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Il Parlamento Ue chiede il riconoscimento della Palestina: l’Italia tentenna

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Il Parlamento Europeo

Il Parlamento Europeo | Pixabay @legna69 - alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Bruxelles, 12 settembre 2025 – Il Parlamento Ue ha compiuto un passo storico approvando una risoluzione che invita gli Stati membri a riconoscere ufficialmente lo Stato della Palestina e a sostenere pienamente le iniziative decise dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, contro Israele. La risoluzione, adottata con 305 voti favorevoli, 151 contrari e 122 astenuti, si concentra sulla grave emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza e prevede sanzioni mirate contro i coloni violenti, nonché la sospensione parziale dell’accordo bilaterale Ue-Israele.

L’appello del Parlamento Ue spacca la politica italiana

Il voto ha messo in evidenza la profonda spaccatura politica in Italia, dove gli alleati di governo si sono divisi in modo netto: Forza Italia ha appoggiato la risoluzione, Fratelli d’Italia ha optato per l’astensione, mentre la Lega si è espressa contraria. La delegazione di Forza Italia, guidata da Andrea Martusciello, ha votato a favore “per senso di responsabilità”, pur manifestando dissenso su alcuni aspetti chiave del testo, come la richiesta di abolizione dell’accordo Ue-Israele e il riconoscimento della Palestina in modo unilaterale. Anche nel cosiddetto “campo largo” si registrano divisioni: il Partito Democratico ha sostenuto la risoluzione, mentre il Movimento 5 Stelle ha votato contro, principalmente a causa della rimozione del termine “genocidio” dal testo finale.

La risoluzione rappresenta un successo politico per Ursula von der Leyen, che ha saputo superare un lungo stallo all’interno dell’Eurocamera su un tema tanto divisivo quanto delicato. Per mesi, infatti, il Parlamento europeo non era riuscito a inserire la crisi di Gaza all’ordine del giorno, rischiando di compromettere il fragile equilibrio tra le forze europeiste e di indebolire la posizione della presidente della Commissione, già messa alla prova da questioni complesse quali dazi commerciali, la guerra in Ucraina e il conflitto mediorientale.

Tensioni sul termine “genocidio” nel Parlamento Ue

Uno dei nodi più difficili da sciogliere è stata la disputa sull’uso del termine “genocidio”. Originariamente inserito nella bozza dai socialisti, il termine è stato rimosso dopo il netto rifiuto del Partito Popolare Europeo (Ppe), che ha minacciato di abbandonare i negoziati. Fonti interne rivelano che il gruppo guidato da Manfred Weber avrebbe temporaneamente lasciato il tavolo delle trattative, salvo poi rientrare grazie a un intervento risolutivo di von der Leyen. La decisione della presidente di adottare una linea più dura, con la richiesta di indagini approfondite su presunti crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, è stata accolta con sorpresa e qualche malumore all’interno del Ppe, soprattutto per la richiesta di ripristinare con urgenza i finanziamenti all’UNRWA, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi.

La reazione di Israele e le implicazioni per la politica europea

L’adozione della risoluzione ha provocato una dura reazione da parte del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che ha definito la decisione “una minaccia genocida palese contro l’unico Stato ebraico al mondo”. Netanyahu ha ribadito con fermezza il rifiuto della creazione di uno Stato palestinese e ha attaccato anche il premier spagnolo Pedro Sánchez, che aveva sottolineato come Madrid non fosse in grado di fermare l’offensiva israeliana a causa della mancanza di armi nucleari.

Il voto ha inoltre messo in luce una profonda spaccatura all’interno del Ppe, che non ha sottoscritto la risoluzione e ha registrato 82 voti favorevoli, 56 contrari e 6 astensioni, con una netta divisione tra i membri tedeschi del gruppo, tra cui il capo della delegazione CDU, Daniel Caspary, che si è schierato contro il testo.

In Italia, la decisione dell’Eurocamera ha rispecchiato le divisioni politiche nazionali: il centrodestra si è diviso in tre posizioni, con Fratelli d’Italia che ha scelto la prudenza dell’astensione, mentre il centrosinistra e i Cinque Stelle si sono schierati su fronti opposti. Tra i Verdi italiani, l’eurodeputato Leoluca Orlando ha votato contro, mentre Ilaria Salis di Sinistra Italiana si è astenuta.

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