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Iran, le proteste spaventano il regime: massima allerta per un possibile attacco USA

La repressione delle proteste in Iran si intensifica tra blackout e interventi militari: spaventa il possibile attacco degli USA

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Proteste in Iran

Proteste in Iran | X - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Teheran, 11 gennaio 2026 – Il clima di tensione in Iran resta altissimo, con le proteste antigovernative che si prolungano ormai da settimane e che continuano a mettere in difficoltà il regime della Repubblica Islamica. Il governo ha intensificato la repressione, mentre l’attenzione internazionale si focalizza sulle minacce di un possibile intervento militare statunitense e sulle conseguenze geopolitiche di un conflitto più ampio in Medio Oriente. Tutti gli aggiornamenti.

Repressione e tensioni interne in Iran

Le manifestazioni di massa, iniziate ormai oltre due settimane fa in diverse città iraniane, hanno subito una dura repressione da parte delle forze di sicurezza e delle milizie legate al regime. Le immagini che arrivano da Teheran e da altre località mostrano la presenza di milizie negli ospedali che cercano i feriti tra i letti, mentre si parla di pile di corpi nei sacchi neri nei centri di medicina legale. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, il numero delle vittime supera ormai le 200 solo nella capitale, con un bilancio complessivo che potrebbe essere ancora più alto a livello nazionale. Le autorità hanno imposto un blackout totale di internet, limitando severamente l’accesso alle informazioni dall’esterno.

La magistratura, sotto la guida di Gholamhossin Mohseni Ejei, ha annunciato l’apertura di processi veloci contro i manifestanti, con l’accusa di essere “nemici di Dio” che in Iran viene punita con la pena di morte. Questa linea dura evidenzia la crescente difficoltà del regime nel contenere l’onda di protesta e la volontà di soffocare ogni dissenso.

Nel frattempo, Reza Pahlavi, erede dello scià deposto dalla Rivoluzione del 1979, si è dichiarato pronto a tornare in Iran per sostenere la protesta popolare, lanciando appelli all’unità e alla paralisi economica, invitando i lavoratori dei settori strategici come trasporti, petrolio ed energia a partecipare attivamente.

Minacce di escalation militare e stato di allerta internazionale

Ma non è solo il fronte interno a preoccupare: il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha lanciato un avvertimento diretto agli Stati Uniti e a Israele, dichiarando che in caso di attacco l’Iran considererà entrambi come “obbiettivi legittimi” e risponderà con forza. Le difese anti-aeree di Teheran e di sei province sono state messe in stato di massima allerta e le autorità iraniane hanno annunciato il lancio di missili verso obiettivi israeliani, con Tel Aviv e Haifa nel mirino.

Israele si trova in stato di massima allerta per un possibile intervento statunitense in Iran. Nelle ultime settimane, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito più volte la disponibilità di Washington a sostenere i manifestanti iraniani e ha espresso preoccupazione per la repressione violenta in corso. In un briefing riservato ai parlamentari americani sono state discusse le possibili strategie di intervento, anche se un attacco non appare ancora imminente.

Il clima di instabilità e violenza in Iran e nel Medio Oriente rimane dunque estremamente critico, con rischi concreti di un’ulteriore escalation che potrebbe coinvolgere direttamente potenze regionali e globali, con conseguenze imprevedibili per la sicurezza internazionale.

Le opzioni militari sul tavolo di Trump

Secondo quanto riferito da fonti dell’amministrazione statunitense, il presidente è stato messo al corrente di un ventaglio di possibilità che includono attacchi mirati a strutture non militari a Teheran, in particolare contro elementi dei servizi di sicurezza iraniani coinvolti nella repressione delle manifestazioni. Queste proteste, scatenate da tensioni economiche, hanno provocato un bilancio di almeno 192 morti secondo l’organizzazione Iran Human Rights, con migliaia di arresti e un blackout di internet che ostacola ulteriori verifiche.

Fonti della Casa Bianca riferiscono che, mentre i comandanti sul campo chiedono più tempo per consolidare le posizioni militari e rafforzare le difese, non ci sono ancora segnali di un attacco imminente. L’opzione di un raid aereo su vasta scala è stata discussa, ma non esiste un consenso unanime sulla linea d’azione. L’eventualità di colpire siti non militari rappresenta una novità nelle strategie di risposta, ma potrebbe anche consolidare l’unità interna dell’Iran o scatenare rappresaglie contro obiettivi americani nella regione.

Un testimone alla CNN: la situazione in Iran

Emergono testimonianze drammatiche dalle recenti proteste che hanno scosso Teheran, capitale dell’Iran. Diverse persone che hanno partecipato alle manifestazioni raccontano di enormi assembramenti per le strade e di una repressione violenta da parte delle autorità iraniane. Una donna ha denunciato alla CNN di aver visto “corpi ammucchiati l’uno sull’altro” in un ospedale della città, segno della gravità della situazione.

Un testimone ha descritto una scena di caos totale negli ospedali, dove si è cercato di soccorrere un uomo ferito gravemente, colpito da circa 40 pallini alle gambe e con un braccio rotto, ma la situazione era definita “completamente caotica”. Un’assistente sociale iraniana ha definito la giornata di protesta un vero e proprio “incubo”, raccontando anche di un’aggressione brutale subita da una giovane colpita al collo con un dispositivo elettrico fino a perdere conoscenza. Tra le vittime, anche il figlio di una sua collega.

Il numero delle vittime sale a 466

Come dichiarato dall’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana), il numero di persone uccise nelle proteste in Iran è salito a 466.

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