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Torino, detenuto in carcere da tre anni si mura vivo nella propria cella

Il caso solleva dubbi sulle condizioni dei detenuti con disturbi psichiatrici e richiama l’attenzione su diritti umani e interventi urgenti nelle carceri italiane

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La cella di una prigione

La cella di una prigione | Pixabay @Ichigo121212 - Alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Torino, 19 agosto 2025 – Una vicenda che solleva gravi interrogativi sulle condizioni di detenzione e sulla tutela dei diritti umani all’interno del sistema carcerario italiano. Nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, un detenuto di 73 anni, originario della Calabria, si è “automurato” nella propria cella, rifiutando di uscirne da circa tre anni. La situazione è stata portata alla luce da Filippo Blengino, segretario nazionale dei Radicali Italiani, a seguito di una visita ispettiva svolta insieme a esponenti di Azione.

La situazione del detenuto nel carcere di Torino

Il settantatreenne si trova nella sesta sezione del padiglione C e soffre di un grave disturbo psichiatrico, incompatibile con la detenzione secondo quanto denunciato da Blengino. L’uomo è noto per manifestare diverse fobie, tra cui una particolare avversione per la polvere, e un comportamento maniacale legato alla pulizia. Tuttavia, la cella da lui stessa isolata con carta stagnola presenta un odore acre e nauseabondo, segno di una condizione igienica precaria. La luce entra solo attraverso la feritoia socchiusa del blindo, ma il detenuto non approfitta mai dell’uscita nel corridoio, se non per i trattamenti sanitari obbligatori (Tso).

La Polizia penitenziaria e gli altri detenuti sono costretti a convivere con questa situazione considerata intollerabile, che rischia di compromettere la dignità di tutti i soggetti coinvolti. La denuncia sottolinea come tale condizione sia “indegna, disumana e degradante”, aggravata dall’apparente abbandono da parte dello Stato.

La richiesta di intervento al ministro Nordio

In risposta a questa emergenza umanitaria, Filippo Blengino ha inviato una lettera direttamente al ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiedendo un intervento urgente per porre fine a questa condizione. La comunicazione è stata inviata anche al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e alla nuova Garante regionale dei detenuti. Blengino ha ribadito il proprio impegno a favore dello Stato di diritto e ha espresso la speranza che le istituzioni competenti si attivino prontamente per garantire il rispetto dei diritti fondamentali del detenuto e migliorare le condizioni complessive della struttura.

Il caso ha suscitato attenzione anche per la complessità che deriva dalla gestione di persone con patologie psichiatriche in carcere, tema sul quale si attende una presa di posizione ufficiale da parte del ministero guidato da Nordio. La denuncia dei Radicali rappresenta un monito importante sul bisogno di assicurare una detenzione che rispetti la dignità umana, evitando situazioni di isolamento e abbandono.

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