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I regali di Natale non sono stati graditi? Occhio a venderli, potresti incorrere in sanzioni

A Fanpage l'avvocato Giuseppe Di Palo spiega i rischi di vendere online i regali di Natale non graditi

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Dei regali di Natale

Dei regali di Natale | Unsplash @Liza Springer - Alanews.it

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

I regali di Natale non sempre incontrano i gusti di chi li riceve e, soprattutto in questo periodo dell’anno, le piattaforme online rappresentano una soluzione semplice per recuperare qualcosa anche da un maglione viola prugna regalato dalla prozia. Tuttavia, senza una conoscenza adeguata delle regole, il rischio di incorrere in sanzioni anche rilevanti non è da sottovalutare. L’avvocato penalista Giuseppe Di Palo ha spiegato a Fanpage.it quali sono i limiti entro cui è possibile vendere su Vinted e piattaforme simili senza essere considerati venditori abusivi.

Regali di Natale, il parere dell’avvocato Di Palo

Secondo Di Palo, rivendere un maglione, un profumo, o uno dei regali ricevuti a Natale non costituisce un illecito. Il problema nasce quando l’attività smette di essere occasionale e assume carattere continuativo: in questi casi possono scattare accertamenti fiscali che, nei casi più gravi, arrivano anche a conseguenze penali.

La vendita online di regali di Natale indesiderati, quindi, è lecita, ma occorre evitare che diventi un’abitudine tale da attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate. Il punto critico non è la piattaforma utilizzata, ma il rischio che l’attività venga considerata abituale e organizzata. In questa eventualità, l’amministrazione finanziaria può contestare la mancata apertura di una partita Iva e il conseguente mancato versamento delle imposte. Liberarsi di un singolo regalo non gradito è consentito, mentre trasformare Vinted o servizi analoghi in una fonte stabile di reddito senza dichiararla non lo è.

Le principali conseguenze sono di natura economica. In caso di mancata apertura della partita Iva, l’Agenzia delle Entrate può applicare una sanzione fino a 2.000 euro. La mancata dichiarazione dei redditi comporta invece una sanzione amministrativa pari a circa il 120% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 euro.

I migliori regali di Natale secondo l'IA
I migliori regali di Natale secondo l’IA – alanews

Eventuali rischi penali

Esistono anche profili penali: superate determinate soglie, l’omessa dichiarazione dei redditi può portare a una pena detentiva compresa tra due e cinque anni. Per il mancato versamento dell’Iva, la soglia di punibilità è fissata intorno ai 250 mila euro. Per incorrere in queste conseguenze non è necessario disporre di un marchio strutturato o di un magazzino: il confine tra attività lecita e abusiva è molto più sottile.

Non esiste infatti un numero preciso di oggetti venduti o una cifra incassata oltre la quale si diventa automaticamente venditori abusivi. La normativa valuta soprattutto le modalità con cui si effettuano le vendite, più che i volumi. Vendite ripetute nel tempo, descrizioni curate e prezzi competitivi possono far emergere il carattere abituale dell’attività.

Non si è considerati venditori professionali per aver ceduto un singolo oggetto, ma la presenza di un flusso costante di guadagni può far qualificare l’attività come commerciale a tutti gli effetti, con l’obbligo di partita Iva e dichiarazione dei redditi, anche in assenza di un sito internet o di un negozio fisico.

In conclusione, per incorrere in sanzioni serve ben più della vendita occasionale di qualche set regalo su Vinted. Se le cessioni avvengono solo tra dicembre e gennaio e per il resto dell’anno le piattaforme non vengono utilizzate, è difficile che l’Agenzia delle Entrate mostri interesse. L’importante è non trasformare una soluzione occasionale in un’attività continuativa.

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