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Camminare può rallentare il declino cognitivo nell’Alzheimer, lo conferma uno studio di Harvard

Uno studio di Harvard evidenzia come l’attività fisica quotidiana, anche moderata, possa ritardare la progressione dell’Alzheimer e migliorare la qualità della vita negli anziani

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Camminare può rallentare il declino cognitivo nell’Alzheimer, lo conferma uno studio di Harvard

Camminare può rallentare il declino cognitivo nell’Alzheimer, lo conferma uno studio di Harvard

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Boston, 4 novembre 2025 – Un recente studio condotto dai ricercatori del Brigham and Women’s Hospital, affiliato ad Harvard Medical School, ha confermato e approfondito il ruolo cruciale dell’attività fisica nel rallentare il declino cognitivo associato alla malattia di Alzheimer. La ricerca, pubblicata su Nature Medicine, si concentra sull’impatto del camminare quotidiano nell’arginare la progressione della patologia neurodegenerativa, soprattutto in soggetti ad alto rischio per l’accumulo di beta-amiloide nel cervello.

Camminare e Alzheimer: i dati dello studio Harvard

Il gruppo di ricerca ha analizzato un campione di 296 individui, di età compresa tra i 50 e i 90 anni, tutti cognitivamente normali all’inizio della sperimentazione. Attraverso l’utilizzo di contapassi, gli scienziati hanno monitorato l’attività fisica quotidiana dei partecipanti, correlando i dati con la quantità di beta-amiloide presente nel cervello, una proteina tossica che si accumula tipicamente nella malattia di Alzheimer, e con le valutazioni cognitive effettuate annualmente per una media di 9,3 anni.

I risultati indicano che anche un incremento modesto del numero di passi giornalieri può avere effetti significativi: camminare tra i 3.000 e i 5.000 passi al giorno rallenta il declino cognitivo di circa tre anni, mentre salire a 5.000-7.500 passi quotidiani può posticipare questo deterioramento fino a sette anni. L’attività fisica, quindi, si associa a un rallentamento non solo del deterioramento funzionale, ma anche della progressione dell’accumulo di beta-amiloide, soprattutto nelle persone che mostrano già un alto livello di questa proteina neurotossica.

La malattia di Alzheimer: cause, sintomi e sfide attuali

L’Alzheimer è una patologia neurodegenerativa progressiva che rappresenta la causa più comune di demenza nella popolazione anziana. Colpisce prevalentemente gli over 65, con un’incidenza che aumenta significativamente dopo gli 85 anni. La malattia si caratterizza per la degenerazione delle cellule nervose del sistema nervoso centrale, causata principalmente dall’accumulo anomalo di beta-amiloide e di grovigli neurofibrillari di proteina tau. Questi processi portano a un irreversibile declino delle funzioni cognitive, come memoria, linguaggio e capacità di ragionamento, compromettendo progressivamente l’autonomia quotidiana del paziente.

Nonostante le numerose ricerche, la causa esatta della malattia resta ancora ignota e non esistono terapie risolutive. I trattamenti attuali, come gli inibitori dell’acetilcolinesterasi, offrono benefici sintomatici limitati e possono solo rallentare temporaneamente la progressione. Circa il 70% del rischio è attribuibile a fattori genetici, mentre altri elementi di rischio includono traumi cranici, ipertensione e depressione.

L’importanza della prevenzione attiva e delle strategie di neuroprotezione

La ricerca sottolinea come la prevenzione tramite modifiche dello stile di vita rappresenti una delle poche armi attualmente a disposizione per contrastare l’Alzheimer. L’esercizio fisico regolare, come camminare quotidianamente, stimola la neuroplasticità e può rallentare sia l’accumulo delle proteine tossiche sia il declino cognitivo. La stimolazione mentale e una dieta equilibrata sono ulteriori fattori che contribuiscono al benessere cerebrale.

I risultati dello studio del Brigham and Women’s Hospital, uno dei centri di ricerca più avanzati al mondo, confermano dunque l’importanza di un approccio integrato e multidisciplinare nella gestione della malattia. L’ospedale, parte integrante del Mass General Brigham e tra le istituzioni sanitarie di punta di Boston, continua a essere impegnato nella ricerca di soluzioni innovative e nell’offerta di cure all’avanguardia per le malattie neurodegenerative.

L’invito rivolto alla popolazione, in particolare agli anziani e a chi è ad alto rischio, è quello di integrare l’attività motoria nella routine quotidiana per migliorare la qualità della vita e ritardare gli effetti devastanti dell’Alzheimer, una patologia che oggi conta circa 600.000 casi in Italia e milioni nel mondo.

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