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Aggressione Autogrill: quattro indagati, accuse di odio razziale per entrambe le parti

Le indagini sull’episodio all’Autogrill di Lainate puntano a chiarire le responsabilità tra accuse reciproche di violenza aggravata da motivi razziali

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Aggressione a un turista ebreo in un autogrill

Aggressione a un uomo ebreo in un autogrill | Shutterstock - alanews

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Milano, 5 agosto 2025 – Proseguono le indagini sull’aggressione avvenuta il 27 luglio scorso all’autogrill di Lainate, nell’area di sosta sull’Autostrada dei Laghi, che ha coinvolto un gruppo di persone di origini palestinesi e una famiglia di turisti francesi di religione ebraica. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco e delegate alla Digos di Milano, con l’obiettivo di chiarire i contorni di un episodio caratterizzato da accuse reciproche di violenza aggravata da motivi razziali.

Aggressione Autogrill, quattro indagati e le diverse versioni dei fatti

Al momento risultano quattro indagati nel caso dell’aggressione dell’Autogrill, tra cui il turista francese di 52 anni, Elie Sultan, che indossava la kippah, simbolo della sua fede ebraica, e che per primo ha denunciato l’accaduto. Sultan si trovava nell’autogrill con il figlio di 6 anni e ha raccontato di essere stato aggredito da un gruppo di circa dieci persone, che gli avrebbero chiesto di cancellare un video che aveva realizzato con il cellulare e che ritraeva momenti di tensione verbale. Secondo la sua denuncia, sarebbe stato colpito con calci e pugni, sebbene non si sia recato in ospedale e non abbia quindi un referto medico.

Dall’altra parte, il gruppo di origini palestinesi, composto da un padre, una madre e due figli residenti nell’hinterland nord di Milano, ha presentato una controdenuncia attraverso il proprio avvocato, Federico Battistini. Secondo la loro versione, è stato Sultan a provocare l’aggressione, rivolgendo insulti di natura razziale e lanciando una testata e un pugno a due dei membri del gruppo. I legali sostengono che le reazioni fisiche dei loro assistiti siano scaturite da insulti pesanti, soprattutto indirizzati a loro in quanto parlavano arabo e portavano ciondoli con la cartina palestinese, e non da motivazioni discriminatorie.

Le indagini e le testimonianze raccolte

Le forze dell’ordine hanno identificato alcuni degli aggressori grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza e ai lettori di targhe presenti nell’area di sosta. Gli accertamenti sono focalizzati sulla ricostruzione precisa della dinamica dell’episodio e sull’individuazione dei ruoli di ciascuno. Tra i testimoni, un addetto alle pulizie ha riferito di aver assistito a una scena concitata, con urla e spintoni, mentre passava vicino alla toilette dove sarebbe iniziata la lite.

Con l’inchiesta ancora in corso proseguono le verifiche per stabilire con chiarezza la sequenza degli eventi, in un clima di grande attenzione da parte delle autorità. Al momento, l’ipotesi di reato contestata ai palestinesi è quella di percosse aggravate dall’odio razziale, mentre per il turista francese si procede per lesioni aggravate dallo stesso motivo. Il procuratore Eugenio Fusco ha aperto un fascicolo contro ignoti e sta valutando le iscrizioni nel registro degli indagati.

Per il turista ebreo aggredito “le immagini dei video sono prove chiave”

L’uomo aggredito ha ripreso parte della scena con il proprio cellulare, fornendo così delle prove video che lui stesso definisce “incontestabili”.

In seguito all’accaduto, alcuni degli aggressori hanno sporto querela contro il turista, sostenendo che fosse stato lui a iniziare la colluttazione, presentando anche un referto medico per presunte lesioni. L’uomo ha però negato con fermezza ogni accusa, affermando di non aver mai reagito in maniera violenta e di non aver notato alcun simbolo palestinese, come un ciondolo, che secondo gli altri avrebbe scatenato la lite.

Il francese ha spiegato di aver già preso contatto con un legale nel proprio Paese, mentre il consolato italiano gli ha offerto assistenza legale in Italia. “Cercano di deformare le informazioni ma c’è la giustizia”, ha dichiarato con convinzione, ribadendo la sua fiducia nel fatto che i video del locale, ancora al vaglio degli inquirenti, possano chiarire la dinamica dei fatti.

L’episodio si inserisce in un clima di tensioni internazionali e locali legate al conflitto israelo-palestinese, che ha visto aumentare negli ultimi mesi anche la sensibilità attorno a episodi di antisemitismo e a manifestazioni pro-Palestina, spesso oggetto di dibattito pubblico e politico.

La vicenda è quindi seguita con attenzione dalle autorità competenti che stanno cercando di accertare la verità attraverso l’esame delle testimonianze e delle immagini filmate sul posto.

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