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Israele, Netanyahu sulla grazia: “Sta al presidente decidere”

Netanyahu ha formalizzato la richiesta di grazia tra pressioni internazionali e tensioni interne, mentre il presidente Herzog valuta una decisione cruciale

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Grazia a Netanyahu

Netanyahu | EPA/ABIR SULTAN - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato di aver chiesto la grazia al presidente di Israele, Yitzhak Herzog, lasciando ora a quest’ultimo la decisione finale. Le parole di Netanyahu sono state pronunciate durante un evento organizzato dal New York Times, nel quale il leader ha definito le indagini a suo carico per corruzione una vera e propria “caccia alle streghe che va avanti da dieci anni“.

La richiesta di grazia per Netanyahu e il ruolo del presidente Herzog

La questione della grazia a Netanyahu è stata al centro di un acceso dibattito politico e giudiziario. Recentemente, l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha sollecitato ufficialmente il presidente Herzog a concedere la grazia al primo ministro, definendo il processo giudiziario nei suoi confronti “una caccia alle streghe politica e ingiusta”. In una lettera, Trump ha scritto che Netanyahu è un “grande patriota” e ha chiesto che venga liberato da questa “guerra giudiziaria” per poter guidare Israele verso un’era di pace.

Tuttavia, secondo gli esperti legali israeliani, tra cui il giurista Netael Bendel, la grazia può essere concessa solo su richiesta formale da parte dello stesso Netanyahu o dei suoi rappresentanti. Finora, però, il primo ministro non ha intenzione di presentare tale domanda, poiché ciò sarebbe interpretato come un’ammissione implicita di colpa. Inoltre, la prassi e la legge israeliana prevedono che la grazia sia concessa in casi eccezionali, come errori giudiziari evidenti o ragioni umanitarie, e non per bloccare un procedimento politico-giudiziario in corso.

Le accuse e il contesto politico

Benjamin Netanyahu è attualmente imputato in tre procedimenti penali distinti, noti come casi 1000, 2000 e 4000. Le accuse includono frode, abuso di fiducia e corruzione, legate a presunti regali ricevuti da uomini d’affari, influenze illecite su media e favori regolatori. La legge israeliana non prevede la sospensione automatica del processo in attesa di grazia e il Dipartimento per le Grazie del ministero della Giustizia ha tutti i presupposti per esprimersi negativamente su una eventuale richiesta.

Nel frattempo, la pressione politica continua a essere alta: la coalizione di governo ha accolto favorevolmente l’appello di Trump, mentre le opposizioni, guidate da Yair Lapid, hanno ribadito che la legge richiede l’ammissione di colpa come condizione imprescindibile per la grazia. Il dibattito si inserisce in un contesto di forte tensione interna e internazionale, con Trump che ha sottolineato più volte il ruolo di Netanyahu come parte della soluzione ai conflitti in Medio Oriente, mentre la guerra a Gaza è ufficialmente terminata e si cerca una stabilizzazione della regione.

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