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Trump vieta il font Calibri: “Troppo inclusivo”, nel mirino la “cultura woke”

La nuova amministrazione statunitense, guidata da Trump e Rubio, abbandona il font Calibri nelle comunicazioni ufficiali per riaffermare valori tradizionali e identità nazionale

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Il Segretario di Stato statunitense Marco Rubio

Marco Rubio | Alanews

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Washington, 12 dicembre 2025 – Prosegue la controversa battaglia dell’amministrazione Trump contro le politiche cosiddette “woke“, che questa volta si estende fino alla scelta dei caratteri tipografici nelle comunicazioni ufficiali del governo. Il segretario di Stato Marco Rubio, entrato in carica il 21 gennaio 2025 nella seconda amministrazione Trump, ha infatti deciso di cancellare l’uso del carattere Calibri, adottato dalla precedente amministrazione Biden con l’obiettivo di migliorare la leggibilità per persone con disabilità e dislessia, imponendo il ritorno al tradizionale Times New Roman.

La crociata contro il “woke” arriva fino ai font: Calibri cancellato

Il carattere sans serif Calibri era stato scelto nel gennaio 2023 dal predecessore Antony Blinken proprio per la sua maggiore accessibilità, facilitando la lettura rispetto ai caratteri serif come il Times New Roman, tradizionalmente percepito come più elegante ma anche più faticoso da leggere per alcune categorie di utenti. Tuttavia, Rubio ha bollato questa scelta come una “inutile” e “puramente cosmetica” mossa a favore delle politiche DEI (diversità, equità e inclusione), definendola parte di un’agenda ideologica che, a suo avviso, va contrastata.

Nella nota ufficiale del dipartimento di Stato, il ritorno al Times New Roman è giustificato con un richiamo alla passione del presidente Trump per la classicità romana e dove il carattere è descritto come “sinonimo di tradizione, formalità e cerimonia“. Questo cambio va dunque oltre una semplice preferenza estetica, assumendo un valore simbolico nella lotta culturale tra le visioni progressiste e conservative che caratterizza gli USA del 2025.

Un contesto più ampio: la politica di Trump e Rubio

Donald Trump, rieletto presidente nel 2024 e in carica dal 20 gennaio 2025 con il vice presidente J. D. Vance, continua a guidare una linea politica fortemente conservatrice, nazionalista e protezionista, opponendosi a quelle che definisce “ideologie di sinistra” anche nel linguaggio e nelle scelte simboliche del governo. Il segretario di Stato Marco Rubio, primo latinoamericano a ricoprire tale carica, è un fedelissimo di Trump e condivide questa visione politica, avendo ricoperto precedentemente i ruoli di senatore per la Florida e speaker della Camera dei rappresentanti della Florida.

Rubio, noto per la sua posizione dura su immigrazione e sicurezza nazionale, ha già dimostrato la sua volontà di marcare una netta discontinuità rispetto alle politiche di inclusione dell’amministrazione Biden, rafforzando la linea di Trump che mira a un ritorno a valori tradizionali e a una definizione rigorosa dell’identità nazionale americana. La scelta di abbandonare il Calibri è emblematicamente parte di questa strategia, che si inserisce in un più ampio scontro politico e culturale.

L’evoluzione dei caratteri ufficiali nel governo e nel settore tecnologico

La decisione del dipartimento di Stato americano si riallaccia anche a una tendenza più ampia nel mondo della tecnologia: nel 2023, infatti, Microsoft ha sostituito il Calibri – font ufficiale di Office dal 2007 – con il nuovo carattere sans serif Aptos, segnando la fine di un’era iniziata con l’adozione del Calibri come standard. Tuttavia, mentre Microsoft ha scelto di innovare rimanendo nella famiglia dei sans serif, l’amministrazione Trump preferisce tornare alle radici del serif, facendo del Times New Roman un simbolo di un’America più tradizionalista e meno incline alle innovazioni legate alle politiche di equità e inclusione.

La disputa sui font, apparentemente tecnica, si inserisce così in una battaglia più ampia sulla cultura e sull’identità nazionale, riflettendo le tensioni sociali e politiche che attraversano gli USA nel 2025.

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