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Manifestazione davanti alla Rai: “Difendiamo i giornalisti uccisi a Gaza, serve informazione corretta”

Sit-in a Roma contro la disinformazione nei media italiani e per chiedere tutela dei giornalisti in zone di conflitto, dopo l’uccisione di sei reporter palestinesi a Gaza.

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Davide Di Carlo di Davide Di Carlo

Mi chiamo Davide Di Carlo e sono nato ad Avezzano (Aq) nel 1986. Sono un giornalista pubblicista e dal 2022 collaboro con l’agenzia media Alanews, per la quale mi occupo di politica come videomaker. Sono appassionato di Medio Oriente e nell’aprile del 2019 è uscita una mia pubblicazione universitaria dal titolo ‘Storia e sistema dei media in Libano’. Nel 2020 è stato pubblicato un mio romanzo dal titolo ‘Aida. La primavera in inverno’. Entrambe le opere sono uscite grazie alla casa editrice Aracne editrice. In passato sono stato assistente universitario per il corso ‘Teorie e tecniche del giornalismo’ all’Università di Tor Vergata dove ho avuto modo di tenere il corso ‘Laboratorio di giornalismo’

Roma, 11 agosto 2025 – Un attacco mirato condotto dalle forze israeliane ha causato la morte di sei operatori dell’informazione palestinesi della rete panaraba Al Jazeera, tra cui il noto giornalista Anas al-Sharif, nella serata di ieri a Gaza City. L’episodio, avvenuto vicino all’ospedale al-Shifa, ha scosso profondamente la comunità internazionale e alimenta il dibattito sul diritto alla libertà di stampa in zone di conflitto come la Striscia di Gaza.

Raid israeliano contro Al Jazeera: uccisi sei giornalisti a Gaza

Nel raid, eseguito tramite droni che hanno lanciato missili sulla tenda utilizzata dallo staff di Al Jazeera, sono rimasti uccisi Anas al-Sharif, Mohammed Qreiqeh, Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal, Moamen Aliwa e il giornalista freelance Mohammed Al-Khaldi. L’attacco è stato denunciato come un atto “palese e deliberato” contro la libertà di stampa dalla stessa emittente qatariota, che definisce Gaza “un campo di concentramento” e sottolinea come il diritto internazionale venga sistematicamente violato dall’esercito israeliano.

L’esercito israeliano ha invece definito Anas al-Sharif come “a capo di una cellula terroristica di Hamas”, accusandolo di essere responsabile di attacchi missilistici contro civili e truppe israeliane. Questa accusa, basata su una fotografia che lo ritrae con leader di Hamas, è stata ripresa da molti media internazionali senza una verifica indipendente, generando critiche e proteste in Italia.

Protesta a Roma contro la disinformazione e a sostegno dei giornalisti uccisi

A Roma, un gruppo di cittadini appartenenti a organizzazioni come Articolo 21 e Rete No Bavaglio, insieme alla comunità palestinese locale, si è radunato davanti alla sede Rai in viale Mazzini per denunciare quella che definiscono una “deriva di disinformazione” nelle tv italiane. Il presidente della comunità palestinese di Roma e Lazio, Youssef Salman, ha espresso forte indignazione per la narrazione diffusa dall’informazione italiana, che secondo lui minimizza l’occupazione israeliana e gli attacchi contro i giornalisti palestinesi.

Durante il sit-in, è stato ricordato che dall’inizio del conflitto, il 7 ottobre 2023, sono oltre 242 i giornalisti palestinesi uccisi da Israele, un dato che testimonia la gravità della situazione e la pericolosità nel raccontare la realtà dalla Striscia di Gaza. Tra i manifestanti, le gigantografie degli operatori di Al Jazeera caduti hanno voluto simboleggiare il sacrificio di chi continua a documentare l’orrore della guerra.

Al centro della polemica c’è anche la decisione dell’IDF di sostenere che un giornalista possa essere considerato “terrorista” in base a un’immagine o a sospetti non verificati, un’accusa che secondo gli attivisti rappresenta un tentativo di delegittimare il lavoro giornalistico e di soffocare le voci critiche.

L’attacco di ieri si inserisce in un quadro più ampio di restrizioni e violenze contro i media nella regione: dall’inizio del conflitto, infatti, l’accesso dei media internazionali a Gaza è fortemente limitato, rendendo sempre più difficile la copertura indipendente e il flusso di informazioni verificate. Al Jazeera stessa ha subito nel 2024 la sospensione delle sue attività da parte del governo israeliano e la chiusura forzata delle sue sedi a Gerusalemme Est.

La morte di Anas al-Sharif e dei suoi colleghi rappresenta una profonda ferita per il giornalismo internazionale e solleva questioni cruciali sul ruolo della stampa nelle aree di guerra e sulla tutela dei professionisti dell’informazione.

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