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Ucraina, Gaza e Iran: i reportage di Cecilia Sala a Tintoria

La giornalista si racconta a Tintoria podcast: dalle nuove guerre all'angoscia della prigione di Evin

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Cecilia Sala ospite a Tintoria podcast

Cecilia Sala ospite a Tintoria podcast / @tintoriapodcast

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Cecilia Sala, giornalista e autrice del libro “I figli dell’odio”, è stata ospite del Tintoria podcast, condotto da Daniele Tinti e Stefano Raponi . La conversazione spazia dalle sfide del giornalismo quotidiano e l’uso dell’intelligenza artificiale, all’analisi approfondita dei conflitti in Ucraina e nel Medio Oriente, fino al racconto personale della sua detenzione in Iran.

L’Ucraina: tra Vivacità Capitale e L’Esaustione al Fronte

Cecilia Sala è tornata in Ucraina diverse volte, l’ultima a gennaio 2025. Sala racconta che a Kiev, la capitale, si respira uno spirito di resilienza e vivacità: la città è “vivissima”, con traffico mattutino, locali aperti e, sorprendentemente, 100 nuove librerie inaugurate dall’inizio dell’invasione su larga scala. Il 60% dei profughi ucraini inizialmente scappati è tornato. Oggi Kyiv è più protetta, anche se non sicura, grazie alla contraerea.

Al contrario, la situazione al fronte è angosciante. I soldati, che fino a pochi anni fa erano studenti universitari o stand-up comedian, sono esausti e in grande maggioranza sono gli stessi che si arruolarono nel 2022. Dopo tre anni in trincea a temperature estreme, la vita provvisoria e di emergenza è diventata la loro realtà, portandoli a scordare la loro vita precedente. Centinaia di migliaia di giovani uomini russi e ucraini sono morti negli ultimi anni.

Gli ucraini al fronte non sperano in una vittoria, ma in un “cessato il fuoco a lunghissimo termine tipo Corea”, dove le parti si guardano “in cagnesco” ma smettono di uccidersi. Lottano per impedire che i russi prendano altro territorio.

La Brutalità dei Droni FPV e la Competizione tra Massacri

Secondo Cecilia Sala, si è osservato un calo di attenzione mediatica sulla guerra, spesso focalizzata su aspetti geopolitici come i voli di Putin. La guerra, invece, andrebbe vista “dal basso”.

Un aspetto particolarmente brutale è l’uso dei droni russi FPV (First Person View), che funzionano come un videogioco: l’operatore vede in tempo reale cosa sta colpendo. I dronisti russi si sono esercitati a Kerson prendendo di mira civili ucraini come prostitute, anziani in bicicletta, e hanno ucciso due bambini (di 7 anni e di 1 anno). Nonostante sia un fatto pubblico e verificato, questa storia ha avuto poca risonanza.

Questa dinamica riflette la “competizione tra massacrati per la nostra attenzione”. Dopo l’inizio del conflitto a Gaza, l’attenzione globale si è concentrata sulle sofferenze palestinesi. Gli ucraini sono consapevoli di questa competizione, e le organizzazioni umanitarie ucraine hanno visto le donazioni private azzerarsi dopo il 7 ottobre 2023.

Israele: La Spaccatura Messianica e il Giovanilismo Estremista

Cecilia Sala parla poi della guerra a Gaza e della situazione in Israele. Secondo lei, la società israeliana è profondamente spaccata in due fazioni: quella pragmatica (che vuole il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi) e quella messianica/ideologica (che crede che Gaza e Cisgiordania siano la terra promessa e che gli arabi debbano essere espulsi). Il 46% degli israeliani si aspetta una guerra civile.

Questa divisione si manifesta chiaramente nelle istituzioni. La liberazione del giornalista palestinese Imad Buawad, detenuto senza accusa (detenzione amministrativa), è stata un esempio di scontro tra il pezzo di Israele che voleva incarcerarlo e l’intelligence che ha ordinato la sua liberazione. Inoltre, il direttore dell’intelligence ha avvertito il Primo Ministro Netanyahu e il Ministro Ben-Gvir che le condizioni di detenzione dei palestinesi rischiano di portare a nuove accuse di crimini contro l’umanità presso la Corte dell’Aia.

L’estremismo israeliano è molto giovane. C’è una frattura generazionale: i veri pacifisti e attivisti contro l’occupazione sono spesso settantenni, mentre i giovani israeliani sono cresciuti senza mai incontrare o parlare con un palestinese a causa dei muri e delle segregazioni. Circa il 70% dei giovani israeliani è contrario alla soluzione a due stati.

Il fenomeno “Pallywood” (l’accusa che le sofferenze palestinesi siano finte o recitate) attecchisce più facilmente in Israele perché le televisioni israeliane hanno mostrato pochissime immagini delle vittime a Gaza, permettendo alla propaganda di negare la realtà.

Il concetto di terrorismo è stato affrontato esplicitamente: Dove Morel, un ex membro dell’ala suprematista, ha riconosciuto che la strategia di “uccisioni di quelle che terrorizzano” (come l’attacco incendiario di Duma che uccise un bambino di 18 mesi) è un “perfetto ragionamento da terrorista”.

L’Arresto e l’Isolamento nella Prigione di Evin

La giornalista ha poi parlato anche della sua prigionia in Iran. Durante una trasferta nel Paese per indagare sull’ipotesi di un bombardamento israeliano/americano sul programma atomico (poi avvenuto), Cecilia Sala è stata arrestata nel suo hotel. L’arresto è avvenuto in modo improvviso, con due uomini in borghese che le hanno tolto subito il telefono. Il momento più spaventoso è stata la consapevolezza di non contare nulla e di “non avere nessun potere sul [proprio] destino”.

La detenzione è avvenuta nel reparto 209 del carcere di Evin a Teheran, un luogo di massima sicurezza gestito dall’intelligence. Le condizioni di isolamento prevedevano la perquisizione e l’essere spogliata, l’assenza di occhiali o lenti a contatto, fari al neon accesi 24 ore su 24, e l’impossibilità di distinguere notte e giorno. Questo isolamento è una tortura psicologica che fa perdere lucidità.

Uno degli episodi più traumatici è stato l’interrogatorio vicino alla gru per le impiccagioni, dove le hanno detto: “Questo facciamo alle spie”.

Solo dopo 72 ore senza dormire e quasi al limite della follia, l’arrivo di un libro e di una compagna di cella (Farsaneh) ha cambiato tutto, rappresentando l’unica possibilità di resistenza alla tortura mentale.

Un momento di involontaria comicità è avvenuto dopo che è stata sedata: al risveglio, intontita, ha chiesto alla guardia mascherata se era possibile avere in cella il gatto del cortile, l’unica figura non minacciosa incontrata a Evin.

La liberazione, avvenuta dopo tre settimane, è stata agevolata da un intervento rapido, con la preoccupazione che l’imminente guerra tra Iran e Israele avrebbe reso impossibile il rilascio. Cecilia Sala ha espresso gratitudine per il ruolo svolto in tempi rapidi da Giorgia Meloni.

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