibile coinvolgimento di Stefania Cappa. La sentenza di Milano ha sancito che tali affermazioni sono diffamatorie e lesive della reputazione della donna, riconoscendo a Cappa un risarcimento provvisionale di 10mila euro e una multa di 500 euro per gli imputati.

I conduttori della trasmissione hanno fatto sapere di aver fatto ricorso in appello, ribadendo l’intenzione di proseguire l’inchiesta sul caso. Intanto, la sentenza ribadisce la necessità di evitare strumentalizzazioni mediatiche che possano ledere la dignità delle persone coinvolte, soprattutto quando non esistono elementi probatori a sostegno di accuse così gravi.

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