Il fragile equilibrio politico libico torna a incrinarsi dopo il duro rifiuto espresso dal Consiglio militare di Misurata nei confronti della proposta attribuita a Massad Boulos, consigliere del presidente statunitense Donald Trump, per la riunificazione del Paese. Il piano, presentato come un tentativo di stabilizzare la Libia e rilanciare il percorso istituzionale, incontra però forti resistenze sul territorio e riaccende le diffidenze tra le principali fazioni.
Il rifiuto di Misurata e le accuse all’iniziativa americana
In un video ufficiale rilanciato dal sito The Libya Observer, le forze di Misurata hanno respinto apertamente la visita di Boulos nella città e contestato i nomi circolati nell’ambito della proposta statunitense. Al centro delle critiche c’è il timore che il progetto possa finire per “legittimare” Khalifa Haftar e i suoi figli, aprendo la strada a una nuova fase transitoria che allontanerebbe ulteriormente il Paese da elezioni e referendum costituzionale.
La posizione di Misurata ha un peso politico significativo, trattandosi di uno dei principali centri della Tripolitania, con un ruolo strategico sia sul piano militare sia su quello economico, oltre a essere città d’origine del premier Abdulhamid Dbeibah.
Il piano Usa per la Libia
Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, l’iniziativa americana punta a ricomporre il quadro istituzionale libico sotto un’unica autorità centrale. Tra le ipotesi circolate figura anche quella di un ruolo di primo piano per Saddam Haftar, figlio del comandante dell’Est Khalifa Haftar, all’interno del Consiglio presidenziale, mentre Dbeibah resterebbe alla guida di un governo unificato.
Massad Boulos ha presentato la proposta come un tentativo di favorire la riunificazione delle istituzioni e attrarre nuovi investimenti, anche nel settore energetico. Tuttavia, il progetto suscita forti perplessità tra gli attori politici che temono un consolidamento degli attuali equilibri di potere e un ulteriore rinvio delle consultazioni elettorali.
L’Onu accelera sul percorso elettorale guidato da Unsmil
Parallelamente alle iniziative esterne, la missione delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) continua a lavorare su un proprio percorso politico. La rappresentante speciale Hanna Tetteh ha delineato una roadmap basata su tre elementi principali: la definizione di un quadro elettorale praticabile per presidenziali e legislative, la formazione di un governo unificato e l’avvio di un dialogo strutturato su governance, economia, sicurezza e riconciliazione nazionale.
L’obiettivo indicato è quello di arrivare a elezioni nazionali entro un orizzonte compreso tra 12 e 18 mesi, prevedendo anche la possibilità di misure alternative qualora emergano ostacoli politici.
Dialoghi, intese e passi avanti tra le istituzioni libiche
Nel tentativo di favorire un’intesa tra le diverse componenti del Paese, Unsmil ha promosso anche il cosiddetto “small convening”, un formato di confronto che coinvolge rappresentanti del Governo di unità nazionale, del comando generale dell’Esercito nazionale libico e delle due Camere legislative.
Dopo un primo incontro ospitato a Roma, il gruppo ha raggiunto un accordo preliminare sulla ricostituzione del consiglio direttivo dell’Alta Commissione elettorale nazionale e sulle modalità di selezione del suo presidente. Un passo ulteriore è arrivato il 24 giugno a Tunisi, dove è stato annunciato un consenso sulla legge per le elezioni presidenziali, preceduto da intese sulla normativa parlamentare e sul completamento della struttura della commissione elettorale. Le parti hanno inoltre concordato una nuova tornata di consultazioni nella prima metà di luglio per consolidare i risultati ottenuti.
Un quadro ancora instabile tra diffidenze e iniziative concorrenti
Nonostante i progressi sul piano tecnico, il contesto politico libico resta segnato da sospetti reciproci e iniziative concorrenti. In questo scenario si inserisce anche la posizione del presidente del Consiglio presidenziale Mohamed al-Menfi, che ha dichiarato di poter accogliere la proposta americana solo se incardinata nelle istituzioni costituzionali libiche.
Al-Menfi ha inoltre avvertito contro il rischio di escludere attori fondamentali come l’Unione Africana, il processo delle Nazioni Unite e l’intero spettro politico nazionale, sottolineando la necessità di mantenere un quadro inclusivo per evitare nuove fratture nel già fragile equilibrio del Paese.
