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Iran, il procuratore: “Tutti i manifestanti rischiano la pena di morte”

Le autorità iraniane intensificano la repressione: accuse di “nemico di Dio” anche per chi sostiene le proteste. Stato d’allerta massimo e tensioni in tutto il Paese

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Proteste in Iran

Proteste in Iran | X - alanews

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Teheran, 10 gennaio 2026 – La repressione delle proteste in Iran si fa sempre più severa. Il procuratore generale iraniano, Mohammad Movahedi Azad, ha annunciato che tutti i manifestanti saranno accusati di essere “nemici di Dio” (mohareb), un reato che comporta la pena di morte. Tale dichiarazione, riportata dai media statali e rilanciata da Sky News, sottolinea la linea dura adottata dalle autorità iraniane nei confronti delle proteste che da due settimane scuotono il Paese.

Iran, minacce di pena capitale per i manifestanti

Secondo Movahedi Azad, l’accusa di mohareb si applicherà non solo a coloro che partecipano attivamente alle proteste, ritenuti rivoltosi o terroristi responsabili di danni e minacce alla sicurezza, ma anche a chi li sostiene o li aiuta. Questa posizione rappresenta un irrigidimento senza precedenti nella gestione delle manifestazioni, confermando la scelta del governo di reprimere con ogni mezzo le proteste che stanno interessando diverse regioni dell’Iran.

Khamenei alza il livello di allerta delle Guardie della Rivoluzione

In parallelo alle dichiarazioni del procuratore, la Guida Suprema Ali Khamenei ha elevato lo stato di allerta del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) a un livello superiore a quello registrato durante i conflitti con Israele a giugno scorso. Secondo fonti iraniane, Khamenei ritiene che l’IRGC sia l’unica forza fedele e stabile del Paese, a differenza dell’esercito o della polizia che in passato hanno registrato episodi di defezione. Il Paese si trova dunque in uno stato di massima tensione, mentre le manifestazioni proseguono in diverse città.

Nel frattempo, l’agenzia Tasnim riferisce che ieri a Shiraz, nel sud dell’Iran, tre agenti di polizia sono stati uccisi negli scontri con i manifestanti, mentre altri 14 membri delle forze di sicurezza, tra cui un procuratore e diversi basij, sono rimasti vittime dei disordini in altre aree del Paese. Tuttavia, oggi la situazione risulta relativamente calma.

Lunedì contro-manifestazione a Teheran

L’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim, legata al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, ha annunciato una grande contro-manifestazione prevista per lunedì, volta a condannare le azioni dei rivoltosi.

Secondo quanto riportato da Tasnim e rilanciato dalla CNN, la manifestazione di lunedì nella capitale iraniana dovrebbe iniziare alle 14 ora locale. Già nella giornata di ieri si sono svolte alcune contromanifestazioni spontanee di gruppi filogovernativi a sostegno del regime, che hanno risposto alle crescenti proteste popolari contro il caro vita e la repressione politica. Nonostante il blackout quasi totale di internet che limita la diffusione delle informazioni, immagini e video delle proteste sono circolati sui social media, alimentando timori per un’accentuazione della repressione.

 

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