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Corteo pro Palestina a Milano, striscione davanti all’Abspp: “La solidarietà non è reato”

Circa mille manifestanti hanno sfilato pacificamente nel capoluogo lombardo, chiedendo chiarezza sulle indagini e difendendo l’impegno umanitario dell’associazione Abspp

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Roberto Smaldore di Roberto Smaldore

Classe 1997, sono un giornalista e video-reporter. Nel 2023 ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi in Storia contemporanea sul coinvolgimento dei combattenti stranieri nelle guerre jugoslave. Da giugno 2025 collaboro con Alanews occupandomi di cronaca, politica e attualità.

Milano, 10 gennaio 2026 – Un nuovo appuntamento di piazza ha animato le vie di Milano nel pomeriggio di oggi, con la partecipazione di circa un migliaio di persone che hanno preso parte al consueto corteo di solidarietà pro-Palestina, organizzato ogni sabato dal 7 ottobre 2023. La manifestazione, partita dalla zona di viale Monza, ha avuto come tappa simbolica la sede dell’Associazione di Solidarietà col Popolo Palestinese (Abspp), situata in via Venini, le cui serrande sono state chiuse e poste sotto sequestro dal 27 dicembre scorso. Il provvedimento giudiziario segue un’indagine della procura di Genova che ipotizza presunti finanziamenti ad Hamas, mascherati da aiuti umanitari.

Il corteo a Milano e la solidarietà ai membri dell’Abspp

immagine

Il corteo ha attraversato in modo pacifico le strade della città metropolitana, fermandosi per diversi minuti davanti alla sede sequestrata dell’Abspp. Qui i manifestanti hanno affisso uno striscione con la scritta: “La solidarietà non è reato. Siamo fieri di voi”, esprimendo così un forte messaggio di sostegno ai membri dell’associazione. Particolarmente toccanti sono stati gli interventi dei figli degli indagati, Raed Dawoud e Mohammad Hannoun. Falastin Dawoud, con la voce rotta dall’emozione e dalle lacrime, ha ricordato l’impegno del padre nei campi profughi, sottolineando che la sua assenza durante l’infanzia era dovuta proprio alla consegna di pacchi viveri ai bisognosi. Mahmoud Hannoun ha invece denunciato come il padre, arrestato per aver portato aiuti umanitari, sia vittima di un’azione politica del governo israeliano, affermando: “Continuiamo a scendere nelle piazze finché Netanyahu non verrà messo al posto in cui è mio padre in questo momento, in un carcere a marcire”.

Il contesto dell’indagine e le implicazioni internazionali

L’indagine della procura di Genova, che ha portato al sequestro della sede dell’Abspp e all’arresto di nove persone sospettate di aver finanziato Hamas, ha suscitato ampio interesse e preoccupazione a livello nazionale e internazionale. Il gruppo palestinese islamista Hamas, fondato nel 1987 e attualmente al centro del conflitto israelo-palestinese, è classificato come organizzazione terroristica da numerosi Paesi, tra cui Stati Uniti e Unione Europea. L’attenzione della magistratura italiana si concentra sulla presunta canalizzazione di aiuti italiani verso Hamas, sotto la copertura di attività umanitarie. La vicenda ha sollevato dibattiti sulla presenza e il ruolo di reti islamiche in Europa, oltre a suscitare reazioni politiche di varia natura.

Nel comunicato ufficiale firmato dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo e dal pubblico ministero genovese Nicola Piacente, si sottolinea che le indagini non intendono minimizzare i crimini commessi contro la popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni militari israeliane, per i quali si attende il giudizio della Corte Penale Internazionale. La delicatezza della questione è ulteriormente amplificata dalla necessità di rispettare la presunzione di innocenza, evitando strumentalizzazioni politiche, come evidenziato da autorevoli commentatori come Ferruccio de Bortoli.

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