Una nuova tempesta commerciale si abbatte sui rapporti transatlantici. Il presidente statunitense Donald Trump ha lanciato un durissimo ultimatum agli alleati europei, minacciando tariffe doganali del 100% su tutte le merci importate da qualunque Paese che decida di applicare una tassa sui servizi digitali alle multinazionali americane. L’avvertimento, diffuso tramite il social network Truth, colpirebbe i beni d’esportazione azzerando di fatto gli storici accordi bilaterali. La replica della Commissione europea è stata immediata, rivendicando il diritto sovrano degli Stati membri di regolamentare le attività economiche sul proprio territorio.
Il duro avvertimento di Trump e l’impatto sugli accordi bilaterali
Secondo i piani di Trump, i nuovi gravami doganali scatterebbero in modo immediato, superando le intese commerciali recentemente siglate, come l’accordo che prevedeva tariffe fisse al 15%. Il tycoon ha chiarito che la contromisura scatterà non appena i singoli governi procederanno con l’iter legislativo della Digital Services Tax. Al momento, diverse nazioni dell’Unione – tra cui l’Italia, che applica un’aliquota del 3% dal 2020, la Francia e la Spagna – hanno già implementato questa misura fiscale, mentre numerosi altri partner comunitari hanno già manifestato l’intenzione di uniformarsi a breve.
La difesa di Bruxelles e la spinta per una tassazione comunitaria
L’esecutivo dell’Unione europea ha definito ingiustificate le minacce di ritorsione commerciale. Un portavoce comunitario ha sottolineato come le normative fiscali europee non siano discriminatorie, applicandosi equamente a tutti i colossi del web a prescindere dalla loro nazionalità. Nonostante le pressioni di Trump, a Bruxelles si valuta anzi l’introduzione di un prelievo digitale unico a livello europeo per finanziare il bilancio Ue 2028-2034. La linea preferita dall’Europa resta comunque quella di una soluzione globale e coordinata in sede Ocse per garantire un’equa tassazione della net-economy.
