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Gaza, offensiva dell’Idf con raid aereo e terrestre su Deir al-Balah

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L'IDF dirama un ordine di evacuazione per un distretto di Teheran

L'IDF dirama un ordine di evacuazione per un distretto di Teheran | Pixabay @narxx - alanews

Redazione di Redazione

Roma, 21 luglio 2025 – Prosegue l’intensa attività militare dell’Israel Defense Forces (IDF) nella Striscia di Gaza, con un attacco combinato aereo e terrestre che ha interessato la città di Deir al-Balah, nel cuore dell’enclave palestinese. L’operazione, iniziata nelle prime ore della giornata, segue l’ordine di evacuazione rivolto ai residenti di sei isolati nella zona sud-occidentale della città, area densamente popolata da migliaia di sfollati provenienti da Rafah e Khan Younis.

Attacco coordinato a Deir al-Balah: feroci bombardamenti e avanzata delle truppe

Secondo quanto riportato dalla Bbc e da giornalisti locali, le forze terrestri israeliane hanno fatto il loro ingresso a Deir al-Balah partendo dal checkpoint di Kisufim, supportate da un’intensa copertura di artiglieria pesante e raid aerei. Decine di proiettili hanno colpito in particolare i quartieri di Abu al-‘Ajin e Hikr al-Jami’, mentre i video pubblicati sui social media mostrano lampi di esplosioni e il costante rumore degli spari durante l’avanzata delle truppe israeliane. La situazione ha costretto migliaia di residenti a fuggire verso la zona costiera di al-Mawasi, vicino a Khan Younis, considerata una delle poche aree relativamente sicure nel sud della Striscia.

Il piano di Eyal Zamir per il controllo totale di Gaza

Nel frattempo, il capo di stato maggiore israeliano, il generale Eyal Zamir, ha elaborato un piano per intensificare le operazioni militari nella Striscia di Gaza, con l’obiettivo di prendere il controllo completo del territorio. La notizia, riportata da Channel 12 e confermata da fonti vicine al governo israeliano, segna una svolta significativa nelle strategie militari di Israele contro Hamas, nel contesto del conflitto che prosegue da oltre un anno.

Secondo le fonti citate, il piano di Zamir rappresenterebbe un’alternativa alla cosiddetta “città umanitaria” di Rafah, proposta dal primo ministro Benjamin Netanyahu ma osteggiata dal capo di stato maggiore. L’idea centrale è che, qualora i negoziati per il rilascio degli ostaggi non giungano a un esito positivo oppure in caso di una tregua senza un accordo definitivo, l’esercito israeliano dovrebbe espandere il proprio controllo su porzioni molto più ampie della Striscia di Gaza rispetto a quelle attualmente occupate.

Il piano prevede un’impiego massiccio di truppe per un’occupazione prolungata, con l’intento di neutralizzare Hamas sul territorio e gestire direttamente la distribuzione degli aiuti umanitari, oggi monitorata da Israele ma gestita da organizzazioni internazionali. Questa strategia si discosta nettamente dall’approccio finora adottato dall’esercito, basato su attacchi mirati e incursioni limitate, e riflette la visione di Zamir, che proviene da una tradizione militare di guerra di terra e controllo territoriale.

Divergenze interne e posizione di Netanyahu

Nonostante la rilevanza strategica del piano, il quotidiano Israel Hayom ha riportato che Netanyahu ha bloccato la presentazione della proposta al Gabinetto di sicurezza, sottolineando una tensione interna nella gestione della guerra. Zamir, nominato capo di stato maggiore a marzo 2025 e noto per il suo approccio duro e per la stretta vicinanza politica a Netanyahu, è stato un protagonista degli attacchi più intensi degli ultimi mesi, come quello che ha causato oltre 400 morti in poche ore nella Striscia di Gaza.

Il premier Netanyahu, attualmente impegnato a guidare il Paese in quella che ha definito una “guerra di resurrezione” contro Hamas, ha ribadito che la pressione militare è condizione indispensabile per il rilascio degli ostaggi e la vittoria finale nella guerra. Tuttavia, l’attuazione del piano Zamir potrebbe segnare un ulteriore inasprimento del conflitto, con un impiego di forze israeliane su scala molto più ampia e un controllo diretto di Gaza che finora non era stato perseguito apertamente.

In questo quadro, le tensioni tra la volontà di una soluzione militare definitiva e le questioni umanitarie e diplomatiche restano al centro delle discussioni interne al governo israeliano e della comunità internazionale, mentre le operazioni nella Striscia di Gaza continuano a provocare una grave crisi umanitaria.

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