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Presunta frode sui Fondi Ue: rilasciati Mogherini, Sannino e Zegretti, ma restano le accuse

Nei confronti dei tre pendono pesanti ipotesi: frode nelle procedure di affidamento, corruzione, possibili conflitti di interesse e la violazione di obblighi di riservatezza

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Mogherini, Sannino e Zegretti

Mogherini, Sannino e Zegretti | EPA/OLIVIER MATTHYS - ANSA/WEB/COLLEGE OF EUROPE - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Un’operazione giudiziaria ha scosso nella notte il cuore delle istituzioni europee: dopo ore di interrogatorio, Federica Mogherini, Stefano Sannino e Cesare Zegretti sono stati rilasciati dalle autorità belghe, ma restano al centro di un’inchiesta che mette sotto accusa procedure di gara e possibili favoritismi nella selezione di strutture formative per i futuri diplomatici dell’Unione. I tre sono stati messi al corrente delle accuse a loro carico. La procura europea ha evidenziato che “tutte le persone sono presunte innocenti fino a prova contraria da parte dei tribunali belgi competenti”.

Le ipotesi di reato — che gli inquirenti stanno ancora verificando — spaziano dalla frode negli appalti alla corruzione, passando per conflitto d’interessi e violazione del segreto d’ufficio. I tre sono stati liberati perché, secondo gli accertamenti preliminari, non risultano a rischio di fuga, ma l’impianto accusatorio rimane in piedi e l’indagine prosegue a ritmo serrato.

L’operazione e il coordinamento investigativo

L’attività investigativa ha avuto contorni orchestrati e molto articolati: a scattare sono state squadre congiunte che hanno agito all’alba, ispezionando sia uffici istituzionali che abitazioni private. I magistrati europei, con il supporto dell’ufficio anti-frode Olaf e della polizia federale delle Fiandre occidentali, hanno sequestrato documenti cartacei e materiali informatici all’interno del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), l’ente che svolge le funzioni di politica estera comunitaria. Contemporaneamente i controlli si sono estesi alle aule del Collegio d’Europa e ad alcuni domicili personali: una sequenza di perquisizioni che testimonia la portata e la complessità dell’indagine.

Stefano Sannino
Stefano Sannino | EPA/JOHANNA GERON / POOL – Alanews.it

I tre protagonisti sono stati sottoposti a interrogatori prolungati; formalmente non sono ancora sotto processo, ma la Procura europea (EPPO) ha ritenuto necessario procedere a verifiche immediatamente incisive per chiarire i fatti. Secondo il copione dell’ordinanza, il giudice istruttore avrà 48 ore per valutare la legittimità delle misure — anche se, eccezionalmente, Mogherini, Sannino e Zegretti sono stati poi rimessi in libertà.

Le accuse rivolte a Mogherini, Sannino e Zegretti

Al centro dell’inchiesta ci sono tre figure note della diplomazia e del mondo accademico europeo. Federica Mogherini, ex Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, è stata tra i principali artefici di alcune iniziative per la formazione diplomatica a livello comunitario. Stefano Sannino, già segretario generale del SEAE e attualmente alla guida della direzione generale della Commissione per il Medio Oriente e il Nord Africa, e Cesare Zegretti, dirigente del Collegio d’Europa, sono gli altri due indagati. Nei confronti dei tre pendono pesanti ipotesi: frode nelle procedure di affidamento, corruzione, possibili conflitti di interesse e la violazione di obblighi di riservatezza. L’accusa centrale che anima l’inchiesta riguarda la presunta disponibilità, da parte dell’istituto di formazione, di informazioni privilegiate sui criteri del bando per la nuova Accademia diplomatica dell’UE prima della pubblicazione ufficiale, un vantaggio che, se confermato, avrebbe influenzato l’esito del procedimento di gara.

Perché il fascicolo riguarda la futura Accademia diplomatica?

Gli investigatori ritengono che il bando per la nuova Accademia diplomatica europea — progetto destinato a formare i futuri funzionari e diplomatici Ue — sia stato al centro di trattative e contatti che avrebbero portato a possibili irregolarità. L’ipotesi è che informazioni sensibili sui criteri di selezione e sugli elementi valutativi siano state disponibili per alcuni attori prima che venissero rese pubbliche, generando così un potenziale vantaggio competitivo indebito. Poiché si tratta di risorse pubbliche e di un’opportunità con impatto sul bilancio e sulla credibilità dell’Unione, la Procura europea ha ritenuto di dover intervenire con urgenza.

