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Delmastro: “Rimpatrio Almasri con volo di Stato, scelta più logica e coerente”

Scelta politica accende il dibattito su giustizia internazionale: polemiche e indagini per il rimpatrio del libico accusato di crimini, coinvolta anche la CPI.

Marco Vesperini di Marco Vesperini

Mi chiamo Marco Vesperini, classe 1989, sono di Porto Sant’Elpidio, un paesino sulla costa marchigiana. Giornalista pubblicista, collaboro con Alanews dal 2023 e con ilfattoquotidiano.it dal 2016. Mi occupo principalmente di cronaca, politica e cultura

Roma, 18 luglio 2025 – La questione del rimpatrio di Osama Elmasri, noto anche come Almasri Njeem, continua a suscitare dibattiti politici e giuridici in Italia. Il sottosegretario di Stato alla Giustizia, Andrea Delmastro, ha difeso la decisione del governo di rimpatriare il militare libico con un volo di Stato, definendola una scelta politica “coerente e logica” in considerazione delle complessità legate al caso.

La gestione politica del rimpatrio di Almasri

Nel corso dell’evento “Parlate di mafia”, il sottosegretario Delmastro ha spiegato che la decisione di utilizzare un aereo italiano per il rimpatrio è stata motivata da ragioni di natura politica e di sicurezza. “Non penso sarebbe stato possibile rimpatriare Almasri con un aereo francese”, ha affermato, sottolineando come l’uomo, ritenuto responsabile di gravi crimini contro l’umanità e crimini di guerra nell’ambito della Situazione in Libia, abbia attraversato l’Europa fino a valicare illegalmente il confine del Brennero. Secondo Delmastro, l’arresto effettuato in Italia è stato caratterizzato da un’irritualità nella notifica, circostanza che ha portato i magistrati a disporre la sua scarcerazione.

A seguito di ciò, la scelta politica di prendere in carico Almasri e riportarlo in Libia con un volo di Stato è apparsa come la più coerente e opportuna. Sull’eventuale rimpatrio del socio di Almasri, Delmastro ha precisato che la decisione spetta alla Germania, evidenziando la necessità di lasciare che la giustizia tedesca gestisca il caso senza interferenze politiche.

Dettagli giudiziari e implicazioni internazionali

Il caso Elmasri ha coinvolto le autorità italiane e la Corte Penale Internazionale (CPI), che ha emesso un mandato di arresto internazionale il 18 gennaio 2025 per crimini commessi presso i centri di detenzione di Tripoli, in particolare nella prigione di Mitiga. Elmasri è accusato di crimini di guerra, tra cui tortura, omicidio, stupro e violenze sessuali, oltre a crimini contro l’umanità come persecuzione e detenzione illegale.

Il 19 gennaio 2025, al termine di un controllo nei pressi dello Juventus Stadium di Torino, Almasri è stato arrestato dalla DIGOS a seguito di un avviso rosso dell’Interpol. Tuttavia, la Corte d’Appello di Roma ha ordinato la sua scarcerazione il 21 gennaio per “irritualità dell’arresto”, dovuta alla mancata richiesta formale del Ministero della Giustizia, come previsto dalla legge 237/2012 che regola la cooperazione con la CPI.

A seguito della scarcerazione, il militare è stato espulso e rimpatriato in Libia con un volo di Stato italiano Falcon 900, una decisione che ha provocato polemiche e un’indagine formale della CPI sull’Italia per presunto mancato adempimento degli obblighi internazionali.

Il caso ha inoltre portato all’apertura di un’indagine presso il Tribunale dei Ministri italiano nei confronti di esponenti del governo, tra cui la presidente Giorgia Meloni e i ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, per ipotesi di favoreggiamento e peculato.

Nel frattempo, le autorità tedesche hanno posto in stato di fermo Khaled al Hisri, un altro alto esponente della milizia Rada legata ad Almasri, sempre su mandato della CPI per crimini umanitari commessi in Libia.

L’intera vicenda ha acceso i riflettori sulla necessità di una più efficace armonizzazione delle procedure di cooperazione internazionale in materia di giustizia penale, e sul rispetto degli obblighi degli Stati membri dello Statuto di Roma, sul quale si fonda la CPI.

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