Il 5 luglio 2026, a Montecitorio, cinque deputate hanno chiesto alla Camera di non votare l’introduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale. In un documento il testo ha affermato che “il voto di preferenza tende a penalizzare la rappresentanza femminile”. La presa di posizione è arrivata mentre il provvedimento noto come “Stabilicum” approdava in Aula per l’esame, con l’obiettivo dichiarato di chiudere i lavori alla Camera entro metà luglio.
Legge elettorale e penalizzazione femminile
Le firmatarie – Elena Bonetti , Silvana Comaroli , Isabella De Monte , Chiara Gribaudo e Luana Zanella – hanno rivolto il documento alle colleghe di tutti i gruppi parlamentari. Nel testo hanno messo in evidenza che la competizione con il voto di preferenza premia “la forza delle reti personali, la disponibilità di risorse economiche, la notorietà costruita nel tempo”, elementi che, hanno scritto, collocano le donne “in posizione di svantaggio”.
Per avvalorare la tesi le deputate hanno citato numeri comparativi. “Nel Parlamento eletto con una legge che non prevede le preferenze, le donne sono il 34% degli eletti”, si legge nella nota; “se si guardano le elezioni dei Consigli regionali, che sono la struttura più comparabile alle elezioni politiche e dove si vota invece con le preferenze, le consigliere restano ferme a circa un quarto degli eletti”, hanno aggiunto.
Il documento ha anche registrato un dato politico: tra le assenze dalle firme è stata segnalata quella di esponenti di Fratelli d’Italia, partito che, come indicato nel foglio di accompagnamento, è favorevole all’introduzione delle preferenze a partire dalla leader Giorgia Meloni. Le deputate hanno sottolineato che la questione riguarda “direttamente la futura presenza delle donne in Parlamento”.
Cosa prevede il Melonellum e la partita sulle preferenze
I promotori hanno illustrato il contenuto della nuova legge elettorale ribattezzata dalle opposizioni “Melonellum” nelle fasi preparatorie al suo arrivo in Aula. Il testo prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza: alla coalizione che raggiunge il 42% dei voti andrebbero 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, con un tetto massimo fissato a 220 seggi alla Camera e 113 al Senato. Se nessuna coalizione raggiunge la soglia, o se la stessa coalizione non risulta prima in entrambi i rami, il premio non scatta e la ripartizione avviene con un proporzionale puro. Il disegno di legge sopprime i collegi uninominali previsti dal Rosatellum e assegna i seggi su basi di liste bloccate corte; il nome del candidato premier non comparirà sulla scheda elettorale ma dovrà essere indicato al deposito del contrassegno.
Al momento il testo non contempla modifiche sulla presenza o meno delle preferenze: su questo punto Fratelli d’Italia si è dichiarato favorevole; la Lega si è detta contraria ed è in questo contesto politico che si è collocato l’appello bipartisan delle cinque deputate.
Il nodo delle preferenze nella legge elettorale
Il contrasto sulle preferenze ha riaperto un dibattito che accompagna le riforme elettorali degli ultimi vent’anni: dalle liste bloccate del Porcellum fino al Rosatellum, hanno ricordato le firmatarie, la scelta dei candidati è progressivamente passata alle segreterie di partito. Chi difende le preferenze richiama la possibilità di una scelta diretta dell’elettore; chi le contesta invoca i costi delle campagne personali e i rischi di clientelismo, argomenti che compaiono anche nell’appello.
Il documento contiene inoltre una richiesta rivolta alle colleghe in Aula: “vi chiediamo di riflettere insieme sulle conseguenze che riguardano direttamente la futura presenza delle donne in Parlamento”, si legge nella nota. Le firmatarie hanno accompagnato la dichiarazione con riferimenti alla letteratura comparata citata come base delle conclusioni.
L’evoluzione della vicenda dipenderà dall’esame degli emendamenti in Aula e dalle decisioni dei gruppi parlamentari. La maggioranza punta a chiudere l’esame alla Camera entro metà luglio e a completare l’iter parlamentare entro settembre.