La mattina del blitz: cronologia e misure adottate

Secondo quanto ricostruito, l’intervento delle forze dell’ordine è cominciato molto presto: intorno alle 7.30 alcune decine di agenti in abiti civili hanno fatto irruzione negli uffici SEAE, sequestrando documentazione e device. Squadre coordinate hanno poi eseguito perquisizioni in abitazioni private e controlli nelle sedi accademiche coinvolte. In parallelo è scattata la procedura formale per ottenere l’autorizzazione a esaminare i telefoni cellulari e altri dispositivi degli indagati: per Sannino, in particolare, è stata revocata l’immunità che lo avrebbe protetto dalla verifica, misura necessaria per consentire agli inquirenti di acquisire dati utili. Tutto ciò è avvenuto in uno stretto dialogo operativo tra le diverse autorità, con l’EPPO a fare da regia nell’azione volta a preservare prove e a ricostruire i passaggi oggetto d’indagine.

Le reazioni istituzionali: silenzi, aperture e garanzie

L’eco dell’operazione ha rapidamente coinvolto gli organi europei e la politica nazionale. La Commissione ha scelto fin da subito una linea di riserbo, evitando dichiarazioni pubbliche immediate; il Collegio d’Europa ha invece reso noto di collaborare pienamente con le autorità e ha sottolineato di aver adottato misure per garantire la continuità delle attività accademiche. Dall’Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricordato il principio del garantismo, ribadendo la presunzione d’innocenza e la necessità che le valutazioni giudiziarie facciano il loro corso senza strumentalizzazioni politiche.

Altri soggetti istituzionali, come l’Europarlamento, hanno seguito la vicenda con attenzione, mentre alcuni gruppi politici nazionali — in particolare forze di opposizione — hanno chiesto chiarezza e approfondimenti immediati. La delicatezza della situazione sta anche nel fatto che l’azione è avvenuta in un contesto internazionale già teso, con Bruxelles impegnata in negoziati e posizionamenti su dossier sensibili.

Lo scontro diplomatico e le spinte esterne

L’inchiesta non ha impattato soltanto i corridoi di Bruxelles: è stata infatti subito strumentalizzata da attori internazionali e da governi critici verso l’Unione. La portavoce del ministero degli Esteri russo ha accusato l’Ue di ipocrisia e ha rilanciato vecchie narrative su presunte opacità finanziarie legate all’assistenza internazionale a Kiev, mentre il governo ungherese ha ironizzato sull’accaduto, dipingendo Bruxelles come una scena da “serie poliziesca”. Tali reazioni mostrano quanto un’inchiesta interna possa diventare arma di propaganda in un clima geopolitico già polarizzato, riaprendo il vecchio capitolo dei precedenti scandali — dal Qatargate alle questioni legate a Huawei — che negli ultimi anni hanno alimentato sospetti e dibattiti sulla trasparenza delle istituzioni europee.

Il ruolo della Procura europea, dell’OLAF e della polizia locale

Questa indagine mette in luce la funzione e le modalità d’azione dell’EPPO — la Procura comune istituita per tutelare gli interessi finanziari dell’Unione — e dell’OLAF, struttura preposta al contrasto delle frodi che riguardano i fondi comunitari. La sinergia con le forze di polizia regionali delle Fiandre occidentali è stata essenziale per eseguire le perquisizioni e i sequestri sul territorio belga. Il coinvolgimento di questi organismi segnala l’importanza che Bruxelles attribuisce al controllo delle procedure di spesa e alla tutela della regolarità degli appalti, soprattutto quando vi è in gioco la formazione e il reclutamento di personale che opererà per l’Europa.

Cosa accadrà nelle prossime settimane: scenari possibili

Dal punto di vista procedurale, la vicenda entrerà ora in una fase istruttoria più lunga: gli inquirenti analizzeranno i materiali sequestrati, valuteranno le conversazioni e i documenti trovati sui dispositivi acquisiti, e sentiranno eventuali ulteriori persone coinvolte. Entro i termini previsti il giudice dovrà valutare se confermare o meno eventuali misure cautelari e se esistono elementi per avanzare formali contestazioni penali. Sul piano politico-amministrativo, è probabile che la vicenda induca verifiche sulle procedure degli appalti europei e che si aprano riflessioni sulla governance delle istituzioni formative: trasparenza, rotazione delle commissioni e misure di compliance potrebbero finire al centro dell’attenzione.

Un’inchiesta che mette alla prova la credibilità dell’Unione

Al netto delle soluzioni giudiziarie che verranno adottate, la portata simbolica dell’operazione è evidente: colpisce il mondo della diplomazia europea proprio mentre l’Unione cerca compattezza sui dossier esterni. Il fatto che le indagini riguardino persone che hanno avuto ruoli di primo piano nella politica estera comunitaria rende il caso particolarmente sensibile. Se da un lato i protagonisti rimangono ufficialmente privi di una imputazione definitiva e godono del beneficio della libertà provvisoria, dall’altro lo scalpore mediatico e le reazioni politiche rischiano di prolungare il dibattito pubblico e di alimentare tensioni interne ed esterne.

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