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Università, il Senato approva il ddl reclutamento: tutti i dettagli

Via libera di Palazzo Madama al ddl reclutamento universitario: abolita l’ASN, nuove regole per docenti e ricercatori. Le reazioni

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Ddl reclutamento

Ddl reclutamento | Pixabay @alessandro0770 - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Il Senato della Repubblica ha approvato oggi il ddl reclutamento, il disegno di legge (ddl) n. 1518, che riforma le modalità di accesso, valutazione e reclutamento del personale ricercatore e docente universitario. La riforma, collegata alla legge di bilancio, abroga l’attuale sistema dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), sostituendolo con un nuovo modello basato su specifici requisiti di produttività e qualificazione scientifica. La votazione ha registrato 72 voti favorevoli e 48 contrari. Ora il ddl passerà all’esame della Camera dei Deputati.

Ddl reclutamento, le critiche di Verducci: “La riforma toglie autonomia alle università”

Il senatore del Partito Democratico Francesco Verducci, membro della Commissione Istruzione e Cultura, ha espresso con forza le proprie riserve durante la dichiarazione di voto. Secondo Verducci, il ddl rappresenta un elemento di una strategia governativa che mira a sottrarre autonomia alle università, rendendole dipendenti dall’esecutivo, e a ridurre i diritti e la rappresentanza dei lavoratori nel settore accademico.

“Si allontana il sistema universitario italiano dagli standard europei e internazionali,” ha sottolineato, denunciando il taglio delle risorse agli atenei e la reintroduzione della precarietà. Verducci ha ricordato che nelle quattro manovre di bilancio del Governo Meloni non è stato mai varato un piano di reclutamento, e che le assunzioni realizzate fino ad oggi sono state possibili solo grazie ai finanziamenti pluriennali della legislatura precedente.

In vista del 2027, il 40% degli atenei italiani rischia la chiusura a causa della fine dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e della mancata previsione di ulteriori stanziamenti da parte del governo. Questo scenario potrebbe comportare l’espulsione di oltre 15mila ricercatori, definita da Verducci una “sconfitta epocale per il sistema paese”.

Inoltre, ha criticato le recenti modifiche alla governance dell’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), che trasformerebbero l’agenzia da organo tecnico a braccio operativo dell’esecutivo, permettendo di premiare gli atenei allineati e penalizzare gli altri. Secondo il senatore Pd, ciò configura una torsione autoritaria, accentuata dalla volontà di inserire rappresentanti governativi nei consigli di amministrazione universitari, compromettendo di fatto l’autonomia degli atenei.

Opinioni a confronto: da Crisanti a Marti e Bucalo

Il dibattito parlamentare ha raccolto anche altri interventi significativi. Il senatore Andrea Crisanti (Pd) ha criticato la riforma perché, a suo avviso, rischierebbe di preservare le peggiori pratiche di cooptazione che hanno danneggiato le università italiane. Crisanti ha sottolineato l’assenza di norme efficaci per la validazione dei titoli esteri e per contrastare meccanismi di selezione che hanno compromesso la qualità della ricerca nazionale.

Al contrario, il senatore della Lega Roberto Marti, presidente della Commissione Cultura e Istruzione del Senato, ha definito il ddl un intervento sostanziale e responsabile, frutto di un percorso di confronto e miglioramento. Marti ha evidenziato come la riforma punti a commissioni trasparenti, valorizzazione della didattica e criteri oggettivi di valutazione, lasciando più responsabilità agli atenei per un sistema più dinamico, aperto e competitivo.

Sulla stessa linea, la senatrice di Fratelli d’Italia Ella Bucalo, membro della Commissione Cultura e Istruzione, ha sottolineato che il ddl introduce un modello di reclutamento più snello e funzionale, superando le criticità dell’ASN. Bucalo ha evidenziato che grazie agli emendamenti presentati da FdI si rafforza la qualità del sistema con criteri più semplici e trasparenti, con particolare attenzione alla didattica, alla ricerca svolta in Italia e all’estero, e alla partecipazione a progetti competitivi.

Ministra Bernini: meno burocrazia e più autonomia

La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha commentato con soddisfazione l’approvazione del ddl, evidenziando che la riforma rappresenta un passo avanti verso un sistema di reclutamento più semplice, meno burocratico e più efficiente.

Bernini ha sottolineato come l’abolizione dell’ASN superi una norma ormai obsoleta, che aveva generato un enorme contenzioso con migliaia di ricorsi da parte dei candidati. La ministra ha affermato che il nuovo sistema valorizza l’autonomia e la responsabilità degli atenei, facilitando il percorso di carriera dei docenti e ricercatori e favorendo una maggiore trasparenza.

Il percorso legislativo e i prossimi passi

Il ddl n. 1518, presentato dal Governo il 3 giugno 2025 e assegnato alla 7ª Commissione permanente Cultura e Istruzione, ha attraversato una fase di approfondito esame in Commissione, con numerose audizioni di rappresentanti del mondo universitario, associazioni di settore e istituzioni coinvolte. Il relatore di maggioranza, senatore Mario Occhiuto (FI), ha guidato l’iter parlamentare che ha portato all’approvazione in Senato.

Il testo ora passerà all’esame della Camera dei Deputati per la seconda lettura. La riforma è attesa con attenzione dal mondo accademico, dalle istituzioni e dagli studenti, in un momento delicato per il futuro del sistema universitario italiano.

L’approvazione del ddl rappresenta un momento cruciale per il sistema universitario nazionale, con opinioni fortemente divergenti tra le forze politiche e gli esperti del settore, che sottolineano sia le potenzialità di modernizzazione sia i rischi di un indebolimento dell’autonomia accademica e delle condizioni di lavoro nel comparto.

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