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Addio al mito dei 10.000 passi: bastano molti meno per restare in salute, lo dice la scienza

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Addio al mito dei 10.000 passi: bastano molti meno per restare in salute, lo dice la scienza
Andrea Casamassima di Andrea Casamassima

Un nuovo studio globale sfata il mito dei 10.000 passi quotidiani: bastano molti meno per proteggere cuore, cervello e aspettativa di vita, ma con un’accortezza in più.

Cammini abbastanza ogni giorno? Se il tuo smartwatch ti bombarda di notifiche per raggiungere la soglia dei 10.000 passi, potresti tirare un sospiro di sollievo: quel numero non è mai stato scientifico. È nato come trovata pubblicitaria in Giappone, durante le Olimpiadi di Tokyo del 1964, quando un’azienda chiamata Yamasa lanciò un contapassi di nome Manpo-kei, cioè “misuratore di 10.000 passi”. Il numero sembrava efficace, il simbolo grafico era accattivante e da lì il mito si è diffuso nel mondo. Ma oggi, grazie a una ricerca imponente pubblicata su The Lancet Public Health, possiamo finalmente rimettere i piedi per terra (letteralmente) e capire quanti passi servono davvero per vivere meglio.

Da 2.500 a 7.000: il nuovo range che allunga la vita

Lo studio arriva dal Charles Perkins Centre dell’Università di Sydney, e ha messo insieme dati provenienti da 57 ricerche diverse, su un totale di oltre 160.000 persone seguite per vent’anni. È la più ampia revisione mai fatta sul legame tra camminata e salute, e i risultati sono sorprendenti: già con 2.500 passi al giorno si iniziano a registrare miglioramenti concreti, mentre a quota 7.000 il rischio di morte prematura si abbassa addirittura del 47% rispetto a chi si ferma a 2.000.

La ricerca ha preso in esame anche malattie come cancro, diabete, demenza, depressione, cadute e disturbi cardiovascolari. E ha mostrato che i benefici più marcati si concentrano proprio tra 0 e 7.000 passi. Superare questa soglia non è inutile, ma l’effetto protettivo cresce molto più lentamente. Fino a 12.000 passi si registra comunque una riduzione del rischio di mortalità fino al 55%, ma i 10.000 non sono affatto obbligatori, anzi, potrebbero perfino demotivare. Un altro studio ha dimostrato che solo l’85% delle persone riesce a sostenere l’impegno quotidiano dei 10.000 passi, mentre la percentuale crolla al 77% se si alza l’asticella a 12.500, e scende ancora di più con 15.000.

Contano età, costanza e… scale di casa

Un altro dato interessante riguarda l’età. Chi ha più di 60 anni trae il massimo beneficio tra i 6.000 e gli 8.000 passi al giorno. Chi è più giovane può spingersi tra 8.000 e 10.000, ma non serve strafare: è molto più utile camminare con regolarità, anche solo per pochi minuti al giorno.

E non bisogna per forza indossare tuta e scarpe da corsa. L’80% dei nostri passi quotidiani deriva da attività normali: spostarsi in casa, fare le scale, sistemare il salotto, prendere il bus o salire in metro. Per esempio, chi si muove con i mezzi pubblici accumula in media 19 minuti di camminata solo per andare e tornare. E anche i piccoli movimenti sparsi nella giornata, come buttare la spazzatura o passeggiare intorno al palazzo, hanno lo stesso effetto delle camminate lunghe: al corpo interessa la quantità totale, non come la raggiungi.

Perché 10.000 è solo un numero, non un dogma

Il numero 10.000 è diventato un simbolo globale di benessere, ma la sua origine è puramente commerciale. Oggi la scienza ci invita a ripensare il movimento in modo flessibile: adattare gli obiettivi alla vita reale, alla salute individuale, all’età. Non servono numeri tondi per migliorarsi. Serve costanza, anche se il passo è breve.

Ogni movimento conta. E forse il vero traguardo non è raggiungere un numero arbitrario, ma muoversi un po’ più di ieri.

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