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Leoncavallo, presidente Mamme Antifasciste: “Tre milioni impossibili da pagare, aspetto tutela legale”

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La presidente delle Mamme Antifasciste teme il pignoramento dopo l’ingiunzione del Ministero. Il Leoncavallo cerca soluzioni tra ricorsi legali e proposte del Comune.

Nicoletta Totaro di Nicoletta Totaro

Mi chiamo Nicoletta Totaro e sono nata ad Atessa, un piccolo paese tra il mare e le montagne abruzzesi, nell’agosto del 2001. Subito dopo il diploma, mi sono trasferita a Milano per intraprendere gli studi universitari con l’obiettivo di costruire una carriera nel campo del giornalismo. Durante il mio percorso accademico, ho collaborato con diverse realtà editoriali, iniziando nel settore dell’arte e della produzione di podcast, per poi avvicinarmi alla cronaca. Dal 2023, collaboro come videogiornalista con l'agenzia media Alanews. Parallelamente, sto completando gli studi magistrali in Politics, Philosophy and Public Affairs, durante i quali ho avuto l’opportunità di trascorrere un semestre in Germania

Milano, 15 luglio 2025 – Una vicenda che si protrae da oltre trent’anni continua a tenere sotto tensione il centro sociale Leoncavallo di via Watteau a Milano. L’ultima battuta riguarda la richiesta da parte del Ministero dell’Interno alla presidente dell’Associazione Mamme Antifasciste del Leoncavallo, Marina Boer, di risarcire una somma pari a tre milioni di euro, cifra già versata dallo Stato alla famiglia Cabassi, proprietaria dell’immobile, a titolo di risarcimento per il mancato sgombero del centro sociale.

La richiesta di risarcimento e le reazioni

Lo scorso novembre, il Tribunale aveva condannato il Ministero dell’Interno a versare circa tre milioni di euro alla proprietà per l’inadempienza relativa allo sfratto mai eseguito nonostante la sentenza. Tuttavia, ora il Viminale ha notificato un’ingiunzione di pagamento all’associazione, rappresentata da Marina Boer, che ha 74 anni e vive di pensione, chiedendo il rimborso della somma versata. “Come pensano di potersi rivalere? Io vivo di pensione”, ha spiegato Boer, manifestando la difficoltà nel far fronte a tale richiesta e il rischio concreto di un pignoramento dei suoi beni personali.

L’avvocato Mirko Mazzali, legale storico del centro sociale, ha aggiunto che “è giuridicamente difficile dimostrare che lo sgombero non sia stato effettuato a causa delle Mamme del Leoncavallo, un gruppo composto da donne con età media elevata”, e che la responsabilità sarebbe quindi da attribuire ad altri soggetti. Nel caso in cui Boer non dovesse pagare, il Viminale potrebbe intentare una causa civile per rivalersi della somma, lasciando ai giudici il compito di accertare le responsabilità.

L’attualità del Leoncavallo e le prospettive future

Il centro sociale occupa l’immobile dal 1994 ed è riconosciuto come un luogo storico per la città di Milano, simbolo di un’alternativa culturale e politica in un contesto urbano sempre più dominato da interessi economici e speculativi. Marina Boer, presidente dell’associazione, ha ricordato il forte legame con il Leoncavallo, dove ha svolto attività per quasi cinquant’anni, sottolineando l’importanza dello spazio come luogo di confronto e di idee.

Il capogruppo dem al Pirellone, Pierfrancesco Majorino, ha espresso la speranza che si trovi una soluzione rapida, mentre il capogruppo leghista Alessandro Verri ha condiviso la richiesta dello Stato, sostenendo che “non possono essere i cittadini italiani a pagare per colpa di chi ha vissuto abusivamente”.

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