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Tumori, meno decessi in Italia ma il Sud migra ancora per la chirurgia mammaria

Nonostante i progressi nella sopravvivenza oncologica e il calo della mortalità, persistono forti disuguaglianze regionali nell’accesso alle cure e nei servizi sanitari

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Tumori, meno decessi in Italia ma il Sud migra ancora per la chirurgia mammaria

Tumori, meno decessi in Italia ma il Sud migra ancora per la chirurgia mammaria

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Roma, 18 dicembre 2025 – In Italia continua a migliorare la lotta ai tumori, con una significativa riduzione dei decessi rispetto agli anni precedenti, ma permangono criticità legate alle disparità territoriali, in particolare per quanto riguarda gli interventi chirurgici al seno.

Calo dei decessi per tumori

Secondo il rapporto aggiornato “I numeri del cancro in Italia 2025” pubblicato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), nel 2025 sono stimati circa 390.000 nuovi casi di tumore, un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Tuttavia, si registra un calo del 9% delle morti per tumore negli ultimi dieci anni, con una diminuzione ancora più marcata nelle neoplasie del polmone (-24%) e del colon-retto (-13%). Questi risultati sono migliori della media europea e si traducono in una sopravvivenza a 5 anni più alta, attestata al 59% negli uomini e al 65% nelle donne.

La riduzione della mortalità è attribuibile, oltre che alla diminuzione della popolazione, anche ai progressi terapeutici e diagnostici che permettono di identificare e curare i tumori in fase precoce. Come sottolineato da Massimo Di Maio, Presidente AIOM, il progresso delle cure oncologiche ha aumentato il carico di lavoro per le strutture sanitarie, richiedendo un adeguamento del personale medico e infermieristico per mantenere la qualità dell’assistenza.

Fuga dal Sud per la chirurgia mammaria e disuguaglianze territoriali

Un dato che desta preoccupazione riguarda la mobilità delle pazienti oncologiche per la chirurgia mammaria. Nel Mezzogiorno, infatti, circa il 15% delle donne si sposta in altre regioni per sottoporsi a interventi al seno, con punte che sfiorano il 50% in Calabria. Questa “fuga” evidenzia profonde disparità territoriali nell’accesso alle cure oncologiche e nella qualità dei servizi offerti.

Il presidente di Fondazione AIOM, Francesco Perrone, mette in luce anche il fenomeno della tossicità finanziaria, ovvero l’impatto economico del cancro sulle famiglie italiane, che continua a rappresentare un problema rilevante da affrontare per garantire equità e tutela del diritto alla salute. Perrone invita inoltre a integrare le cure palliative con le terapie antitumorali per migliorare la qualità della vita dei pazienti, sottolineando l’importanza che il legislatore non escluda il Servizio Sanitario Nazionale dal percorso di morte medicalmente assistita, così da garantire un’assistenza integrata e completa.

Un altro elemento critico emerso riguarda gli effetti della pandemia da Covid-19, che ha causato un rallentamento nei programmi di screening oncologici, con una conseguente diminuzione degli interventi chirurgici per tumori in fase iniziale, soprattutto della mammella e del colon-retto. Questa situazione ha portato a un aumento delle diagnosi in stadi più avanzati, rendendo più difficile la cura.

AIOM continua a impegnarsi per la formazione dei giovani oncologi e per un dialogo costante con le istituzioni, al fine di uniformare i trattamenti e valorizzare la ricerca clinica, elementi fondamentali per migliorare ulteriormente la lotta contro il cancro in Italia e ridurre le disuguaglianze tra le regioni.

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