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Alessia Pifferi, è arrivato il responso della perizia: “Era capace di intendere e di volere”

La nuova perizia psichiatrica nel processo d’appello conferma: Alessia Pifferi era capace di intendere e di volere all'epoca della morte della figlia

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Perizia Alessia Pifferi

Alessia Pifferi | alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Milano, 26 agosto 2025 – Nel processo di appello a Milano riguardante la morte della piccola Diana Pifferi, la perizia psichiatrica depositata dai tre esperti incaricati ha chiarito aspetti fondamentali sulla capacità di intendere e volere di Alessia Pifferi, condannata all’ergastolo per omicidio volontario aggravato.

La Perizia Psichiatrica: immaturità affettiva ma piena capacità di intendere e volere

La relazione di 32 pagine redatta dai periti psichiatri, neuropsicologi e neuropsichiatri infantili incaricati dalla Corte, ha evidenziato che Alessia Pifferi presenta un Disturbo del Neurosviluppo, che si manifesta in età adulta con una fragilità cognitiva settoriale e immaturità affettiva. Tuttavia, tali condizioni non risultano significativamente invalidanti sul funzionamento psico-sociale e, soprattutto, non sono di gravità sufficiente a compromettere la sua capacità di intendere e volere.

Gli esperti hanno infatti stabilito che durante il periodo in cui Pifferi ha lasciato la figlia Diana, di 18 mesi, sola in casa per sei giorni consecutivi, dal 14 al 20 luglio 2022, la donna era pienamente capace di comprendere la realtà e di autodeterminarsi. La perizia sottolinea che questa piena capacità di intendere e volere è stata mantenuta anche nei fine settimana precedenti, quando la donna aveva già adottato comportamenti analoghi di abbandono della bambina.

Nel documento si legge inoltre che la presunta disconnessione dal ruolo materno non configura un evento amnestico o dissociativo, ma risulta piuttosto una manifestazione di immaturità affettiva. Un esempio riportato nella relazione riguarda un episodio in cui Pifferi, dopo aver lasciato la figlia a casa da sola e trovandosi con il compagno, mente dicendo che la bambina era al mare con la sorella, dimostrando così consapevolezza delle proprie azioni e delle conseguenze.

Le reazioni della famiglia Pifferi

Dalla famiglia Pifferi arriva un commento di soddisfazione per l’esito della perizia, che conferma quanto già stabilito in primo grado e quanto da sempre sostenuto: Alessia Pifferi è una persona consapevole delle proprie azioni, non affetta da alcun disturbo invalidante, ma caratterizzata da un comportamento presuntuoso e arrogante nella vita quotidiana. A dichiararlo è l’avvocato Emanuele De Mitri, legale della zia e della nonna di Diana.

Il legale ha inoltre puntualizzato che non è emerso alcun evento traumatico in età infantile che possa aver influenzato il comportamento della donna in età adulta. Il disturbo del neurosviluppo, classificato come immaturità affettiva, si traduce in una scarsa empatia a livello affettivo, ma non compromette la capacità di intendere e volere né il funzionamento psicosociale.

Il contesto giudiziario e le implicazioni della perizia

Alessia Pifferi è stata condannata in primo grado all’ergastolo per aver abbandonato la figlia Diana, che è morta di stenti dopo essere rimasta sola in casa per sei giorni nel luglio 2022, nel quartiere di Ponte Lambro a Milano. La nuova perizia, disposta dalla Corte d’Assise d’Appello su richiesta della difesa, ha confermato la piena capacità di intendere e volere della donna al momento dei fatti, come già accertato in precedenza dallo psichiatra Elvezio Pirfo.

La Corte, composta dai giudici Caputo e Anelli, ha affidato il nuovo accertamento a tre esperti – lo psichiatra Giacomo Francesco Filippini, la neuropsicologa Nadia Bolognini e il neuropsichiatra infantile Stefano Benzoni – che hanno analizzato dettagliatamente il quadro clinico e comportamentale di Pifferi. Secondo quanto riportato, il disturbo individuato risale all’infanzia, ma non ha avuto impatto sulla capacità di intendere e volere negli anni successivi, né al momento dell’abbandono di Diana.

La Procura generale, rappresentata dall’avvocato Lucilla Tontodonati, si era opposta alla richiesta della difesa di una nuova perizia, ritenendola non necessaria dopo la prima valutazione che aveva confermato la capacità della donna.

La discussione in aula sull’esito della perizia è fissata per il 24 settembre, mentre il processo d’appello potrebbe concludersi con una sentenza il 22 ottobre 2025. Il riconoscimento dell’assenza di vizi di mente lascia aperta la possibilità che venga confermata la condanna all’ergastolo, a meno che non vengano concesse attenuanti.

Nel frattempo, è in corso un procedimento parallelo che vede coinvolti l’avvocata difensore di Pifferi, alcune psicologhe e un consulente della difesa, accusati di una presunta attività di manipolazione per indirizzare l’esito della perizia in primo grado.

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