Carlo Nordio, ministro della Giustizia, è intervenuto alla Festa dell’Innovazione organizzata da Il Foglio a Venezia il 6 giugno. Lo ha fatto con una serie di dichiarazioni relative al risultato del referendum, la responsabilità civile dei magistrati, la copertura mediatica dei processi e il caso Minetti. Secondo il ministro, quei temi condizionano il lavoro sulle riforme e sulle procedure disciplinari della magistratura.
Nordio: “Ora il cammino delle riforme è molto più difficile”
Nel corso dell’intervento a Venezia il 6 giugno, Nordio ha collegato il risultato del referendum alle prospettive delle riforme promosse dal governo. “È chiaro che di fronte a una manifestazione di volontà popolare, che può essere interpretata in mille modi e che va rispettata, il cammino delle riforme è molto più difficile”, ha detto Nordio.
Il ministro ha poi commentato i numeri del voto e le aspettative: “La ‘catastrofe’ del Referendum ‘non è nei numeri, 53 contro 47 non è uno sfacelo, però la delusione è stata grande e soprattutto in relazione delle aspettative che avevamo’”, ha aggiunto.
Perché la responsabilità civile dei magistrati non convince Nordio
Nordio si è espresso anche sulla proposta di responsabilità civile per i magistrati, definendo il provvedimento “inutile” in termini di efficacia economica. “Secondo me è un provvedimento inutile perché colpire il magistrato inetto, inadeguato, indegno, impreparato, sul portafoglio non ha nessuna deterrenza e non ha neanche nessun efficacia sanzionatoria perché siamo tutti ultra-assicurati. Quindi al massimo, come accade negli incidenti stradali, paga l’assicurazione”, ha spiegato.
Sul tema delle sanzioni, Nordio ha chiarito quale reazione ritiene più adeguata contro un magistrato ritenuto inadeguato: “Non c’è nessun senso nel sanzionare pecuniariamente un magistrato inadeguato, ma va invece sanzionato nella carriera, nella promozione o addirittura, nel caso di inadeguatezza assoluta, con la rimozione, cioè deve cambiare mestiere o cambiare l’ufficio”, ha dichiarato il ministro
Televisione, copertura dei processi e reazioni sul caso Minetti
Rispondendo a una domanda sul delitto di Garlasco, Nordio ha criticato la diffusione televisiva dei processi: “Qui, per varie ragioni, i processi ormai dai tempi di Cogne si fanno in televisione. E ogni volta che si cerca di porre dei paletti, si parla di reato di lesa maestà della libertà di stampa”. In merito alle conseguenze personali per chi finisce al centro della cronaca giudiziaria, ha aggiunto: “Non ci si mette mai nei panni della persona che viene inserita in questo tritacarne giudiziario e che magari perde l’onore, la salute, i soldi, e qualche volta anche la vita”.
Nordio ha poi commentato caso Minetti e le reazioni politiche collegate. “L’attacco, si capiva benissimo, non era contro di me, ma contro il capo dello Stato. La cosa che mi ha stupito di più è che l’opposizione sia caduta in questo tranello, accusando subito il ministro della giustizia delle peggiori nefandezze. Mentre l’attacco a un ministro può anche essere comprensibile da parte dell’opposizione, quello che ho trovato indecoroso è l’attacco al capo dello Stato”, ha osservato “La questione ora è risolta – ha aggiunto Nordio -, rimane il fatto che è stupefacente come un partito serio come il Pd sia caduto nel tranello di queste sconsiderate accuse del tutto infondate e che li stanno coprendo di ridicolo”.
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