I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno interrotto a Castel di Guido, nella periferia nord‑ovest di Roma, uno scavo clandestino che ha fatto emergere una villa romana con mosaici in bianco e nero a febbraio. L’operazione è scattata dopo la segnalazione di alcuni vicini ed è avvenuta su terreni demaniali. Il Ministero della Cultura ha ricondotto l’area all’antico villaggio di Lorium, frequentato in età imperiale da Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio, mentre la Soprintendenza Speciale di Roma ha preso in carico scavi e verifiche.
I segni dello scavo illecito e i danni
Un portavoce del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha riferito che gli indizi che hanno insospettito i militari includevano piccoli cumuli di terra, lavori notturni e l’assenza di autorizzazioni per scavi ufficiali. Secondo gli accertamenti, un gruppo ristretto aveva impiegato un escavatore per aprire un varco verso una cavità sotterranea in una porzione nascosta della proprietà, dopo aver tagliato le recinzioni; i responsabili sono fuggiti prima dell’arrivo delle pattuglie.
Il Ministero ha precisato che una parte della struttura ha riportato lievi danni causati dall’uso di picconi e trapani nello scavo abusivo. Non è ancora stato accertato se materiali o reperti siano stati asportati; verifiche sui depositi di terra e sui possibili percorsi di uscita dei materiali sono in corso, hanno spiegato i funzionari coinvolti.
Mosaici, impluvium e statua di Silvano
Le indagini archeologiche hanno messo in luce un ampio atrio d’ingresso con impluvium — la vasca per la raccolta delle acque piovane — e un pavimento a mosaico decorato con motivi botanici e geometrici in tessere nere e bianche. Il Ministero della Cultura ha diffuso la notizia all’inizio della settimana.
La Soprintendenza Speciale di Roma ha effettuato ispezioni sul posto. L’archeologa Alessia Contino, che ha visionato i reperti, ha detto che le decorazioni rinvenute spaziano da mosaici particolarmente curati a opere marmoree finemente lavorate.
Contino ha affermato che tra i ritrovamenti figurano anche i resti di una statua attribuita a Silvano, la divinità romana della campagna; «il dio regge in una mano un piccolo animale e nell’altra un cesto decorato con uccelli», ha dichiarato la Soprintendenza.
L’attribuzione delle funzioni della villa e lo studio delle stratigrafie proseguiranno nelle prossime settimane, hanno precisato gli specialisti.
Tutela, recuperi e aperture al pubblico
Il Ministero della Cultura ha ricordato che, nel corso dei decenni, tombaroli hanno trafugato reperti poi finiti sul mercato nero e in collezioni all’estero, spesso accompagnati da documenti di provenienza falsificati. La nota ministeriale segnala anche che molti pezzi sono stati recuperati e restituiti in anni recenti da istituzioni straniere.
Dopo l’interruzione dello scavo abusivo l’area è stata cinta e delimitata; gli specialisti hanno avviato la prima documentazione fotografica e topografica. Le operazioni di scavo archeologico, coordinate dalla Soprintendenza con il supporto tecnico del Ministero e la vigilanza dei Carabinieri, proseguono per valutare estensione, stato di conservazione e contestualizzazione dei materiali emergenti.
Per completare la mappatura e le analisi sono previsti la catalogazione dei reperti, le analisi di laboratorio sui materiali e il confronto con le fonti relative al sistema dei villaggi imperiali nell’area romana, ha riferito la Soprintendenza.
Per consentire al pubblico di valutare direttamente il ritrovamento, la Soprintendenza ha comunicato che il sito sarà visitabile per la prima volta sabato; ulteriori aperture su appuntamento verranno programmate nei mesi successivi man mano che procederanno gli scavi e le misure di tutela.
