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Nordio: “Magistrati che sbagliano devono lasciare la toga, errore va pagato”

Presente alla proiezione del film Portobello, che racconta la dolorosa vicenda giudiziaria di Enzo Tortora, parla di errori giudiziari e ruolo dei magistrati

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Un primo piano di Carlo Nordio

Carlo Nordio | Shutterstock.com - Alanews.it

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Venezia, 2 settembre 2025 – Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha partecipato con emozione alla proiezione del film Portobello di Marco Bellocchio, che racconta la dolorosa vicenda giudiziaria di Enzo Tortora, trasmessa nella Sala Grande del Lido di Venezia in occasione del Festival del Cinema. Nordio ha espresso un forte apprezzamento per il film e ha colto l’occasione per riflettere sulle criticità del sistema giudiziario italiano, partendo proprio dall’esperienza del noto presentatore televisivo vittima di un grave errore giudiziario.

Nordio e la riflessione sulla giustizia e gli errori giudiziari

Durante l’evento, il guardasigilli ha sottolineato come la vicenda di Tortora evidenzi la necessità di una profonda riflessione sulla carcerazione preventiva e sulle conseguenze che essa può avere su persone poi riconosciute innocenti. “Molti finiscono in carcere in attesa di giudizio, spesso a causa di indagini frettolose. Quando i danni vengono riparati, nessuno può restituire il tempo perso o lenire il dolore subito“, ha spiegato Nordio.

Riflettendo sulla propria esperienza, Nordio ha ammesso umilmente di aver commesso qualche errore in passato, “ma sempre in buona fede“. Ha evidenziato che l’errore giudiziario è un rischio intrinseco nella professione del magistrato, “ma quello che non si può accettare è l’accanimento, il pregiudizio o, peggio, la cattiva fede“. Per questo motivo, il ministro ha ribadito con fermezza che “il magistrato che sbaglia deve cambiare mestiere” e che gli errori devono essere sanzionati con conseguenze di carriera, non economiche, poiché i magistrati sono assicurati.

La riforma della custodia cautelare e il futuro della giustizia

Il ministro Nordio ha annunciato che dal 2026 entrerà in vigore una nuova riforma, già approvata ma differita per garantire il pieno organico della magistratura. La riforma prevede che la custodia cautelare possa essere disposta solo da un collegio di tre giudici, e non più da un singolo magistrato come avviene ora. “Se questa norma fosse già in vigore, molti provvedimenti cautelari recenti, che sono stati molto discussi, non sarebbero stati emessi“, ha affermato Nordio.

Quanto al sistema giudiziario attuale rispetto a quello degli anni Ottanta, il ministro ha riconosciuto che il codice di procedura penale accusatorio, introdotto dopo il caso Tortora, ha subito successivamente modifiche tali da snaturarne alcune delle originarie caratteristiche garantiste. “Il nostro obiettivo è tornare a quel modello di giustizia garantista, ispirato alle idee di Giuliano Vassalli, eroe della Resistenza”, ha sottolineato.

Il percorso e le idee politiche del ministro Carlo Nordio

Nato a Treviso nel 1947, Carlo Nordio è un ex magistrato e procuratore aggiunto, con una lunga carriera nella lotta al terrorismo e alla corruzione. Laureatosi in giurisprudenza all’Università di Padova, ha diretto importanti indagini, tra cui quelle sulle Brigate Rosse venete e l’inchiesta sul MOSE di Venezia. Entrato in politica con Fratelli d’Italia nel 2022, ricopre la carica di ministro della Giustizia nel governo guidato da Giorgia Meloni.

Nordio è noto per le sue posizioni liberali, atlantiste ed europeiste. Ha promosso riforme significative, come l’abolizione del reato di abuso d’ufficio e la revisione delle procedure sulle intercettazioni, che ritiene troppo onerose e spesso abusive. Ha inoltre espresso critiche a norme come il Ddl Zan, ritenendo necessaria una maggiore attenzione alle libertà di espressione.

Recentemente coinvolto nel procedimento giudiziario relativo al caso Almasri e alla gestione del mandato di cattura internazionale per l’esponente di una milizia libica, con la vicenda che è al centro di un’indagine per favoreggiamento personale e rifiuto di atti d’ufficio, con richiesta di autorizzazione a procedere da parte del Tribunale dei Ministri.

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